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Gabriella Carlizzi

Articolo tratto dal Blog di Paolo Franceschetti:

Avrei voluto essere al funerale di Gabriella, ma sono in Germania, troppo distante, e per giunta in moto. Il mio modo di stare accanto a Gabriella sarà quindi quello di scrivere due righe per spiegare la sua figura.

Gabriella Carlizzi è un personaggio particolare, controverso, pieno di contraddizioni. Scomoda come nessun altro, ma con meriti che nessun altro ha mai avuto.
Lei è, e resterà, un personaggio unico nel panorama del giornalismo investigativo, perché ha cambiato per sempre il mondo del cosiddetto “complottismo”.
Prima di lei, tale mondo era dominato da Icke, il quale scrive moltissimo, ma non dimostra mai, fonti alla mano, le basi delle sue affermazioni, che pure sono in larga parte veritiere e corrette; infine, si presta purtroppo ad essere screditato, nel momento in cui afferma che al vertice della massoneria ci sia una razza di rettili.
Con lei il mondo del giornalismo investigativo si è dovuto confrontare con una realtà nuova, in quanto per prima ha dato un nome ben preciso all’organizzazione che è ai vertici della piramide massonica: Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro.
Gabriella per prima ne ha descritto il modus operandi, individuando i principali delitti da attribuire a questa organizzazione.
Prima di lei nessuno aveva mai neanche immaginato che dietro alle stragi italiane, e a molti delitti di sangue, ci fosse un’organizzazione unitaria, e quei pochi che si erano avvicinati alla verità erano morti prima di poterla esternare.
Nelle vicende di sangue della storia giudiziaria italiana, quindi, può individuarsi uno spartiacque: prima di lei si brancolava nel buio, e taluni (come me), pur individuando spesso una stessa tecnica operativa dietro a vicende diverse, non riuscivano a capire quale fosse il nesso. Mancava, insomma, la chiave di volta del sistema.
Dopo di lei questa regia unica (l’entità come l’ha definita Veltroni) ha avuto un nome, una storia, e se ne sono potuti individuare i componenti e le tecniche operative.
Nessuno meglio di lei sapeva descrivere, con poche parole (talvolta con delle battute o delle prese in giro all’interlocutore) il funzionamento del sistema.
Voglio quindi raccontare alcuni episodi, che meglio di ogni altro possono servire per far capire sia quanto lei conoscesse bene i meccanismi operativi della piovra che ammorba la vita di tutti i cittadini, sia di come riuscisse talvolta a descriverli con efficacia esemplare (perlomeno a voce, non avendo invece, nello scritto, la stessa identica efficacia).

Incontrai Gabriella il 23 dicembre del 2007.

Avevo letto il suo libro “Gli Affari Riservati del Mostro di Firenze” e non ci avevo capito molto.

Dopodiché avevo scritto l’articolo “Il Mostro di Firenze, quella piovra che si insinua nello stato”. In quell’articolo elencavo i testimoni morti nella vicenda fiorentina, e dicevo una cosa molto semplice e anche banale per certi versi: una simile strage non può essere stata compiuta da un killer isolato. Nominavo di sfuggita la Rosa Rossa, ma quasi per caso, perché all’epoca le teorie della Carlizzi mi parvero fantascientifiche.
Lei mi telefonò e ci incontrammo, insieme a Solange.
Quel giorno mi disse che la Rosa Rossa non poteva essere nominata, e chi lo aveva fatto in genere era morto; e che quindi la mia vita era in pericolo; in alternativa avrebbero cercato di arrestarmi.
Mi disse che dopo aver scritto quell’articolo forse mi avrebbero ucciso o arrestato, perché nominare la Rosa Rossa equivaleva a morire.
Quando io le obiettai che avevo scritto un semplice articolo, perlopiù senza neanche approfondire un gran che, ma limitandomi a leggere tre libri in tutto sul mostro di Firenze (tre!!!) lei mi rispose che era da molto che eravamo nel mirino dell’organizzazione.
– Io? Le dissi? Ma che centro io? Perché dovrei essere nel mirino di quest’organizzazione se non ho mai fatto nessuna mossa processuale? –
– Non è così – mi rispose Gabriella. Hai fatto una denuncia ad un magistrato, che, anche se ha archiviato, comunque è nell’organizzazione. E per quale motivo pensi che ti abbiano sabotato la moto? Inoltre controlla tra le tue carte. Se questo magistrato ha archiviato deve averti inviato una lettera firmata in verde, scritta in inchiostro verde, con altre simbologie di non facile lettura, ma in cui comunque troverai molte cose anomale se le leggi attentamente. E se ricevi una lettera del genere, quella è la condanna a morte della Rosa Rossa. Quindi non hai scampo. –
Effettivamente il magistrato cui avevo fatto l’esposto tempo addietro mi aveva mandato una lettera a casa, scritta a mano e in verde, con cui mi comunicava che l’esposto sarebbe stato archiviato. Non essendo stata richiesta alcuna comunicazione e trattandosi di un esposto, questa lettera era assolutamente superflua.
Mi spiegò che l’unico modo per sperare di sopravvivere era occuparmi ufficialmente di delitti e misteri. E continuare a scrivere, affinché la mia morte avesse fatto più casino possibile. Ma questa era l’unica possibilità di salvarmi.

