Blood_Rose_3In merito al ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio, riportiamo l’articolo apparso oggi, domenica 27 febbraio:

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Osservatorio minori: qualcosa nelle indagini deve cambiare

ROMA – «L’impiego ingente di mezzi e uomini non ha garantito il ritorno a casa di Yara, né tantomeno serve ad assicurare giustizia alla società»: il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori e consulente della commissione parlamentare per l’Infanzia, commentando il ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio, individua «un persistente difetto investigativo davvero imbarazzante».

E indica una lista lunga: «La madre di Cogne – dice Marziale- è stata condannata con un processo più indiziario che probatorio, infatti non è mai stata ritrovata nemmeno l’arma che ha ucciso Samuele. Il processo per la morte di Chiara Poggi brancola nel buio più totale. La scomparsa di Denise Pipitone è contrassegnata più da dichiarazioni ad effetto che da risultati sostanziali. I Misseri stanno tenendo in scacco gli inquirenti con una strategia drammaticamente farsesca».

Per Marziale «tutto ciò basta e avanza per dimostrare che l’avvento delle tecnologie sofisticate, in sostituzione delle vecchie ed artigianali ‘inchieste del maresciallo, non sempre risulta funzionale alla macchina della giustizia». Il presidente dell’Osservatorio si dice «convinto che qualcosa a livello di articolazione delle indagini deve cambiare. Con ciò non intendo criticare gratuitamente l’azione meritoria delle Forze di Polizia e il contributo volontario della Protezione Civile e di altri diligenti cittadini, ma è chiaro che qualcosa non funziona. Un cadavere che, plausibilmente, non è stato mosso da un raggio di poche decine di chilometri – rimarca Marziale – non può essere occultato così facilmente».

«Le considerazioni sono due – conclude il sociologo – O i criminali hanno affinato la loro tecnica fino a diventare novelli Arsene Lupin oppure le strategie d’investigazione sono da rimettere in discussione. Rimane il fatto che, per conseguire il risultato di cui la giustizia sostanziale è portatrice è più sicuro rivolgersi a Striscia la Notizia».

Qualcosa deve cambiare?

Il problema del metodo di indagine è sollevato, forse per la prima volta in maniera sostanziale, da Gabriella Pasquali Carlizzi, le cui indagini sul Mostro di Firenze hanno radicalmente modificato uno stato di cose che puntava diritto alla brutale, plateale e tragica presa per i fondelli della società italiana.
Ora appare il cadavere di Yara Gambirasio e, nuovamente, si riparte d’accapo.

Il problema è drammatico!

Non abbiamo a che fare con “un” orco, ma con un’organizzazione estesa, composta da personaggi intoccabili, non individuabili nel contesto di indagini ordinarie, anche se condotte con tecnologie avanzate e con criteri criminologici avanzati.
Noi di Metamorfosi conosciamo la “cultura” che è alla base di questi omicidi;   la conosciamo in quanto alcuni di noi hanno vissuto per anni nel mirino di questa organizzazione criminale (lo siamo tutt’ora), e questa nostra “non invidiabile” condizione ci ha consentito di analizzare dal vivo date, situazioni, persone, luoghi, eventi, altrimenti impossibili da individuare e da contestualizzare.

Nel corso delle nostre indagini criminologiche, tutt’ora in corso, abbiamo analizzato vicende assurde, in cui persone innocenti hanno subìto aggressioni mortali dettate da una cultura esistenziale priva di ogni logica-patologica individuabile nel contesto delle aberrazioni psicologiche comuni.
Un esempio:   “la decapitata di Castel Gandolfo”, Antonietta Longo, decapitata il 6 luglio 1955 – a tutt’oggi il suo assassino non ha un nome.
Le nostre indagini hanno portato questi risultati:   Antonietta Longo fu “scelta” quale vittima sacrificale in virtù della sua data di nascita e del suo cognome!
Antonietta era nata il 25 luglio:   il 25 luglio (1943) è la data di “caduta” del fascismo, mentre il 6 luglio (1941) è la data progettata di invasione dell’europa da parte dell’esercito sovietico;  invasione fallita grazie all’operazione barbarossa precedente di un paio di settimane (22 giugno) – il 22 giugno 1983 è la data di rapimento di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno in quanto “funzionale” all’operazione barbarossa e al ruolo assunto dal Vaticano in quel contesto storico, mentre il cognome Long-o di Antonietta  significa Long-arone, e qui ci colleghiamo al disastro progettato del Vajont.

Questi sono pochi esempi appartenenti ad una rete di operazioni criminali estesa e complessa, che probabilmente raggiunse il suo apice nel corso del 1983, e che utilizza una logica operativa di matrice occulta non umana, non comprensibile al sistema investigativo-giudiziario;   quindi, in breve, una Regia criminale composta da personaggi vittime di tare genetiche gravi:   cocainomani, psicopatici, satanisti manipolati-manipolatori mentali portatori di personalità multipla, mossi da una serie di elementi totalmente sconosciuti alla cultura investigativa attuale.

In breve:   è possibile, allo stato attuale delle conoscenze criminologiche, individuare i responsabili di questi omicidi?

Risposta:    no, non è possibile, in quanto intrinsecamente impossibile.

Esistono esseri umani sconosciuti all’anagrafe, portatori di identità anagrafica multipla-falsificata, ed esistono regìe dotate di disponibilità economica praticamente illimitata ……… quindi, per combattere tutto questo, è necessario adottare criteri di azione imprevedibili a chiunque, anche a noi stessi.

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