MANUZIO_006Aldo Manuzio

Importante tipografo del XV° secolo che, dopo avere studiato a Ferrara, svolse la sua attività a Venezia, stampando moltissimi libri in latino e in greco.
Divenne famoso per la creazione dei caratteri “Aldini”: lettere in corsivo molto eleganti che somigliavano a quelle dei manoscritti greci, da cui i libri stampati venivano copiati.
Era anche uomo di grande cultura; allacciò rapporti di collaborazione e di amicizia con letterati ed artisti del tempo e con molti studiosi greci fuggiti da Bisanzio e rifugiatisi a Venezia. Con loro fondò un’associazione di intellettuali, chiamata Accademia Aldina.

Manuzio è ritenuto il maggiore tipografo del suo tempo e il primo editore in senso moderno. Egli introdusse tecniche tipografiche tuttora in uso. La sua prima stampa risale al 1494. I libri realizzati nella sua stamperia, talvolta decorati da incisioni, erano molto apprezzati e considerati di grande pregio. Ogni suo prodotto era contraddistinto da una marca tipografica che rappresentava un’ancora con un delfino; l’ancora stava ad indicare la solidità, il delfino la velocità, così com’era il suo motto: “affrettati con calma”, cioè: pensa bene, ma poi agisci.

Nato a Bassiano [Velletri] nel 1450, suoi collaboratori, nel recupero e nella riproposta del patrimonio culturale classico furono filologi e letterati tra i maggiori del tempo, da Pietro Bembo e Gert Geertsz ai componenti dell’Accademia Aldina. Oltre 130 le edizioni in greco latino e italico da lui pubblicate: il suo catalogo aveva spirito enciclopedico (una specie di enciclopedia umanistica), comprendeva Homeros, Aristoteles, Aristofanes, Virgilius, Euklides, Tolomeus, Arkhimedes, Alighieri, Petrarca, Poliziano.

Vero capolavoro dell’arte tipografica fu l‘”Hypnerotomachia Polophili” di Francesco Colonna, corredato di splendide xilografie attribuite a Mantegna.

Fu Manuzio a inventare il formato in ottavo, e il carattere corsivo (corsivo italico o aldino).     Lui stesso fu autore di grammatiche classiche, di un trattato di metrica e di traduzioni dal greco e dal latino.Manuzio quindi inventò 500 anni fa il cosiddetto ‘ottavo’ formato, diverso dal manoscritto per la sua maneggevolezza, portatilità e per le sue piccole dimensioni. Fu anche il pioniere della numerazione delle pagine.

MANUZIO_002Fu legato da sincera amicizia con Giovanni Pico e fu da questi invitato a Carpi, dove rimase fino al 1490 circa, come precettore.

La stamperia di Manuzio si basava sulla familiarità con i grandi documenti letterari e filosofici del mondo antico, sulla conoscenza delle lingue classiche e della comprensione della loro struttura e del nesso con le espressioni di quelle civiltà.
C’era tuttavia in Manuzio e nel suo insegnamento una totale apertura verso le novità provenienti dagli ambienti intellettuali di quegli anni, da Firenze a Ferrara e alle altre corti signorili d’Italia.
Cinque secoli fa cioè verso la fine dell’ estate 1489, Aldo Manuzio , umanista ed editore, partito da Carpi dove era precettore , giungeva a Venezia, dove fondò la tipografia che lo rese famoso da cui sarebbero uscite edizioni di classici pregevolissime per veste tipografica e cura filologica.Negli anni fra il 1439 e il 1444 l’ arte tipografica passa dalla pagina xilografica a quella composta con i caratteri mobili.
Utrecht, Strasbourg, Magonza, Avignone e altre citta’ gareggiano nel definirsi sede d’ origine della stampa.     Ma se la nascita della moderna stampa spetta alla Germania, all’ Italia va il merito di averla portata ai massimi splendori con Aldo Manuzio.

Il 18 settembre 1469, la Repubblica di Venezia concesse a Giovanni da Spira il primo privilegio quinquennale che si ricordi per l’esercizio dell’ arte tipografica nella città.Da allora i tipografi operanti a Venezia produssero, fino ai primi del 1500, oltre quattromila edizioni, corrispondenti a circa 1/8 di tutta la produzione libraria europea, tanto che ogni veneziano, in media, era possessore di venti libri annui procapite.
Come risulta dai documenti, l’ espansione della tipografia a Venezia modifico’ assai il commercio librario e l’ industria della carta, al punto che gli stampatori costituirono un loro quartiere presso San Zulian e San Paternian inoltre negli ultimi dieci-quindici anni del Quattrocento, lunghe file di bancarelle e botteghe mostravano il prodotto tipografico in bella vista ai passanti che percorrevano il tratto che va da Rialto a San Marco.     Ma perche’ la stampa ebbe una cosi’ rapida ascesa a Venezia?     Le cause furono diverse: la florida economia esistente, l’ attivissimo commercio intrapreso con le altre parti d’ Italia e d’ Europa, la carta in abbondanza fornita dalle cartiere site lungo i fiumi che scendevano dalle Alpi, inoltre la ricca tradizione di arti figurative che incrementò il numero degli stampatori.

