Autore: Alain De Benoist

Esiste un mistero Knut Hamsun. Quasi tutte le sue opere sono state tradotte in francese, molte sono state fonte di ispirazione per films e telefilms, i suoi romanzi non possono essere considerati nè invecchiati nè passati di moda e purtuttavia il pubblico francese ancora ignora questo autore.
Premio Nobel per la Letteratura nel 1920, spesso accostato a Dickens, a Ibsen o ancora a Gorki, Knut Hamsun non è stato solamente il rinnovatore della lingua norvegese ed il più grande scrittore norvegese del 20° secolo – il che sarebbe già abbastanza.

Nella sua prefazione all’edizione americana di Fame, Isaac Bashevis Singer (che tradusse Victoria in yiddish) scrisse che “tutta la letteratura moderna di questo secolo prende spunto da lui”.
Knut Hamsun, è vero, era un nemico del mondo moderno: una delle grandi costanti della sua opera è l’autentica avversione che egli prova nei confronti della borghesia che considera come l’accesso alla società industriale, alla modernità capitalista e urbana, al regno del denaro al quale egli oppone il suo realismo lirico.

Ma sarebbe sbagliato vedere in lui un romanziere “populista” o un semplice cantore bucolico della terra “che non mente mai”.    Certo, la natura ricorre spesso nella sua opera. Ma si tratta di una natura selvaggia, tanto selvaggia che vi ci abitano uomini e bestie.   Ed il suo stile narrativo, ereditato dalle tradizioni orali, è uno stile dove la natura, il paesaggio, le stesse cose inanimate, lungi dal giocare un semplice ruolo deocorativo, interagiscono con i comportamenti, i sentimenti e le idee.

hamsun_004“Io sono un realista nel senso più ampio del termine, diceva Knut Hamsun, quasi a dire che egli mostra le profondità dell’animo umano” Egli voleva infatti descrivere “la vita incosciente dell’anima tutta intera”, ed è per questo che la sua descrizione dei sentimenti rappresenta l’accesso ad una vita interiore di una ricchezza e di una complessità prodigiosa.

Probabilmente questo suo modo di intendere rappresentò una stranezza al mondo contemporaneo, in cui tutto ciò che muove gli esseri sembra provenire dall’esterno.
Lui stesso era un profondo avversore del narcisismo attuale.   Anticonformista, indifferente agli onori, fuggiva dalla sua casa il giorno di un suo compleanno per schivare la curiosità pubblica. Il suo gusto lo portava verso le piccole comunità rurali, tra le quali le isole Lofoten care alla sua infanzia.
I suoi personaggi non sono tanto mossi dall’indignazione sociale o dall’impegno, ma da una tensione interiore, un’esigente complessità che considera la loro natura specifica.

Non sono degli uomini comuni e purtuttavia non sono neppure degli eroi. Lontano dal rappresentare un’unica specie, nella stessa misura in cui essi appartengono (senza giungere a riconoscersi) ad una modernità generatrice più di angosce che di libertà, essi sono degli esseri straziati, spesso solitari, pieni di dissonanze e contraddizioni. La loro natura rappresenta un approdo leale e fiero, ma costeggiano l’abisso e le difficoltà che essi incontrano sono spesso insormontabili.
Si può certo parlare di “visione scura” per descrivere l’opera di Hamsun.

Per esemplificare sarebbe troppo facile parlare di una sorta di pessimismo scandinavo, attraverso il Nord dei fiordi di madreperla e le notti bianche dell’estate boreale. Nei romanzi di Hamsun, l’amore e la sensualità sono spesso presenti. Hamsun ama tutto ciò che lo cinge, tutto ciò che fa senso, al punto che non è esagerato affermare che l’amore sia l’anima vera della sua opera.

Ma questo amore è inseparabile da una visione tragica, perché i suoi personaggi si urtano sempre, non solo attraverso i loro propri limiti, ma anche attraverso la menzogna e la falsità. Come in Victoria dove gli amanti sono invisi da una società dove le carezze distruggono i corpi, o come in Benoni e Rosa, dove l’amore si rivela una forza crudele, sotto l’effetto della quale i cuori sono raramente in sintonia.

L’amore è inoltre inseparabile dall’odio, così come la gioia e la volontà di vivere sono indisocciabili dalla consapevolezza dell’umana precarietà. In Hamsun i sentimenti opposti si fondono gli uni negli altri senza mai coagularsi, in modo che le età della vita si succedono al ritmo delle stagioni. Complementarietà dei contrari.
Nato nel 1859, Knut Hamsun è morto quasi centenario nel 1952. Germanofilo dall’epoca di Bismarck è restato lì tutta la sua vita. Ciò gli valse di conoscere nel 1945, all’età di 86 anni una sorte comparabile a quella di Ezra Pound: condannato a pagare allo Stato un’ammenda che lo ridusse alla miseria, fu internato in un ospedale psichiatrico per aver “collaborato”. Ancor oggi non esiste una via o uno stabilimento pubblico che porti il suo nome in Norvegia e neppure è mai stato oggetto di un timbro commemorativo.
Quello che Henry Miller descriveva come un “aristocratico dello spirito, non è stato pertanto un politico ma un musicista delle parole. “Il linguaggio, diceva, deve coprire tutta la gamma della musica”, lo scrittore deve sempre ricercare “la parola che vibra”, il termine esatto “che può ferire il mio animo fino al singhiozzo”. E’ per questo che non sciveva mai facilmente, ma al contrario difficilmente, nel dolore. La scrittura rappresentava per lui una maniera di restare vivo.

Fonte: http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-hamsun.html

 

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