di Wallace Thornhill
Pubblicato il 29 Ottobre 2009 sul sito “www.holoscience.com”, titolo originale “Electric Sun Verified”
“E’ possibile, che un sorprendente nuovo sviluppo della cosmologia, ci stia attendendo ? E’ possibile, che dopo 500 anni la cosmologia si estenda oltre le opinioni nostre e di Newton ?
Fred Hoyle – The Nature of Universe.

La sonda IBEX (Interstellar Boundary Explorer) della NASA, ha elaborato le prime mappe complete (vedi immagine sotto) dell’ambiente limite tra l’eliosfera e lo spazio interstellare. Prima dei rilievi di IBEX, la zona era stata monitorata dalle sonde Voyager 1 e Voyager 2, che vi erano transitate rispettivamente nel 2005 e nel 2007, effettuando rilievi strumentali, i cui dati fino a quel momento erano gli unici disponibili per quell’estremo lembo del sistema solare. I ricercatori sono rimasti sbalorditi dai risultati della sonda IBEX, non previsti da nessuna teoria (e non rilevati dagli strumenti dei Voyager), che riferiscono l’esistenza di un lungo nastro sinuoso e luminoso di origine sconosciuta. Nonostante l’indubbio valore, i rilievi forniti da IBEX, hanno sollevato più quesiti di quanti ne avrebbero dovuti risolvere; tuttavia la scoperta si adatta perfettamente al modello elettrico delle stelle.

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Gli strumenti di rilevazione, di cui è dotato IBEX, controllano, da un’orbita terrestre, il limite esterno dell’eliosfera, attraverso le emissioni energetiche degli atomi neutri (ENA – Energetic Nuetral Atoms).
I primi rilievi strumentali, hanno sollevato problematiche sorprendenti per i ricercatori, che così si sono espressi:  “La cosa veramente sconvolgente è la presenza di questo nastro”, ha detto David McComas, coordinatore del progetto IBEX, presso il Southwest Research Institute di San Antonio, Texas.
Ci si aspettava che il vento solare, soffiando contro i limiti dell’eliosfera, facesse variare tra il 20 ed il 30% le emissioni ENA; ma il nastro scoperto ha emissioni 10 volte più intense, e talmente luminose da far sembrare in fiamme la Via Lattea. “ Le particelle cariche, si sono evidentemente raggruppate lungo il nastro, al limite dell’eliosfera”, ha detto McComas,  “… come si siano raggruppate, resta un mistero, e le nostre precedenti idee sull’eliosfera, dovranno essere riviste”. “Le previsioni sul comportamento dell’eliosfera, sono di fatto volate via completamente, … è stupendo, si è aperto un nuovo genere di astronomia”, ha precisato Neil Murphy, fisico, presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, California.
A commento dei risultati delle missioni Voyager 1 e 2, nel Settembre 2006 scrissi: “Le previsioni degli scienziati NASA, non si sono rivelate esatte, perché è errato il loro modello di “fronte d’urto” (termination shock) del vento solare. La zona limite che i Voyager hanno raggiunto, risulta avere una struttura più complessa del previsto, che non può essere l’effetto di un semplice impatto meccanico.
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Il laboratorio di fisica applicata della “John Hopkins University” che coordina la missione “Cassini-Huygens”  ha divulgato i rilievi ENA dell’area del sistema solare compresa tra l’eliopausa e il fronte d’urto del vento solare, chiamata heliosheath (vedi immagini sopra); elaborando un’immagine dell’eliosfera (schema di destra) e mettendola a confronto con quella convenzionale prevista dalle teorie correnti (schema di sinistra).
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L’immagine convenzionale dell’interazione tra l’eliosfera e lo spazio interstellare, assomiglia al fronte di pressione, che si crea in atmosfera prima del “bang” supersonico. I cosmologi dicono che la “bolla magnetica” dell’eliosfera, protegge come un bozzolo tutti i pianeti del sistema solare durante la migrazione di quest’ultimo all’interno della Via Lattea.
Ma l’immagine sopra riportata, non è corretta, perché in essa manca completamente la rappresentazione della guaina di plasma di Langmuir; è uno schema non reale, perché elettricamente inerte.
