VENUS-020Articolo di Wallace Thornhill,   pubblicato il 16 Dicembre 2003 sul sito   “www.holoscience.com”,   titolo originale:   “The Shiny Mountains of Venus”

L’astronomo Victor A. Firsoff, nel suo libro “The Solar Planets (1977)” scrisse: “ tempo fa descrissi la Terra e Venere come gemelli diversi. Ho sempre pensato che le loro differenze fossero molto più apparenti che reali. Sherlock Holmes direbbe che eliminando l’impossibile, ciò che rimane, comunque improbabile, è la verità; e sarebbe veramente difficile trovare un pianeta più improbabile di Venere”.

David Grinspoon scrive in “Venus Revealed, (1997)”:  “ uno dei maggiori enigmi è capire perché tutte le più alte cime di Venere sono sorprendentemente lucide. Ad altitudini superiori a 13.000 piedi (circa 4.500 metri), si manifesta un fenomeno di riflessione e la superficie del pianeta diventa improvvisamente ed estremamente lucida. Data l’estrema ruvidità della superficie di Venere, qualcosa a quelle altitudini rende diverso il pianeta, rendendo le cime dei monti riflettenti“.

Grinspoon propone l’idea che avvenga qualche reazione chimica alle temperature più basse trovate a quelle altitudini ( 820 °F, circa 438 °C ), rispetto al resto del pianeta, formando un minerale radar-riflettente. Ma questo, a mio avviso, richiederebbe una situazione molto improbabile, cioè che tutti i picchi di Venere avessero la stessa composizione chimica!

Recentemente la BBC ha ripreso l’argomento, ipotizzando che le cime di Venere siano ricoperte di vapori di Mercurio condensato.

Riporto un articolo del Dott.  David Whitehouse del 25 Novembre 2003 dal titolo:

Venere ha montagne di metallo.

Gli astronomi della Washington University, affermano che le regioni montuose di Venere, sono ricoperte da una “brina” di metallo. La temperatura di Venere è abbastanza elevata per fondere alcuni metalli, tra i quali il piombo, i quali evaporando salgono verso gli strati più alti dell’atmosfera, dove in virtù delle più basse temperature condensano e precipitano sulle cime più alte del pianeta. Infatti le osservazioni radar di alcune sonde che orbitano attorno a Venere, confermano che le regioni montuose del pianeta, sono estremamente riflettenti. Calcoli dettagliati, pubblicati dalla rivista “Icarus”, suggeriscono che siano il bismuto ed il piombo i responsabili della “pelle metallica e luminosa” di Venere.

VENUS-023Colline luminose

Per le culture terrestri, da sempre Venere è la stella della sera o del mattino (a seconda del suo ciclo), nonché in simbolo della bellezza. Ma la realtà è ben diversa. Benché abbia circa le stesse dimensioni della Terra, la sua vicinanza al Sole lo condiziona pesantemente. Per via della sua spessa atmosfera ( costituita essenzialmente da biossido di carbonio – CO2 ), che causa un intenso effetto serra, la radiazione solare intrappolata, innalza la temperatura media del pianeta a 467 °C; mentre la pressione supera di 90 volte quella terrestre.

Commento: non posso permettere questo riferimento al presunto “effetto serra” venusiano, senza un adeguato approfondimento al riguardo.

La temperatura molto alta della superficie di Venere, è di solito spiegata con l’effetto serra causato dalla sua spessa atmosfera composta da biossido di carbonio, o dall’effetto “serra fuggiasco”, suggerita da Fred Hoyle nel 1955 ed approfondita nei tardi anni ’60 da Ingersoll e Pollack del  Caltech ( California Institute of Technology) Pasadena California. Tali spiegazioni presuppongono che la Terra e Venere abbiano avuto uno sviluppo parallelo (pianeti gemelli), ma che qualcosa poi nell’atmosfera di Venere sia andato storto, anche se non spiegano “cosa”. L’ipotesi dell’effetto serra per spiegare l’alta temperatura di Venere, è il classico “modello della disperazione” a cui si aggrappano gli scienziati quando non riescono a concepire nulla di alternativo. L’astronomo Victor A. Firsoff afferma: “.. i mari della Terra non stanno “bollendo”, nonostante l’effetto serra e nonostante la superficie del pianeta riceva in media una radiazione solare maggiore di Venere”.
Infatti Venere riceve circa il doppio di radiazione solare rispetto alla Terra, ma ne riflette per via dell’atmosfera densa, circa l’80%. La radiazione solare misurata alla superficie è 10-20W/m2, circa il 5% di quella terrestre misurata ai tropici, che è 340W/m2. Quindi anche con l’effetto serra al massimo delle potenzialità, la temperatura media di Venere dovrebbe essere sufficientemente bassa da far congelare l’acqua. Pensare che su Venere l’effetto serra sia la causa di un ipotetico innalzamento di temperatura a livello di fusione del piombo, è come pensare che in un forno si possa fondere questo metallo con la sola luce dei LED del quadro strumenti.