MANUZIO_004Era infatti opinione generale che chi esercitasse la nuova arte si arricchisse in poco tempo.   Non a caso Erasmo attribuiva ad Andrea Torresani stampatore un guadagno annuo di oltre mille scudi con un patrimonio di centomila ducati.    Successivamente, gli stampatori divennero così tanti, da provocare la saturazione.    Gli stessi tipografi si azzuffavano fra loro, nonostante la “divina ars” fosse elogiata dagli umanisti e più tardi definita dagli storici come un “inarrestabile trionfo”.
Dal 1490 circa, Venezia conobbe una parziale decadenza della stampa e del suo mercato librario, finchè non comparve sulla scena Aldo Manuzio, il quale affrontò la situazione, realizzando, fra mille problemi, quello che oggi definiremmo “un miracolo” imprenditoriale.
Ma come fece Manuzio a trasformarsi da umanista in stampatore?    Probabilmente Manuzio conobbe l’ arte della stampa fin dal momento in cui Sweynheim e Pannartz la introdussero in Italia, prima a Subiaco (1465) poi a Roma (1467), dove egli si reco’ verso il 1450 (-1449) e dove apprese forse i primi rudimenti.    Per Manuzio l’ attività tipografica non si distaccava da quella umanistica, anzi ne era il complemento e si inseriva bene nel nuovo contesto sociale e culturale e in quello del Rinascimento veneziano.
Sappiamo che Aldo, prima di stampare il suo primo libro, lavorò all’ organizzazione della sua azienda: infatti egli impresse la sua prima opera solo dopo cinque (o sei) anni, dato che le prime opere databili risalgono al 1494-1495 ciò è affermato nel suo Scriptores Grammaticae Graeci dell’ agosto del 1496.
Indubbiamente, preparativi e rapporti andavano al di la dell’ organizzazione stessa della società tipografica, considerando anche l’ evoluzione che la stampa ebbe, specialmente per quanto riguarda l’origine del celeberrimo carattere aldino, poi cancelleresco e poi ancora corsivo, che Erasmo e i letterati cinquecenteschi lodarono in più occasioni.

Una nuova epoca nella tipografia

E’ ovvio che Manuzio prima di stampare la prima opera compì vari esperimenti che si svolsero contemporaneamente alle trattative di messa a punto dell’ officina.D’ altronde il problema dei caratteri tipografici fu quello che maggiormente preoccupò gli stampatori dell’ epoca. In particolare, i caratteri greci furono un cruccio per Manuzio e gli posero una serie di difficoltà di realizzazione, poichè il suo programma era quello di stampare oltre che in caratteri latini, anche in caratteri greci ed ebraici.    A testimoniare le sue preoccupazioni in merito fu anche l’ effetto artistico della pagina impressa, come dimostrano quelle dell’Hypnerotomachia Poliphili.
Nel De Aetna si manifestano chiaramente tali preoccupazioni infatti in quest’ opera di rara eleganza, troviamo alcune lettere (a, e, m, n, t) meticolosamente studiate in due forme: semplici quando sono impiegate nelle righe complesse e con tratti esterni allungati quando la parola chiude la riga in modo da avere un perfetto allineamento verticale della pagina, nonostante i vuoti che compaiono di tanto in tanto nella spaziatura.    Da cio possiamo immaginare le difficoltà che incontrò Manuzio per procurarsi i tipi necessari alla stampa.

MANUZIO_005Probabilmente Manuzio arrivò a Venezia con piani molto precisi per realizzare il suo progetto editoriale, che a quasi cinque secoli di distanza suscita interesse e meraviglia le circa 130 edizioni impresse in 20 anni di attivita’ sono ancora oggi studiate e ristudiate per sondare i suoi esperimenti, la tecnica, il carattere tipografico e i formati, come quello in-8..vo adottato quasi subito in tutta Europa.
Tuttavia nell’ attività del grande tipografo esistono anche zone d’ombra e rallentamenti dovuti a cause imprevedibili, come quelle verificatisi il 10 maggio 1498, anno in cui a Venezia si manifestarono alcuni focolai di peste. Manuzio ne rimase colpito in modo lieve, a giudicare dal fatto che nel mese di giugno la tipografia era in piena attivita’ .
Detto ciò , è doveroso dire qualche cosa sull’ invenzione del formato in-8..vo -Innanzitutto bisogna precisare che Aldo non inventò il formato del libro portatile (detto anchetascabile), ma semplicemente lo perfezionò.Il libro di piccolo formato era già stato realizzato e sperimentato, sia come manoscritto che a stampa.    Manuzio lo fece diventare uno degli esemplari più stampati -ne intuì probabilmente l’utilità. Quando Aldo Manuzio morì il 6 febbraio 1515, buona parte dell’ impresa morì con lui.

Con Manuzio e con il Rinascimento nasce la grafica moderna, i caratteri di stampa moderni, non più Gotici.

Fonte: http://digilander.libero.it/davis2/lezioni/storia/moderna/aldo%20manunzio.htm

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