Harun_09Tratto dal libro “Il dilemma della forma transitoria” di Harun Yahya (Adnan Oktar). Editore Global Publishing – Istambul Turchia – www.harunyahya.com

Dai pesci agli anfibi.

Secondo gli evoluzionisti, il progenitore delle forme di vita terrestri era una qualche specie di pesce.
Ed essi hanno suggerito che questa immaginaria creatura, i cui resti finora non si sono mai trovati, fu costretta a vivere in acque poco profonde e fangose a causa della siccità. E perciò, le pinne dei suoi discendenti si sono evolute in forma di piedi, e le loro branchie in polmoni.    Questi discendenti hanno poi sviluppato dei reni atti ad eliminare le scorie corporali, e la loro pelle si è modificata in modo da non perdere l’umidità, e pertanto come risultato finale, si sono trasformati in anfibi.
A meno che un pesce non subisca tutte queste ed altre metamorfosi insieme, non potrebbe vivere sulla terra asciutta, e come minimo morirebbe entro pochi minuti.

C-151-4 Cyclopoma gigasGli evoluzionisti enumerano tre differenti specie di pesci come progenitori degli anfibi. Una di queste è il famoso “fossile vivente” il Celacanto.    Dato lo spessore delle sue pinne e di alcune sue strutture ossee, questa specie è stata per anni raffigurata come la progenitrice degli anfibi.

Nel 1938, però, quando ne fu ritrovato un esemplare vivo nell’Oceano Indiano, si comprese che tutte le supposizioni immaginate dagli evoluzionisti erano del tutto sbagliate.    Circa altri 200 Celacanti vivi furono infatti pescati negli anni seguenti. E quando questi vennero studiati, risultò chiaro che i tessuti molli di questa specie non assomigliavano per niente a quelli degli anfibi, che i celacanti non erano sul punto di andare a vivere sulla terraferma, e che non nuotavano in acque basse ma nelle profondità del mare.

Dato che ora il Celacanto è “estinto” (non come essere vivente, ma come progenitore degli anfibi), la grande maggioranza degli evoluzionisti oggi propone un rimpiazzo: un gruppo di pesci della famiglia dei Ripidisti.   Le pinne di questi pesci contengono ossa e tessuti spessi come quelli dei Celacanti.

Data la differenza in queste strutture, gli evoluzionisti ora affermano che le zampe iniziarono per prime ad apparire proprio in questa specie. In effetti queste strutture, in ogni caso, non hanno alcuna somiglianza con le zampe anteriori o posteriori degli esseri che vivono sulla terraferma.    Ed inoltre, proprio come quella dei Celacanti, le pinne dei Ripidisti, sono sì collegate
flessibilmente ai muscoli del loro scheletro, ma non alla loro spina dorsale in modo da riuscire a sopportare il peso del loro corpo. In altre parole, le pinne di questi pesci non hanno alcuna sembianza con le zampe degli animali terrestri.    Inoltre i fossili degli anfibi più antichi conosciuti, hanno un bacino e delle spalle poderose – fattezze interamente assenti nei pesci. In questi cosiddetti progenitori, proposti dagli evoluzionisti, non è stata trovata alcuna traccia vestigiale di una effettiva transizione verso tali strutture dinamiche.

Harun_02Come terzi candidati al ruolo di progenitori degli anfibi, gli evoluzionisti propongono i Prototteri (della famiglia dei Dipnoi).    Queste specie possono respirare l’aria in superficie così come possono farlo con le branchie sott’acqua.    La loro struttura polmonare, comunque, non ha alcuna analogia con quella dei polmoni degli animali terrestri.
La struttura scheletrica di questi pesci è inoltre molto differente da quella degli anfibi.   Ad esempio, non vi è traccia di zampe nella configurazione delle loro pinne.   Non solo la loro spina dorsale è molto diversa, ma lo è anche la struttura dei loro organi interni.    Per potersi evolvere in anfibi, questi animali dovrebbero passare attraverso ad enormi cambiamenti.

