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tratto da: Romolo ERCOLINO, L’isola delle sirene “Li Galli”, Nicola Longobardi editore, Castellammare di Stabia (Napoli) 1997, p. 36-39.

Periodo Normanno

Nel secolo XI si assiste all’irruente comparsa, sulla scena politica dell’Italia meridionale, dei Normanni, cui va il merito di aver unificato il Mezzogiorno e aver instaurato una delle migliori amministrazioni statali, che queste terre abbiano mai conosciuto. Nonostante le antipatie che sempre sorgono tra vincitori e vinti, essi assimilarono la civiltà araba, bizantina e longobarda, lasciando tangibili segni della loro civiltà e del loro passaggio nella formazione della coscienza del popolo meridionale.

Nel 1060 Roberto il Guiscardo approfittò della richiesta d’aiuto da parte del ribelle siracusano Ibn Thumma e con suo fratello Ruggiero I conquistò la Sicilia, riuscendo a frenare per un po’ le scorrerie dei pirati saraceni, che ormai dominavano tutto il Mediterraneo e insidiavano le rotte commerciali con Bisanzio, il Medio Oriente e l’Africa settentrionale.

Nel 1129 l’antipapa Anacleto II nominò Ruggero II d’Altavilla, detto il Normanno, re di Sicilia e duca di Calabria. Questi impose ai cittadini del Ducato di Amalfi di rinunciare ai loro privilegi contrari alle prerogative reali. Gli Amalfitani, che allora nominalmente facevano parte del Regno di Sicilia, si rifiutarono di giurare fedeltà al nuovo re e questi, irritato per il loro rifiuto, inviò contro di loro l’ammiraglio Giorgio di Antiochia (7) con una potente flotta per imporre il blocco navale alla piccola e coraggiosa repubblica e l’ammiraglio Giovanni al comando di truppe normanne per cingerla d’assedio. Gli abitanti del coraggioso Ducato non si lasciarono intimorire dalle manifestazioni di forza e di potenza dei Normanni che, non potendo piegare l’ostinata resistenza degli Amalfitani, iniziarono la conquista delle fortezze del circondario. La prima a cadere fu la piccola fortezza dell’Isola dei Galli, seguita subito dopo dalla conquista di Capri, dove venne massacrata anche gran parte della popolazione civile.

Così l’abate Alessandro Telesino, nella sua «Historia Rugerii regis Siciliae» del 1139, descrive la presa delle due isole: “Il quale ammiraglio Giorgio mentre perlustrava la zona di mare, trovò il modo di impadronirsi, con un atto di forza, di una certa roccaforte degli Amalfitani, che si chiama GUALLO, naturalmente collocata in mare. Di poi l’altra roccaforte degli Amalfitani chiamata Capri, lo stesso situata in mezzo al mare, circondò con le sue navi e in breve tempo la conquistò facendo strage di molti isolani” (8).

Dopo la caduta delle fortezze dei Galli e di Capri anche le piazzeforti terrestri cominciarono a capitolare; dopo la conquista del castello di Trivento, presso Ravello, gli Amalfitani si arresero ed il Ducato, dopo tre secoli di autonomia e di splendore, venne, nel 1131, incorporato nel Regno di Sicilia.

Con l’occupazione normanna e l’inclusione nel nuovo Regno iniziò la decadenza politica ed economica del Ducato, anche se le sue navi continuarono l’attività commerciale con l’Oriente mediterraneo, come è attestato da alcuni storici delle Crociate e dalle cronache dell’epoca.

Alcuni anni dopo, nel 1135, Ruggiero, per combattere Roberto, spodestato principe di Capua, privò Amalfi della sua flotta e sguarnì di difensori le fortezze.

Di questa provvidenziale occasione approfittarono i Pisani, avversari e concorrenti commerciali, forse spinti anche da alcuni esiliati amalfitani, che, con una flotta di quarantasei triremi, sbarcarono ad Amalfi e nelle località circonvicine, mettendole a sacco e portando via, insieme ad un dovizioso bottino, anche l’unica copia delle «Pandette giustinianee», di cui Amalfi era gelosa custode.

Note

7) A Giorgio di Antiochia si deve la costruzione della chiesa “La Martorana” a Palermo.
8) M. Camera, «Memorie storico diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi».

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