IBEX ha scoperto che la zona all’interno dell’eliosfera, chiamata “heliosheath”, compresa tra l’eliopausa ed il fronte d’urto del vento solare,  non è dominata dal Sole, ma dal campo magnetico della galassia. Dal momento che il campo magnetico della galassia, traccia la direzione delle correnti elettriche che fluiscono in prossimità del Sole, quanto rivelato da IBEX è una conferma del modello elettrico di galassie e stelle, all’interno della teoria cosmologica del plasma.
Il modello cometario dell’eliosfera, sembra confermato osservando alcune immagini, fornite dalla NASA, di stelle la cui eliosfera (ridenominata dalla NASA “astrosfera”), assomiglia ad una cometa.
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Ma tale modello appare errato, in quanto non è stata confermata l’ipotesi che le eliosfere di  “tutte” le stelle abbiano questa forma.
I fenomeni cometari, non sono il risultato di una semplice interazione fluidodinamica, cioè meccanica, di un oggetto che attraversa un gas rarefatto; questo perché le comete si manifestano con tale forma, relativamente alla loro natura elettrica, essendo il nucleo assimilabile ad un catodo negativo, che si muove attraverso la scarica (positiva) di plasma del Sole.
Gli esempi di stelle “cometarie”, come abbiamo già detto, sono insoliti, questo perché le stelle sono normalmente un anodo positivo, nella scarica (positiva) di plasma della galassia; quindi visto che caratteristicamente i catodi (comete o astrosfere) tendono ad emettere materia durante l’attraversamento delle scariche di plasma stellare o galattico, formando le spettacolari code, quando l’eliosfera di alcune stelle assume una forma cometaria, è perché siamo di fronte ad un processo di attrazione elettrica della stella verso il centro della galassia, dovuto al fatto che questa, ha una polarità opposta (catodo) alla normale polarità (anodo) della maggioranza delle stelle. E’ quindi un errore assumere il modello cometario (astrosfera) come caratteristica di “tutte” le stelle.
Tuttavia, è un più grave errore concettuale , invocare venti stellari o galattici, quali cause di formazione delle “code” cometarie. Astrosfere e comete sono fenomeni riconducibili alle scariche di plasma galattico o stellare e le loro forme sono governate esclusivamente da forze elettrodinamiche, all’interno della teoria dell’Univeso Elettrico. Le discussioni sul vento galattico e sulle forze magnetiche esterne che dominano e modellano l’eliosfera, evidenziano un curioso silenzio da parte degli astrofisici sull’argomento.
Hannes Alfvén predisse una crisi nella cosmologia, ma sono sicuro che non avrebbe mai immaginato che in questo mondo di comunicazione globale, si dovesse attendere più di un secolo per vedere l’alba di una rivoluzione scientifica. I cosmologi, scontano la loro posizione di “iperspecialisti” all’interno di una “iperspecializzazione”, quale è la cosmologia; questa situazione  si oppone alla comunicazione e all’indagine interdisciplinare, necessarie per ricomporre il “nuovo quadro” della cosmologia. A nessun scienziato piace ammettere che la propria scienza è in crisi.
Per una prospettiva più dettagliata sulla crisi dell’Astrofisica, consiglio il mio articolo dell’Aprile 2007 dal titolo “ The astrophysical crisis at red square”, dove ho scritto: “Alfvén ha aperto la strada al concetto di “circuito elettrico stellare” ed il suo schema di collegamento appare essenzialmente corretto ma incompleto, perché non mostra il collegamento della stella al circuito della galassia”.
Alfvén ha osservato: “ le correnti stellari si chiudono a grandi distanze, ma non sappiamo dove”. I cosmologi del plasma hanno fornito la risposta, tracciando una mappa delle correnti che fluiscono lungo i bracci delle galassie a spirale.
E’ un piccolo ma importante passo, per dimostrare che tutte le stelle sono il fuoco degli effetti “ Z-Pinch” all’interno di una scarica galattica. Normalmente le correnti che fluiscono all’interno dei filamenti di plasma non permettono di evidenziare la configurazione geometrica delle connessioni, nelle spettacolari stelle “iperattive”, così come teorizzato dalla cosmologia del plasma; tranne che nella “Supernova 1987A”.