VENUS-025Umoristicamente ma tristemente, questi scienziati potrebbero adottare come loro motto, il famoso “ci crederò, quando lo vedrò”, ma  al contrario, così da diventare “lo vedrò, quando ci crederò”, relativamente all’interpretazione dei dati inviati sulla Terra dalle quattro sonde Pioneer, quando con i loro strumenti, durante l’attraversamento dell’atmosfera, hanno iniziato a registrare dati “anomali” rispetto alle previsioni.

Prese in valore assoluto, queste anomalie suggeriscono che alcuni strati dell’atmosfera di Venere, stiano riflettendo verso il cosmo, il doppio della radiazione solare che ricevono ( Pioneer Venus, NASA Report SP-461, p. 127).

Gli scienziati della NASA, nello stesso paragrafo del Report sopra indicato, con estrema superficialità dichiarano: “nonostante le difficoltà nell’interpretare alcune osservazioni delle sonde Pioneer Venus, l’effetto serra, unito alla dinamica globale del pianeta è l’unica spiegazione dell’alta temperatura di superficie”.

Questa non è scienza, è solo arroganza!

Ritorniamo al rapporto della BBC, che così continua: “..l’unico modo per vedere sotto le opache nubi di Venere, è attraverso il radar, e molte missioni hanno eseguito scansioni radar mentre orbitavano attorno al pianeta; principalmente la sonda Magellano che ha operato tra il 1990 ed il 1994. Le immagini di Magellano, hanno sbalordito gli astronomi, che sono stati in grado di vedere in dettaglio, per la prima volta, la superficie di Venere. Queste hanno mostrato un pianeta dalla morfologia vulcanica, con vaste pianure di lava, campi con piccole cupole di lava e grandi vulcani. Sembrava che le regioni montuose del pianeta, presentassero anomalie luminose, riflettendo molto più intensamente delle pianure, le scansioni radar. Numerose spiegazioni sono state avanzate;  andavano dalla presenza di un suolo melmoso, ad uno strato di metallo, specificamente il tellurio.

VENUS-027Rivestimento di piombo

La teoria suggerisce che ai caldissimi strati inferiori dell’atmosfera di Venere, alcuni metalli evaporando, generino un persistente foschia che salendo verso gli strati più alti, raffreddandosi e condensando sulle cime montuose, formi un sottile strato metallico estremamente radar-riflettente. Attraverso approfonditi calcoli chimici, su 660 composti metallici, Laura Schaefer e Bruce Fegley della  Washington University di St Louis California, sono arrivati alla conclusione che è il piombo il responsabile di questo rivestimento metallico, non il tellurio. I ricercatori, stimano l’età dello strato di “brina metallica”, compresa tra alcune migliaia e alcuni milioni di anni, ed hanno dimostrato che il processo di precipitazione è ancora attivo. Essi però sostengono, a differenza della teoria corrente, che alle maggiori altitudini, su Venere, lo strato di brina metallica è assente, e questo dicono essere la possibile prova di un erosione. Se fosse possibile esaminare questi depositi di piombo, grazie al lander di una sonda Venus, le relative abbondanze di certi tipi di atomi o isotopi, potrebbero aiutare gli astronomi a dare una valutazione esatta dell’età del pianeta.

Nel Marzo del 1997, ho risposto a Grinspoon nel seguente modo: “… molto più semplicemente su Venere, le scansioni radar vengono riflesse, per la presenza nell’atmosfera di scariche elettriche diffuse, conosciute sulla Terra come  i fuochi di Sant’Elmo, che si manifestano tendenzialmente ad altitudini corrispondenti alle cime più elevate del pianeta. E’ il plasma presente nell’atmosfera, la causa  di queste riflessioni radar”. Quindi il metallo che secondo Grinspoon ricopre i monti di Venere non può che essere l’oro degli sciocchi !
La densità dell’atmosfera di Venere a livello di superficie, è circa 1/10 di quello dell’acqua. Il fuoco di Sant’Elmo, è uno stato di alta ionizzazione nell’attuale scarica elettrica dell’atmosfera. Queste due condizioni identificano l’atmosfera del pianeta come un plasma estremamente denso, che analogamente ad un metallo, conduce le cariche elettriche e riflette, amplificandole, le scansioni radar. Dal momento che questo plasma, copre tutte le rocce di superficie (indipendentemente dalla loro composizione), la riflessione radar risulta decisamente amplificata, rispetto ad una presunta  ricopertura “metallica”. Considero questa mia ipotesi più semplice, rispetto a quella relativa a cambiamenti chimico-fisici di rocce di composizione sconosciuta.”