– Ma con che scusa mi dovrebbero arrestare, dissi io?
E lei:
– Depistaggio nei delitti del Mostro di Firenze.
– Depistaggio? – risposi io – ma non è possibile. Per un articolo….
– No, – mi disse lei – Il problema è che tu qualche anno fa difendesti in giudizio una ex fidanzata del Narducci, e quindi verrai accusato di sapere delle cose, e di occultare prove. –
A quel punto rimasi di stucco. A parte che non ho mai capito come faceva Gabriella a sapere questo particolare della mia vita professionale, che lì per lì non ricordavo neanche io. Ma soprattutto, pensai, ci vuole una bella fantasia per associare le due cose e trarne un’accusa di depistaggio. La ex fidanzata di Narducci era stata mia cliente, sì, ma il loro rapporto era durato tre mesi, all’età di 18 anni. Cioè quando Narducci era un ragazzino e quindi ancora non poteva sapere nulla di quello che sarebbe successo in futuro. E tantomeno poteva saperlo la ex fidanzata.
– Bello mio – disse lei – se ti vogliono incastrare ti incastrano, che sia vera o no l’accusa. Quelli sanno tutto di te. E tu, con la tua ingenuità, non vai da nessuna parte.

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Gabriella Carlizzi

A me pareva fantascienza. E le dissi infatti “ma questo a me pare un film di fantascienza”.
A quel punto lei mi descrisse il sistema in cui viviamo con poche parole che non dimenticherò e che vi ripropongo, perché credo che poche parole siano più efficaci per capire come funziona il sistema in cui viviamo.
“Non è fantascienza. Il sistema deve essere fatto da persone che siano apparentemente l’una contro l’altra per dare un illusione di democraticità, ma in realtà il vertice è unico.
Se tu hai dei documenti importanti e scottanti che riguardano, ad esempio, il capo del governo, da quale giornalista andresti a portarli? A Vespa? A Fede?
No, andresti da Travaglio, da Santoro.
Se tu volessi portarli ad un politico, da chi andresti? Da Bondi, da Dell’Utri? Certamente no, andresti da Bertinotti, Veltroni, magari Bossi.
E se volessi portarli ad un magistrato? Andresti da XXXX che ha sempre archiviato tutto? No, faresti come hai fatto tu, andresti da un magistrato famoso per il suo impegno nell’antimafia.
Ed è lì che sei morto. Il giorno dopo ti ritrovano morto in un incidente, e nessuno immaginerà mai il perché.
Devi sapere che la realtà è molto superiore rispetto alla fantasia; il punto è che se qualcuno infatti scrivesse in un romanzo la verità, non glielo farebbero pubblicare. Lo ucciderebbero prima”.

Questo racconto, con le sue parole, descrive meglio di ogni altro articolo il funzionamento del sistema in cui viviamo.
Aveva, insomma, una conoscenza dei modi e dei tempi del nostro sistema e dei nomi, che nessun altro aveva.
Talvolta è bastata una sua parola per farmi capire ciò in cui non riuscivo da solo in mesi e mesi in cui mi scervellavo.
Qualche tempo fa, ad esempio, un avvocato molto noto, famoso per essere il difensore di un noto boss della mafia, chiese un incontro con me e Solange a Firenze. L’appuntamento era fissato per il 3.3.2010 a Firenze, ma pochi giorni prima io e Solange abbiamo iniziato ad avere dei sospetti. Dopo aver fatto una serie di verifiche ci convincemmo che era una trappola e abbiamo disdetto l’appuntamento la sera prima. L’atteggiamento successivo dell’avvocato (che non ha più risposto alle mie mail né alle mie telefonate) ci ha confermato che era una proprio trappola, ma non riuscivo a capire di che tipo fosse e cosa potessero volere da me. Abbiamo consultato diverse persone, ma le risposte non ci convincevano. “Volevano informazioni” diceva qualcuno (ma la cosa non era credibile, perché per prendere informazioni da noi basta leggere il blog o leggerci le mail, senza bisogno di organizzare un incontro a tu per tu); “volevano uccidervi” dicevano altri; ma anche questa spiegazione non mi convinceva perché una cosa del genere possono farla in qualsiasi momento, ovunque, senza organizzare una messinscena come quella, e per giunta per mezzo di un nome famoso e altisonante.