La cosmologia non è ancora riuscita a dare una spiegazione soddisfacente sull’origine della “Supernova 1987A”, chiamata anche “corona di perle”

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Nel 2005 ho spiegato come tutti e tre gli anelli della Supernova 1987A, fossero riconducibili ad effetti Z-Pinch di plasma stellare (vedi schema sopra). Lo schema di sinistra rappresenta la simulazione dell’effetto Z-Pinch in una galassia, nello schema centrale si evidenziano i dettagli delle correnti di Birkeland concentriche all’interno dei filamenti di plasma, il “witness plate” che nasce dai filamenti delle correnti galattiche di Birkeland, in quel cilindro in cui si forma la materia, nel disco espulso e proveniente dalla stella presso il fuoco della supernova 1987A  . Le perline luminose danno l’impressione di un anello di proiettori dietro ad una tenue nuvolosità. La tendenza ad accoppiare punti circolari luminosi, ed il tasso di espansione estremamente lento dell’anello equatoriale, suggeriscono che il modello Z-Pinch sia corretto.
Normalmente una stella sarà caratterizzata dallo stesso ambiente che determina l’effetto Z-Pinch di una supernova, ma ad un livello energetico estremamente più basso.
Per questo motivo gli astronomi, invece di un anello brillante di luci, rilevano nell’eliosfera del sistema solare, un nastro luminoso di atomi energetici neutri (ENA), causato dalla modesta eccitazione che accompagna le emissioni del vento solare e dal locale effetto Z-Pinch galattico.
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L’immagine del diagramma sopra indicato, mostra una sezione trasversale dell’ambiente elettrico del sistema solare; l’asse centrale verticale (Central Z-Pinch Current Column), rappresenta il filamento lungo il quale si genera l’effetto Z-Pinch stellare originato dal Sole. Non sappiamo ancora se esistono degli strati doppi all’interno o all’esterno dell’eliosfera e non conosciamo il diametro del cilindro originato dalle interazioni del vento solare con i filamenti galattici di plasma (Z-Pinch Filament).

Questo diametro, per quanto riguarda la Supernova 1987A, è nell’ordine di un anno luce, il che renderebbe a sua volta il diametro dell’eliosfera 600 volte più piccolo! Da notare che, come un corpo rotante elettricamente carico, il campo magnetico del Sole non è allineato con il campo magnetico e con l’asse dello Z-Pinch interstellare. Solo il campo magnetico del Sole ha influenza all’interno dell’eliosfera, modulato però dalle correnti galattiche. Gli “strati doppi” di Alfvén (Dls), sono stati inclusi, benchè la loro distanza dal Sole sia sconosciuta. Gli “strati doppi” si generano all’interno delle correnti trasportate dal plasma, e proprio nel plasma avvengono le separazioni di carica che producono l’altissimo voltaggio caratteristico.
Il modello Z-Pinch, offre una semplice spiegazione per il “nastro gigante” che avvolge l’eliosfera. Lo Z-Pinch è naturalmente allineato con il campo magnetico interstellare. Gli ioni del vento solare sono dispersi e neutralizzati dagli elettroni provenienti dai filamenti delle correnti (galattiche) di Birkeland, per formare gli atomi neutri energetici ( ENA ), in arrivo dall’anello Z-Pinch, che è un anello gigante attorno al sistema solare ed ortogonale al campo magnetico interstellare.
Il circuito elettrico dell’eliosfera del Sole, è collegato alla galassia per mezzo della colonna centrale (Central Z-Pinch Current Column – nel diagramma) e al disco di particelle cariche (Disk of Charged Particles fron the Sun – nel diagramma). Il percorso delle correnti elettriche è tracciato dai campi magnetici.
Campi magnetici elicoidali “aperti” in uscita dai poli del Sole, sono stati scoperti dalla sonda Ulisse, confermando così il modello di circuito stellare di Alfvén. E sembrerebbe che il vento solare si colleghi, al disco più largo di particelle cariche sull’eliosfera.
Dovremmo sicuramente attendere che i ricercatori abbiano a disposizione una maggior mole di dati, per trovare nel “nastro ENA”, nelle strutture filamentose, nel movimento dei punti luminosi coerenti con la rotazione delle coppie di filamenti delle correnti di Birkeland, la loro possibile coalescenza.
The Science Journal, riporta l’opinione di uno dei ricercatori: “Definire la vera forma dell’eliosfera, richiederà molto tempo, …..questa forma è sicuramente compresa tra due estremi, quello della cometa ideale e quello della bolla pura; ma per capire la forma i ricercatori dovranno prima capire come si forma il “nastro”. Per ora, hanno maturato di non avere “alcun dubbio”, che il vento galattico ed il campo magnetico interstellare, siano le forze dominanti che modellano l’eliosfera. Avranno comunque e sicuramente altre “sorprese”, se persisteranno a non considerare fondamentali le forze elettromagnetiche nell’Universo.