VENUS-026Ritornando all’ipotesi di  Laura Schaefer e Bruce Fegley della  Washington University, circa la presenza unicamente al suolo, della “brina metallica” e non sulle cime, posso ipotizzare questo  fenomeno sia dovuto alla diversa densità del plasma atmosferico; più elevato al suolo, così da manifestare un effetto radar-riflettente, meno elevato sui picchi del pianeta, così da manifestare un effetto radar-rifrangente. La verifica potrebbe essere eseguita tramite scansioni radar a diversa frequenza. Naturalmente questa mia ipotesi, presuppone che gli scienziati accettino di trovarsi di fronte ad un’atmosfera del pianeta caratterizzata da consistenti attività elettriche.

Le osservazioni fatte dalla sonda Galileo, durante le orbite attorno al pianeta, hanno confermato l’esistenza di “lampi”: [ R.L. Guyer – Galileo flyby of Venus –  Science 253 (1991) p.1463 ]. Precedenti rapporti circa la presenza di lampi sul pianeta, non sono stati presi in considerazione, perchè la loro struttura non si adattava al modello di “lampo terrestre”. La sonda Venera 11 ha rilevato un’attività continua di lampi da 32 fino a 2 Km di altitudine, con una frequenza media di 25 al secondo, [ NASA News 79-12 ( 19.4.79)]. Il più alto tasso di lampi registrato sulla Terra, è stato di 1.4 al secondo, durante intense bufere di neve. Il lander della sonda Pioneer, ha registrato 1000 impulsi radiofonici. Trentadue minuti dopo essere atterrata, Venera 11 ha rilevato un rumore molto forte (82 decibel), presumibilmente un tuono. Garry Hunt ha suggerito scherzando che: “ eventuali venusiani potrebbero essere illuminati benissimo dai bagliori quasi continui dei lampi atmosferici”.
Una misteriosa “incandescenza” è stata rilevata esistere dalla superficie fino ad un’altitudine di 16 Km, dalle due sonde Pioneer, durante la loro discesa nell’emisfero non illuminato del pianeta. L’incandescenza è aumentata durante la discesa e può essere stata causata dal fuoco di Sant’Elmo e/o da reazioni chimiche nell’atmosfera, vicino alla superficie.

Il fenomeno dei “lampi” su Venere per gli scienziati rimane un mistero, semplicemente perché non è stato capito. Infatti è convenzionalmente associato ad una condizione prettamente terrestre di agitazione violenta di nubi; per questo, i ricercatori sono rimasti sorpresi nel vedere dei lampi nell’atmosfera di Venere, che è notoriamente è in stato di quiete. L’atmosfera di Venere assomiglia molto ai “banchi di nebbia” (fogbanks) terrestri, e non sono mai stati notati lampi nelle nebbie della Terra ! [ R.A. Kerr: “Lightning found on Venus at last?” Science 253 (1991), p.1492].

VENUS-022La magnetosfera è la regione di spazio che circonda un pianeta, dove domina il suo campo magnetico. Sotto l’influenza del vento solare, il lato rivolto al Sole risulta compresso, mentre quello opposto, appare allungato come la coda di una cometa. I dati della prima sonda Mariner sorpresero i ricercatori, rilevando l’esistenza di un’estesa coda magnetica cometaria che si allungava enormemente dietro il pianeta, lungo l’asse Sole-Venere; più lunga di quella di qualsiasi altro pianeta del sistema solare. La coda della magnetosfera di Venere è lunga circa 700 volte il raggio del pianeta (quella terrestre è circa 300 raggi). Successivamente è stato scoperto che la coda della magnetosfera di Venere arriva ad intersecare l’orbita terrestre, e viene descritta come composta da “cose filamentose”. Quelle “cose filamentose” non sono altro che le correnti di Birkeland che fluiscono tra Venere e la Terra.