Dopo qualche giorno telefonai alla Carlizzi e le dissi: “Senti Gabriella, l’avvocato XX mi aveva chiesto un incontro ma io poi non sono andato. Secondo te che voleva?”

E lei:
“Ma sei matto? Guarda che XX non è solo un avvocato di mafia; è l’avvocato di alcuni noti personaggi della Rosa Rossa, ed è nella RR lui stesso. Probabilmente ti avrebbero fatto scomparire nel nulla. Ti hanno dato appuntamento in un posto fuori Firenze, magari in un autogrill?”

“Si – ho risposto – proprio in un autogrill, dopodiché dovevo salire nella loro auto e andare con loro”.

“Allora non saresti più tornato. Sai, ucciderti oggi sarebbe difficile, la cosa desterebbe troppi sospetti. Ad un incidente non crederebbe nessuno. Il modo migliore è creare un mistero per la tua scomparsa. Pensa che titoloni: “Mistero sulla scomparsa dell’avvocato Franceschetti. Chi era in realtà l’avvocato Franceschetti?” Del resto quell’avvocato e le persone che difende sono gli stessi che hanno fatto scomparire Narducci. Stessa tecnica e stesse persone. Non hanno neanche molta fantasia. Ma come ti è venuto in mente di andare ad un appuntamento del genere?”
“Ma non immaginavo che XX difendesse persone della RR. I giornali non ne parlano quasi mai”.
“Certo che ne parlano poco. Se no come farebbero a tirare trappole agli allocchi come te?”

Aveva, insomma, una conoscenza notevole dei personaggi, dei loro ruoli, dei loro sistemi. Le bastava poco per inquadrare una situazione, per prevedere le reazioni.
Non per niente previde con un mese di anticipo il delitto di Cogne.