I ricercatori, tramite le osservazioni ENA, hanno capito che i cambiamenti dell’inclinazione del vento solare sono strettamente correlati ai picchi di massima intensità dell’undecennale ciclo delle macchie solari. Tali osservazioni sono molto importanti. Il ciclo solare è controllato dal suo Z.Pinch galattico locale, per cui qualsiasi variazione ENA, può fornire indizi sulla variabilità quasi-ciclica del circuito che fornisce potenza elettrica DC (corrente continua) al Sole o al “ciclo solare”. La “luminosità” degli atomi energetici neutri (ENA), dovrebbe probabilmente variare, al di fuori delle fasi del ciclo solare.
Riferendosi al suo modello di “circuito solare”, Alfvén nel 1984 predisse che esistono due strati doppi collegati ai poli, e a qualche distanza sconosciuta dal Sole o dall’eliosfera. Poi scrisse: “ dato che non può essere derivato nessuno strato né circuito doppio da modelli magnetofluidi di plasma, questi modelli sono inutili per il trattamento del trasferimento di energia a mezzo di strati doppi. Essi devono essere sostituiti quando si trattano modelli di particelle e per le teorie dei circuiti…..l’applicazione ai sistemi di correnti eliosferiche, conduce alla predizione che esistano due strati doppi sull’asse del Sole e che emettano radiazioni individuabili dalla Terra. Gli strati doppi nello spazio dovrebbero essere classificati come un nuovo tipo di oggetto celeste “. – Hannes Alfvén, Double Layers and Circuits in Astrophysic. IEEE Transaction on Plasma Science, Vol. PS-14, N.6, December 1986.
Ci sono altre ricerche che dovrebbero essere incoraggiate da queste scoperte ENA, per approfondire la conoscenza dell’ambiente elettrico solare. Gli strati doppi assiali dovrebbero essere facilmente individuabili, data la loro caratteristica di far ondeggiare le sorgenti radio ed i raggi cosmici. Infatti la loro oscillazione, può modulare un flusso di corrente ed essere quindi una sorgente del ciclo solare. E’ stato individuato un raggio cosmico ad alta energia “non spiegato”, grossolanamente nella direzione dell’heliotail supposto. Solo l’accelerazione conferita da uno strato doppio galattico, può spiegare l’alta energia caratteristica dei raggi cosmici (Carlqvist), e solo lo studio e l’osservazione di questi raggi può confermare l’ipotesi. Gli elettroni subendo gli effetti sincrotrone e Compton inverso, non possono viaggiare molto lontano dalle loro sorgenti, questo li rende sonde sensibili rispetto alle vicine sorgenti di propagazione galattiche. Se il diagramma sopra indicato è vicino alla realtà, allora potremmo aspettarci che gli elettroni dei raggi cosmici, provenienti dallo strato doppio, arrivino nel cielo in direzione opposta ai raggi cosmici nucleari.
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Il modello dell’Universo Elettrico è basato su di una gerarchia di strutture ripetute e scalabili, riguardanti il comportamento del plasma, dalle dimensioni di una galassia ai millimetrici esperimenti dei laboratori. E’ quindi soggetto a conferma sperimentale, a differenza della maggior parte delle teorie astrofiche attuali.
Cosicché le scoperte come quelle della sonda IBEX, dovrebbero innescare l’avvio di esperimenti nei laboratori del plasma di tutto il mondo, ma i cosmologi preferiscono buttare risorse facendo giochi di prestigio con modelli sempre più complessi ed improbabili, basati su concetti errati riguardanti il plasma galattico. I recenti risultati della sonda IBEX cogliendo di sorpresa i ricercatori, hanno dato più forza al modello dell’Universo Elettrico, un modello che predice sia la clessidra la forma dell’eliosfera nel plasma galattico, la stessa forma che l’effetto Z-Pinch conferisce alle nebulae e supernovae planetarie in allineamento con il campo magnetico interstellare locale. Le belle strutture simmetriche che si manifestano nelle scariche dei plasmi, sono governate da principi molto semplici, e rendono tutta la creazione di modelli astrofisici che ignorano la natura elettrica dell’Universo, senza valore.
Testo adattato da Marco Saccenti
Consulente per la traduzione Daniela Bonazzi

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