cccp_001di Elisabetta DEL SOLDATO
tratto da: Avvenire, 14.9.1999.

Libro svela: durante la guerra fredda decine di depositi sotterranei per azioni di sabotaggio
Un ex dipendente dei servizi russi: agenti anche nei ministeri e nei partiti

Londra. Le rivelazioni dell’ex archivista del KGB, il settantenne Vassilij Mitrokhin, raccolte in un tomo che comprende duecento documenti, in uscita in Inghilterra e serializzate questa settimana dal “Times”, hanno messo sotto pressione i servizi segreti di tutto il mondo.

Dopo aver svelato i nomi di alcune spie britanniche che negli anni della guerra fredda collaborarono a stretto contatto con l’allora Unione Sovietica, Mitrokhin ha ieri continuato la sua confessione. E tra le rivelazioni più scioccanti c’è quella di un vero e proprio arsenale composto di armi, esplosivo ed equipaggiamento radio sotterrato e nascosto tra il Nord America, l’Europa centrale e occidentale, Israele, Giappone e in altri paesi all’epoca considerati nemici della Russia.

I nascondigli venivano usati come rifornimenti di armi da agenti russi intenzionati a sabotare target occidentali come ponti, ferrovie, centrali elettriche o raffinerie di petrolio.

Migliaia di armi e munizioni furono avvolte in materiali impermeabili e sotterrate in boschi e campi e alcune addirittura nelle scuole. Solo chi conosceva i codici del Kgb poteva avvicinarsi a questi nascondigli senza che esplodessero.

Oggi, dopo anni, molte di queste armi giacciono ancora nel sottosuolo, probabilmente rovinate dal tempo e pronte a saltare in aria se disturbate. Secondo Mitrokhin ce ne sono sparse in Italia, in Germania, in Svizzera e in Belgio ma è difficile sapere dove con esattezza: i dettagli sulle collocazioni sono andati persi.

Dell’Italia si sa solo che alcuni nascondigli di apparecchiature ricetrasmittenti furono creati in alcune zone intorno a Roma: a Marino, a Velletri e sull’Appia Antica. E ancora dunque costituiscono un pericolo: in Svizzera, per esempio, uno di questi arsenali è esploso prima che le forze dell’ordine riuscissero a disinnestarlo.

Si tratta ormai di materiale arrugginito che con ogni probabilità non funziona più: ma all’epoca – scrive Mitrokhin – veniva nascosto con molta cura. E ovviamente grande segretezza. Durante la guerra fredda, agli agenti del Kgb a Roma fu ordinato di travestirsi da poliziotti, carabinieri, guardie forestali e ferrovieri al fine di raggiungere i loro obiettivi. Nella cartina pubblicata dal “Times” figurano anche alcune zone dove avrebbero dovuto essere paracadutati i sabotatori: in Piemonte, Veneto, nella valle dell’Arno e a sud di Roma.

Un documento composto da quattro volumi fu inoltre compilato sugli ex membri della Resistenza che, sperava Mosca, potevano aiutare in situazioni di sabotaggio. Non che in Italia mancassero i collaboratori: secondo Mitrokhin, in tutti i ministeri e nei principali partiti politici italiani c’era qualcuno che passava informazioni ai sovietici, tant’è che nel 1977 il Kgb constatava con soddisfazione che la rete di spie a Roma era ottima e affidabile.

I servizi segreti russi non riuscirono invece a corrompere l’allora arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla: all’inizio degli Anni Settanta, l’attuale Papa fu identificato dal KGB come uno dei “sovversivi” più pericolosi del blocco sovietico. Inutili furono i tentativi di convincerlo a compremettere i suoi credi umani e religiosi: Wojtyla rischiò anche di essere arrestato a causa del suo atteggiamento inflessibilmente anti-totalitario.

Il paese che finora è stato più colpito dalle rivelazioni di Mitrokhin resta comunque l’Inghilterra: dopo Melinda Norwood, la spia di 87 anni che per sessanta collaborò con i russi, oggi sono cominciati a emergere i nomi dei politici: Tom Driberg e Raymond Fletcher, due ex deputati laburisti entrambi morti. E siamo solo all’inizio.

Fonte:   http://www.storialibera.it/epoca_contemporanea/comunismo_nel_mondo/guerra_fredda/archivio_mitrokhin/

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