Sembra che il flusso magnetico del vento solare interagisca direttamente con la ionosfera di Venere.
Questa caratteristica non prevista dai ricercatori, rende Venere unico tra tutti i pianeti del sistema solare. I dati dei magnetometri installati a bordo della sonda Pioneer Venus, hanno permesso di ricavare dei diagrammi, che sono stati interpretati come le linee di campi magnetici attorcigliati ed avvolti l’uno sull’altro come corde. Questi campi magnetici nella ionosfera di Venere, sono indotti dalle correnti elettriche (di Birkeland) che fluiscono dal Sole al pianeta, tramite il vento solare.

Per gli scienziati constatare la presenza della ionosfera sul lato non illuminato di Venere, è stata un’altra sorpresa. Convenzionalmente gli astrofisici suppongono che la ionosfera si formi, nei pianeti in generale, per azione della radiazione ultravioletta (U.V.) proveniente dal Sole, la quale è responsabile della dissociazione degli atomi che si trovano negli strati più alti dell’atmosfera; per Venere si è sempre ipotizzato che la sua notte (58 giorni terrestri), fosse sufficientemente lunga per permettere la ricombinazione degli atomi dissociati, in modo che la ionosfera non fosse presente nel lato non illuminato.

VENUS-021Qualsiasi corpo cosmico elettricamente carico rispetto al plasma circostante, è circondato da una guaina o magnetosfera, anch’essa di plasma. Questa è una regione di spazio, in cui fluisce corrente elettrica e dalla quale è rilasciata energia. Questa guaina è normalmente invisibile, a meno che le correnti elettriche non siano così intense da generare luce, come nel Sole, nelle Aurore, nel coma o nelle code delle comete.

Venere con la sua attuale magnetosfera caratterizzata dalla lunga coda cometaria, sta ancora manifestando intensi fenomeni elettrici, che fin dall’antichità sono stati notati nei cieli della Terra. Venere da sempre è stato descritto come “stella della sera” o “stella del mattino”, è un vero e stupendo prodigio celeste. Oggi la coda cometaria della sua magnetosfera è invisibile, può essere rilevata solo da strumenti, quali magnetometri o rilevatori di particelle.

Un’ulteriore prova sulla natura elettrica di Venere, viene dall’astronomo olandese Houtgast. Egli ha  individuato una consistente diminuzione della radiazione corpuscolare solare che raggiunge la Terra, ogni qualvolta Venere transita davanti al Sole, o vicino ad una congiunzione inferiore.  Houtgast ha ipotizzato che l’effetto sia da mettere in relazione con il campo magnetico del pianeta, probabilmente cinque volte maggiore di quello terrestre ( Houtgast: Sky and Telescope 15:8 – 1955, p. 419). Dal momento che Venere non ha alcun campo magnetico misurabile, l’effetto si spiega come una schermatura elettrica.

La principale difficoltà circa la comprensione sull’origine dei lampi, nelle atmosfere di Venere e della Terra, è dovuta all’ipotesi che entrambi i pianeti siano sistemi elettrici “chiusi”, con la magnetosfera che funge da elemento isolante rispetto all’ambiente intergalattico ed al plasma che lo pervade. Ma è stato notato che la ionosfera venusiana è direttamente collegata al Sole dal vento solare, la conferma di ciò è l’intensa emissione luminescente, sulla lunghezza d’onda ultravioletta (U.V.), che occupa una considerevole percentuale di volume della stessa ionosfera, su entrambi i lati (giorno – notte) del pianeta. Anche l’intensità del fenomeno sembra collegata all’attività solare. In conclusione direi che la  luminosità che si osserva  nell’atmosfera venusiana a causa dei lampi, sia dovuta dall’interazione di questa con il vento solare e non da semplici movimenti di nubi come vuole la teoria corrente.

Gli strati inferiori dell’atmosfera di Venere sono carattezzitati da un numero esiguo di particelle cariche, e quindi ci si dovrebbe aspettare fenomeni lampo/tuono meno frequenti ma più intensi rispetto alla Terra, ed è effettivamente ciò che ha rilevato la sonda Galileo, i cui dati hanno permesso di calcolare che occorrerebbero almeno 2000 anni perché si possa manifestare un fenomeno di lampo/tuono per chilometro quadrato a livello del suolo. Sulla Terra mediamente se ne manifestano 7 all’anno per chilometro quadrato. Un’altra condizione non riscontrabile sulla Terra, sempre rilevata dalla sonda Galileo, riguarda la percentuale di questi fenomeni (60%), raggruppati per spettro di frequenza e potenza, i cui valori sono estremamante elevati. Il lampo fortemente intenso e rumoroso (82 Decibel.), rilevato dalla sonda Venera 11,  in funzione delle caratteristiche diverse dell’atmosfera del pianeta alle varie altitudini, e relativamente agli scarichi di energia elettrica (lampi e conseguente luminosità atmosferica), indica ci possano essere solo due modi in cui queste scariche di energia avvengano : la prima, agli strati bassi dell’atmosfera venusiana, dove i lampi con scariche a bassa energia determinano una luminosità (incandescenza) quasi continua nel plasma atmosferico, la seconda nell’atmosfera superiore del pianeta, dove i fulmini ad altissima energia (superbolts) si connettono direttamente alla magnetosfera e conseguentemente al vento solare – come rilevato dalla sonda Galileo.

