imageNote sulle opere di Charles Darwin “l’origine delle specie” e “l’origine dell’uomo”

Introduzione.

Il contesto storico-sociale nel quale Charles Darwin elabora la teoria evoluzionista è quello dell’Impero britannico della metà del XIX secolo, dove da ormai cent’anni è consolidato quel processo di radicale cambiamento nella struttura economico-produttiva, passato alla storia come “Rivoluzione industriale”; ed è proprio dalla Rivoluzione industriale e dagli economisti e filosofi del periodo che inizieremo il nostro percorso che ci porterà a scoprire i fondamentali concetti della teoria di Darwin.
Insieme alla Rivoluzione industriale approfondiremo anche la conoscenza dei personaggi protagonisti della ricerca nei campi delle scienze naturali nei secoli XVII , XVIII e XIX.

Parte prima: La Rivoluzione Industriale

La “Prima Rivoluzione Industriale” è un fenomeno socio-economico che prende corpo a partire dalla metà del XVIII secolo, inizialmente in Inghilterra, si consolida nel corso del secolo successivo coinvolgendo altri paesi europei (Francia, Germania, Belgio, Olanda, Svezia, Russia) ed extraeuropei (Stati Uniti, Giappone, Canada).
I due secoli che precedono la rivoluzione industriale sono caratterizzati da un’altra importante rivoluzione, quella “agricola”; infatti sotto la spinta del forte incremento demografico nelle Fiandre e nel Brabante (Belgio), a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo, vengono sperimentati con successo nuovi metodi di produzione agricola (rotazioni triennali delle colture).
Grazie a questi metodi l’Inghilterra, tra le prime nazioni ad adottarli, può destinare un gran numero di contadini alle nuove mansioni richieste dalle nascenti industrie, perchè se da un lato le nuove tecniche agricole creano un eccesso di manodopera, dall’altro permettono una più consistente disponibilità alimentare.
La prima rivoluzione industriale è considerata a tutti gli effetti come la transazione dal Feudalesimo medioevale al Capitalismo moderno.
Le innovazioni tecniche e scientifiche che danno l’avvio alla rivoluzione industriale sono fondamentalmente due: il filatoio meccanico e la macchina a vapore.
L’Inghilterra diventa così l’artefice della rivoluzione industriale in quanto dispone di un immenso impero cui destinare l’enorme quantità di merci prodotte.

La prima rivoluzione industriale verte quindi su di un diverso metodo di produzione dei beni di consumo derivato da necessità demografiche e commerciali nonché da opportunità scientifico-tecnologiche, ma soprattutto verte su di una precisa strategia politico-economica, figlia dell’Impero Britannico, come figli dell’Impero Britannico sono coloro i quali ne caratterizzano il pensiero filosofico ed economico e di cui faremo un rapido riassunto:

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Adam Smith

1)    – Adam Smith  –  ( 1723  1790 )

Nonostante sia tra i maggiori filosofi scozzesi del settecento, Adam Smith è conosciuto soprattutto come economista, unanimemente come il primo degli economisti classici; fu lui infatti, a gettare le basi dell’economia politica classica.
Le teorie economiche sono una diretta conseguenza delle sue ricerche sull’uomo e sulla società, ricerche raccolte e pubblicate nel 1759 nell’opera “La teoria dei sentimenti morali”, nel periodo in cui era docente di filosofia morale presso l’università di Glasgow.
Il principio che emerge ne “La teoria dei sentimenti morali” è il sentimento della “simpatia”, che induce gli esseri umani a giudicare positivamente quelle azioni, proprie e degli altri, che contribuiscono ad armonizzare la società, e negativamente quelle che la ostacolano; la simpatia diventa dunque la capacità di ciascuno di immedesimarsi nei sentimenti e comportamenti altrui per ottenere apprezzamento.
Figlia di tale armonizzazione è la “coscienza morale” che non ha per Smith caratteristiche soggettive ma è derivata dal livello sociale raggiunto dal gruppo umano a cui si appartiene, una sorta di coscienza collettiva il cui livello di positività o negatività è funzione delle azioni personali.
Una coscienza sociale che inevitabilmente spinge la società verso la solidarietà e l’integrazione, una sorta di mediazione naturale finalizzata ad “armonizzare” l’apparente divergenza tra la socialità e l’egoismo.
Questo principio di armonizzazione è anche alla base dell’opera più importante di Smith:
“Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni”, pubblicato nel 1776.
La divisione del lavoro è il principio da cui Smith parte per analizzare tutti i complessi fenomeni sociali ed economici che contribuiscono al livello o tenore di vita di una nazione, quindi alla sua ricchezza.
Gli aspetti più importanti che emergono da queste sue riflessioni sono quelle legate al liberismo economico, alla funzione dello stato, alla legge della domanda e dell’offerta, al valore delle merci, allo sviluppo dei mercati e, cosa più importante, a quel fenomeno impalpabile e impercettibile cui ha dato il nome di  “ mano invisibile”, con la quale definisce la naturale propensione dei mercati e dell’economia ad armonizzare gli squilibri che di volta in volta si vengono a creare in virtù di vari fattori.
Una sorta di “legge naturale” finalizzata all’interesse generale attraverso la realizzazione di un ordine sociale.
Smith fu il primo economista che rivendicò la fondamentale funzione del  “liberismo economico” sganciato da qualsiasi controllo sociale, ritenuto non necessario, in virtù dell’azione della “mano invisibile” quale autocontrollo naturale nella vita socio-economica di una nazione.
Appare chiaro come Smith, per primo, dia all’economia dei caratteri prettamente scientifici regolati da precise leggi (domanda e offerta, valore di scambio, ecc).

