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Alcuni Decker in funzione

di Paolo Cortesi

L’Italia è davvero la terra dei misteri.
Questa inquietante realtà è, si può dire, la conseguenza fisiologica della struttura, anzi dell’anima stessa della società italiana che non ha mai veramente sviluppato potenti anticorpi a difesa della deriva autoritaria, della vocazione repressiva di ogni classe dirigente che si è avvicendata nel governo del Belpaese. Sarà interessante leggere lo studio che, prima o poi, un coraggioso storico vorrà scrivere sulla linea di sviluppo (non solo cronologico e fattuale, ma culturale e morale) che conduce dall’Impero Romano ad oggi, con speciale attenzione all’influenza della chiesa cattolica.
A coloro che devono subire le drammatiche conseguenze di un regime liberticida e intoccabile importa davvero poco ricostruire la storia antica e l’origine delle loro sventure. Ma è pur vero che se non si studia il passato, remoto o recente, non si può conoscere veramente il presente: la conoscenza è la prima arma di difesa. Per questo, le ricerche sui tanti, troppi misteri italiani sono preziose.
Da queste emerge una realtà a dir poco sconvolgente, in cui gruppi di potere, vere e proprie bande di criminali, hanno letteralmente sequestrato porzioni, anche molto vaste, della cosa pubblica che gestiscono come un bottino di pirati.  In questa giungla senza pietà e senza regole, le persone e i gruppi apparentemente più lontani tra loro possono incontrarsi e all’occorrenza allearsi per i più inconfessabili motivi.
Lo scopo ultimo e unico, infatti, per le bande criminali che da sempre possiedono e dominano l’Italia è la conquista, il mantenimento e l’ampliamento del potere. Non vi sono grandi progetti, né strategie: uno solo è il fine delle bande in Italia: il potere, un potere fine a se stesso, in aumento costante e inarrestabile, autoreferenziale, paranoico, un potere brutale e ottuso che rappresenta veramente il livello più basso di potere. Più animalesco che umano.
Ogni serio studio storico che contribuisca a denunciare questa mostruosa condizione è dunque benvenuto.

De Mauro

Mauro De Mauro

Due recentissimi libri appartengono a pieno diritto alla categoria dei preziosi studi di cui s’è detto. Uno è di Francesco Viviano, “Mauro De Mauro. La verità scomoda” (Aliberti editore); l’altro è di Franco Stefanoni “Il finanziere di Dio. Il caso Roveraro” (Melampo editore).
Il primo svela un aspetto di fondamentale importanza per fare luce sulla tragica morte del giornalista Mauro De Mauro, rapito il 16 settembre 1970 a Palermo e mai più ritrovato. Il giornalista Viviano, in un libro che ha il pregio di essere chiaro e completo, godibile ma documentato, traccia una pista che è stata stranamente (?) ignorata o trascurata per decenni: Mauro De Mauro probabilmente venne fatto sparire perché aveva scoperto il progetto di golpe fascista di Junio V. Borghese, previsto per la notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970.
Dunque, il giornalista sarebbe stato eliminato non per i motivi sostenuti in modo perentorio da carabinieri e polizia (traffico di droga, indagini giornalistiche sulla morte di Enrico Mattei), ma perché era arrivato a conoscere l’imminente tentativo di colpo di stato fascista. Si noti poi, a riprova di quanto s’è detto su imprevedibili legami tra gruppi criminali, che i fascisti di Borghese avevano chiesto, per il golpe, la collaborazione decisiva della mafia.
De Mauro, come leggiamo nell’ottimo libro di Viviano, aveva gettato uno sguardo indiscreto nelle viscere oscene del mostro immondo e questo, probabilmente, ne determinò la morte.
Un altro bel libro di grande interesse è “Il finanziere di Dio”, di Stefanoni, che ricostruisce con rigore la storia di Gianmario Roveraro, un finanziere intraprendente che terminò la sua brillantissima carriera nella campagna parmense, rapito e poi assassinato nel luglio 2006.
Stefanoni traccia, con stile chiaro e stringente, la parabola di Roveraro che in gioventù fu anche un notevole atleta, campione di salto in alto.

enrico_matteiNelle pagine del libro appare “un mondo misterioso, fatto di intrighi e doppi giochi”, come scrive l’autore, “soggetti improbabili, truffatori, professionisti senza scrupoli o molto scaltri, faccendieri. Un mondo che a un tratto si è fatto tetro, fino ad assumere il volto della morte, armando la mano di un consulente finanziario di provincia un tempo rimasto abbagliato dall’immagine dell’influente banchiere e che poi si è sentito tradito”.
Nel libro di Stefanoni si segnala anche una parte, interessantissima, sull’Opus Dei, organizzazione religiosa cui faceva parte Roveraro.

Fonte:
http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Curiosita/MISTERI-D-ITALIA-di-Paolo-Cortesi/

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