La coda “cometaria” della magnetosfera di Venere, suggerisce l’ipotesi che esso non abbia ancora raggiunto un equilibrio elettrodinamico stabile, data l’alta differenza di potenziale tra il pianeta e l’ambiente interstellare circostante a causa soprattutto del vento solare che unisce permanentemene  la sua magnetosfera al Sole.

VENUS-024Un’altra manifestazione degli effetti elettrici che caratterizzano la ionosfera di Venere è la luce “cinerea”, ben nota agli astronomi, che si manifesta come una debole illuminazione dalla parte oscura del disco crescente. L’astronomo Victor A. Firsoff ha scritto: “ non ci può essere alcun dubbio che la natura della luce cinerea sia elettrica.   E’ un’incandescenza notturna simile a quella del nostro cielo, ma stimata essere 50-80 volte più forte, ha infatti uno spettro di emissione sufficientemente intenso da poter essere fotografato…

Venere conserva la ionosfera anche sul lato notturno, nonostante la notte duri circa 58 giorni terrestri, semplicemente perchè c’è un trasferimento di elettroni veloci (10 Km/sec.) dall’emisfero diurno a quello notturno, ulteriore conferma della connessione tra la magnetosfera del pianeta ed il vento solare nonché dell’instabilità elettrodinamica del pianeta.

La composizione dell’atmosfera venusiana è stata quasi sicuramente determinata dall’intensa attività elettrica e vulcanica. Venere può aver avuto in antichità un’atmosfera simile a quella terrestre, con  una preponderanza di Ossigeno, Azoto e vapore d’acqua, che come ha dimostrato lo scienziato francese Louis Kervran, possono esseresi “trasmutati” nel tempo, per via di processi elettrochimici, negli attuali costituenti l’atmosfera venusiana: Azoto e Biossido di Carbonio. Louis Kervran ha dimostrato come gli atomi si possano “trasmutare” gli uni negli altri, anche in condizioni di debole energia, senza ricorrere alla meccanica quantistica. Così l’Azoto in presenza di una superficie di Ferro calda si trasmuta in monossido di Carbonio, il quale sempre grazie al calore ed alla presenza di vapore  acqueo formerà Idrogeno e biossido di Carbonio, come in un processo industriale ben noto. L’Idrogeno a sua volta combinandosi con l’Ossigeno formerà vapore d’acqua fino al completo consumo dell’Ossigeno. In seguito l’Idrogeno rimasto, avendo la tendenza a fuggire verso lo spazio, lascierà un’atmosfera di biossido di Carbonio. La conferma di questo processo, per quanto riguarda in particolare il vapore d’acqua, è arrivata dai lander delle sonde Venera, i quali durante la discesa verso la superficie del pianeta, hanno riscontrato una drastica diminuzione della percentuale di vapore d’acqua, mano a mano si avvicinavano al suolo, a riprova dell’ipotesi che in corrispondenza della superficie del pianeta “qualcosa” traforma il vapore d’acqua. In conclusione, l’Azoto rimane l’unico costituente significativo l’atmosfera venusiana, saguito dal biossido di Carbonio.

L’attuale conformazione cometaria della magnetosfera venusiana, rafforza l’ipotesi che il pianeta venisse identificato come una cometa dall’uomo primitivo. Se in futuro si constaterà una diminuzione stabile della temperatura del pianeta o del suo gradiente di sottosuperficie, nonché  cambiamenti della sua interazione elettrica con il vento solare, si potrà riconoscere Venere come il più giovane dei pianeti del sistema solare e quindi solo un distante parente (geologico) della Terra.

Articolo curato e adattato per Metamorfosi Aliene da Marco Saccenti
Consulente per la traduzione, Daniela Bonazzi.

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