Jeremy Bentham

Jeremy Bentham

2)    – Jeremy Bentham  –  ( 1748  1832 )

Filosofo e giurista, in quest’ultima veste influenzò le scelte di molti paesi europei impegnati nella restaurazione post napoleonica.
La sua opera più importante è “Introduction to the principles of Moral and Legislation”, pubblicata nel 1789, in cui si consolida quel “principio utilitarista” che lo accompagnerà per tutta la vita;
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secondo il quale, la condotta dell’essere umano è finalizzata esclusivamente al raggiungimento della felicità.
Cito Diego Fusaro:
“ Il principio utilitaristico diventa così, sia la base della morale che del diritto, e di conseguenza della legislazione, la quale dev’essere sottratta alle norme teoretiche del cosiddetto diritto naturale, e guidata unicamente dall’intento di realizzare – la maggior felicità possibile per il più gran numero”
Secondo Bentham, anche la definizione di “obbligo morale” è una necessità indispensabile al conseguimento del bene individuale e collettivo; l’utilitarismo, quindi, è il principio guida  cui tutta la società deve fare riferimento.
Bentham come Smith, applica la matematica alle scienze sociali, l’utilitarismo, ed il suo fine sociale la “felicità dell’uomo”, diventa con Bentham un parametro matematico calcolabile.
Bentham al contrario di Smith, non è un liberista, anzi vede nel liberismo economico un ostacolo al conseguimento del bene comune; il liberismo,  guidato dall’egoismo, non potrà mai portare vantaggi alla società per cui deve necessariamente essere limitato o penalizzato.

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Thomas R. Malthus

3)    – Thomas R. Malthus  –  ( 1766   1834 )

Professore di economia politica nel collegio di Haileybury, nel 1803 pubblicò la sua opera più famosa “Saggio sul principio di popolazione”, a cui seguirono opere di carattere prettamente economico come: “Ricerca sulla natura e sul progresso della rendita” 1815, “Principi di economia politica” 1820, “La misura del valore” 1823, e “Definizioni di economia politica” 1827.
Il “Saggio sul principio di popolazione” rimane una delle opere più controverse nella storia degli studi sociali, le analisi su come inquadrare la teoria malthusiana si scontrano tra loro ancora oggi esattamente come alla sua pubblicazione, più di 200 anni fa.
La teoria di Malthus si basa su di una considerazione e deduzione di carattere sociale riguardo la sostenibilità delle risorse alimentari del pianeta, rispetto alla crescita demografica, suffragate da una  osservazione matematica che mette a confronto la crescita della sussistenza alimentare (constatata avvenire in progressione aritmetica 1-2-3-4-5-6 ecc.), rispetto alla crescita della popolazione (constatata avvenire in progressione geometrica 1-2-4-8-16-32 ecc), di qui l’inconciliabilità tra i due parametri e di qui le controverse proposte di Malthus sul controllo della popolazione (controllo delle nascite, controllo sociale sui poveri, guerre e carestie come naturale rimedio alla sovrapopolazione).
Egli in questo modo diventa il precursore del liberismo più sfrenato, estrapola brutalmente le osservazioni sui comportamenti e gli equilibri nel mondo animale, adducendole come soluzione per i problemi della società umana; le sue considerazioni sociali racchiuse nel famoso “prevalgono i più forti, soccombono i più deboli”, diventano il cavallo di battaglia di quanti nel mondo economico e politico, vedono nella sovrapopolazione e nei poveri un ostacolo allo sviluppo ed al progresso.

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