Per esempio, al momento della formazione delle loro ossa pelviche, dei polmoni dovrebbero rimpiazzare le loro branchie, e le loro orecchie e occhi dovrebbero diventare capaci di funzionare all’aria aperta ed all’asciutto.
A prescindere da quale specie di pesci gli evoluzionisti scelgono di considerare come i cosiddetti progenitori degli anfibi, la quantità di cambiamenti che sarebbe necessaria perché un pesce diventi un anfibio, è enorme.     Ed a causa di ciò, avrebbe dovuto esserci un numero straordinario di collegamenti transitori tra i due estremi: milioni di strani esseri con pinne e piedi, con branchie e polmoni, con o senza reni, avrebbero dovuto esistere nel frattempo.    Ma non se ne è incontrato neanche uno, tra i circa 100 milioni di fossili reperiti in tutto il mondo.

Nella documentazione sui fossili, si trovano fossili completi di pesci e fossili completi di anfibi, ma nemmeno un solo fossile di una qualsiasi forma transitoria.   E questo è un fatto che confuta in pieno la teoria dell’evoluzione, e che d’altronde è accettato anche dagli stessi evoluzionisti.

Ad esempio, il Professor Robert Wesson del Massachuttes Institute of Technology – il famoso MIT – , così descrive come gli anfibi apparvero d’un tratto nella documentazione sui fossili, e come non vi sia alcuna prova di una transizione dai pesci fino a loro:
…Non vi è conoscenza di presunti stadi attraverso i quali un pesce possa aver dato origine ad un anfibio. Vi sono delle somiglianze tra i primi anfibi ed alcuni pesci con delle pinne ossee (i Ripidisti), ma i primi animali terrestri sono apparsi con quattro zampe, con spalle e cintura pelvica, con costole e teste ben distinte dal resto del corpo……Durante qualche milione di anni, 320 milioni di anni fa, una dozzina di ordini di anfibi apparve d’un tratto nella documentazione fossile, e nessuno che apparisse come il progenitore di un altro.

Harun_03Come ben chiarisce il Professor Wesson, gli animali terrestri apparvero d’un tratto nella documentazione fossile, con quattro piedi sani, con le spalle, con una cassa toracica, e con tutte le altre fattezze a loro proprie. Non è stato trovato alcun essere che si possa affermare sia stato il progenitore evolutivo di questi animali, come d’altronde viene affermato anche dal Professore di Biologia Keith Stewart Thompson, emerito Professore di Storia Naturale all’Università di Oxford:
“…A parte il fatto che non abbiamo ancora trovato alcuna forma fossile realmente intermedia tra pesci e tetrapodi (animali con quattro arti), possiamo intanto liberamente e rumorosamente litigare sulla identità del gruppo di pesci che si può presumere sia stato il progenitore dei tetrapodi.”

Dagli anfibi ai rettili

Secondo le affermazioni darwiniste, i rettili come i coccodrilli, le lucertole ed i serpenti si sono evoluti dagli anfibi. Ma gli anfibi ed i rettili hanno caratteristiche molto differenti, sotto mplti aspetti.
Una delle differenze più marcate tra i due è la struttura delle loro uova.    Quelle degli anfibi, dato che vengono deposte in acqua, posseggono la conformazione necessaria atta allo sviluppo in quell’ambiente, e sono racchiuse in una membrana permeabile, trasparente e dall’aspetto gelatinoso.   Le uova dei rettili, invece, hanno invece una struttura adatta ad un ambiente terrestre secco, con un guscio coriaceo, conosciuto come “uovo amniotico”, che permette il pasaggio dell’aria ma non dell’acqua. In questo modo, il liquido necessario allo sviluppo dell’embrione, viene preservato fino alla schiusa delle uova.
Se gli anfibi dovessero deporre le loro uova sulla terra asciutta questa si dissecherebbero in poco tempo, e gli embrioni al loro interno morirebbero.    Questo è un dato di fatto che non può essere spiegato dalla teoria dell’evoluzione, dove si sostiene che sia stata possibile la graduale evoluzione dei rettili dagli anfibi.

Se la vita sulla terra deve continuare allora le uova degli anfibi dovrebbero trasformarsi in uova amniotiche  nel corso di una sola generazione.