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Gabriella Carlizzi

Gabriella Carlizzi

In questi anni il nostro rapporto è stato spesso tormentato e controverso. In effetti io mal digerivo alcuni aspetti del suo carattere, trovavo troppo misteriose alcune cose, e mi irritavo perché non riuscivo a spiegare alcuni aspetti del suo operato; ci siamo attaccati duramente con accuse reciproche anche gravi. Rimane traccia di queste nostri liti in alcuni articoli del mio blog e del suo sito. In un’occasione arrivò persino a farmi chiudere il forum Poteri Occulti.
Molti allora mi domandano come mai, dopo le accuse che mi ha mosso e queste liti, ho sempre continuato a parlarne bene, sono andato a trovarla quando stava male, e perché scrivo ora un articolo del genere. La risposta è semplice, e in realtà già l’ho data.
Il punto è che al di là dei difetti o delle incomprensioni reciproche, Gabriella ha avuto e avrà sempre il grandissimo e unico merito di avermi aperto gli occhi. Ha avuto e avrà sempre il grandissimo merito di essere la prima che ha capito il disegno unitario e la regia unica dietro alla maggior parte dei delitti che ci propinano in TV. Ha aperto una strada nuova, per prima, e con grande coraggio.
E quel 23 dicembre in cui la conobbi per me segna uno spartiacque nella mia vita, perché la mia visione delle cose è cambiata radicalmente da quel giorno, trasformando completamente il mio modo di pensare, di fare, e di parlare.
D’altronde le nostre liti e i nostri scontri sono giustificabili, in quanto ad occuparsi di certe vicende si finisce per dubitare pure della propria ombra. Logico quindi che quando io presi le difese delle proprietarie della famosa Villa degli orrori di San Casciano, lei non capì la mia mossa e mi attaccò. Peraltro avrei scoperto più tardi che aveva ragione lei e che tutta l’operazione era una presa in giro nei miei confronti.
Io da parte mia non capivo certi suoi modi di fare, che tolleravo a fatica.
Tempo fa un criminologo, contrario alle idee di Gabriella, mi disse: “Ma tu perché dai retta ancora alla Carlizzi, che dice un mucchio di cazzate e dice di parlare con la Madonna?”.
Risposi: “Forse la Carlizzi dirà anche delle cazzate, ma credo che nessuno dica solo cose esatte. D’altronde se l’alternativa alla Carlizzi è il Corriere della Sera, o i TG nazionali, che di cazzate ne dicono molte di più, meglio la Carlizzi. Pensa, persino tu potresti dire delle cose esatte, ogni tanto, e Gabriella è riuscita a scoprire ciò che nessuno ha mai scoperto”.
Ma, credo, le contraddizioni e le stranezze del suo carattere sono poi quelle stesse caratteristiche che le hanno permesso di restare in vita lì dove invece altri avevano trovato la morte per molto meno.
Anzitutto, infatti, era abbastanza imprevedibile ed istintiva. Dava appuntamenti che poi disdiceva, cambiava orari e abitudini, il che rendeva difficile organizzare qualcosa come un incidente.
Inoltre girava sempre con due angeli custodi, Elisa e Matteo, che la seguivano come un’ombra. In genere le persone scomode vengono eliminate simulando suicidi, o finte rapine, ma sarebbe risultato difficile simulare un triplice suicidio, o una rapina in cui per sbaglio venvano fatte fuori tre persone.
Un altro suo punto di forza era la sua famiglia. Conoscendo il marito Carmelo e i suoi figli, si capiva che la adoravano e si capiva che avrebbero fatto qualsiasi cosa per lei. Non esagerava, quindi, quando nei suoi articoli parlava dell’amore di suo marito e della sua famiglia. Ed è stato quell’amore che le ha permesso di girare il mondo con le sue imprese stravaganti, sicura di avere un forte nucleo di persone che la appoggiava sempre e comunque.
Era quindi protetta da un nucleo di angeli, che le hanno permesso di arrivare lì dove altri non erano mai arrivati.
In futuro verranno altri presunti esperti, molti depistatori, giornalisti, investigatori, ecc…, che si approprieranno del suo lavoro, che cercheranno di distruggerlo in alcuni casi, e che seguiranno comunque la sua strada. Ma lei resterà sempre la prima.
A me Gabriella non mancherà. Mancherà a Carmelo, ai figli, ad Elisa e a Matteo, che verranno privati della quotidianità che avevano con lei. Io dal canto mio continuerò a sentirla vicina, continuerò a leggere i suoi scritti, che spesso rileggo diverse volte trovando spunti nuovi, e continuerò a portare avanti il suo lavoro e le sue ricerche. Quindi, per me, sarà una presenza sempre costante.

Noi buddisti, poi, abbiamo il concetto di Bodhisattva. Bodhisattva è quell’anima che si reincarna per portare a termine un compito ben preciso, utile a chi gli sta intorno; il compito però è spesso duro, e per questo motivo questi Bodhisattva se ne vanno spesso prima degli altri, perché sono stanchi e il loro lavoro è stato spesso molto duro. Se ne vanno però lasciando un marchio indelebile nella società e nella storia, e continuando a vivere nel ricordo e nell’opera di quelli che gli succedono.
Gabriella era una bodhisattva, e sono sicuro che ogni tanto tornerà a trovarci, e molti di noi sentiranno ancora la sua presenza.

Ciascuno di noi la sentirà in modo diverso; qualcuno la sentirà rileggendo i suoi scritti; i familiari aggirandosi tra le cose a lei care, col pensiero, con gli insegnamenti che avranno ricevuto.
Io la sentirò nella parole che dirò, negli articoli che scriverò, e anche nel mio modo di pensare; spesso, ad esempio, utilizzo le sue parole; il racconto di Gabriella di Vespa, Fede, Travaglio e Santoro, ad esempio, lo ripeto di frequente quando devo descrivere con efficacia il sistema, e uso le sue stesse identiche parole.
La sua presenza si sentirà un giorno, quando questi meccanismi di potere saranno portati alla luce, e quando tutti, massoni e non, cittadini comuni o politici, cattolici, buddisti, massoni, capiranno che il sistema nuoce a tutti, non solo alle vittime dichiarate, perché, come lei mi ha fatto capire, la Rosa Rossa uccide prima di tutto le persone che di quest’organizzazione fanno parte o che sono ad essa collegate.
E quando un giorno molto lontano, a livello politico e giudiziario, verra riconosciuta l’esistenza di un’organizzazione al vertice della piramide massonica, e a questa organizzazione verrà dato un nome, e tutto ciò diventerà di dominio pubblico, quel giorno la sua presenza sarà più forte che mai, perché la strada l’ha aperta lei.

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