E nessuno può spiegare come ciò può essere reso possibile dalla selezione naturale e dalle mutazioni, i due meccanismi dell’evoluzione prospettati dagli evoluzionisti.
D’altra parte, la documentazione sui fossili non ammette alcuna spiegazione evolutiva sull’origine dei rettili. In un articolo dal titolo “Problemi sull’origine dei rettili”, il ben noto paleontologo evoluzionista Robert L. Carroll accetta la verità di questa argomentazione affermando: “..   Sfortunatamente, non si ha conoscenza neanche di un solo credibile esemplare di un anfibio progenitore di rettili, prima dell’apparizione dei veri rettili. L’assenza di tali forme ancestrali lascia irrisolti molti dei problemi relativi alla presunta transazione dagli anfibi ai rettili.”
Carroll, considerato un’autorità nel campo della paleontologia dei vertebrati, ha dovuto convenire che: “.. I primitivi amnioti si differiscono abbastanza da tutti gli anfibi Paleozoici di cui la specifica ascendenza non sia stata stabilita.” La stessa cosa viene ammessa da Stephen Jay Gould che ha scritto: “..Nessun fossile anfibio sembra sia chiaramente ancestrale rispetto alla stirpe dei vertebrati esclusivamente terrestri (rettili, uccelli e mammiferi)”.

Harun_04La specie anfibia “Seymouria” è quella che finora è stato suggerito sia una progenitrice dei rettili. Tuttavia sono stati trovati dei fossili di rettili vissuti 30 milioni di anni prima dell’apparizione della specie Seymouria sulla Terra, dimostrando così che questa non poteva essere una forma transitoria. I fossili più antichi della Seymouria risalgono al Periodo Sub-Permiano, 280 milioni di anni fa. E comunque i fossili delle due specie di rettili più antiche conosciute sono stati trovati in strati Sub-Pennsylvanian, e datati da 330 a 315 milioni di anni fa. Ed è pertanto naturalmente impossibile che dei progenitori dei rettili siano apparsi molti milioni di anni dopo i rettili stessi.
In breve, i ritrovamenti scientifici dimostrano che i rettili non apparvero sulla Terra a seguito di una graduale evoluzione, ma invece che emersero d’un tratto – e senza alcun loro progenitore.

La vera origine dei rettili marini

I rettili marini sono un altro gruppo le cui origini non possono essere spiegate dagli evoluzionisti. Ai tempi nostri, testuggini e serpenti di mare, sono esemplari di questo gruppo. Il più importante rettile marino estinto è l’Ittiosauro che gli evoluzionisti suggeriscono si sia evoluto da rettili terrestri. Ma non sono capaci di spiegare come ciò è potuto accadere, comunque, e non possono nemmeno fornire alcuna prova, dalla documentazione sui fossili, che possa avvalorare tale tesi.
Gli Ittiosauri possedevano le complesse ed uniche caratteristiche delle specie che vivono negli oceani a grande profondità. Ma gli evoluzionisti sostengono che alcuni rettili terrestri si siano adattati, così per caso, alla vita in acque aperte ed a grande profondità.
Questo scenario è impossibile!
A.S. Romer, un esperto di storia naturale dei vertebrati, afferma che avrebbe dovuto trascorrere moltissimo tempo prima che le fattezze peculiari degli Ittiosauri emergessero e pertanto l’origine di questi esseri avrebbe avuto luogo molto a ritroso nel tempo, quindi Romer conferma non esistere alcun rettile conosciuto del Periodo Permiano, che possa considerarsi un possibile progenitore di queste creature. Questa riflessione, fatta da Romer negli anni ’60, è valida ancora oggi.
Nell’articolo “Rules of the Jurassic Seas”, pubblicato su un supplemento speciale della rivista “Scientific American” nell’Aprile del 2003, si afferma che gli Ittiosauri erano adatto non solo alla vita sulle coste, ma anche alle profondità negli oceani, e che pertanto avrebbero dovuto sottostare ad enormi adattamenti, al fine di passare dalla Terra al mare, e perdendo così molte delle caratteristiche terrestri per acquistarne delle nuove, atte alla vita in acqua.

Questo, però, avrebbe richiesto un tempo lunghissimo, prima che la versione finale dell’animale potesse emergere, e solo dopo un’enorme quantità di forme transitorie. Eppure, nella documentazione sui fossili, non vi è traccia alcuna di forme transitorie tali da poter essere considerate come progenitrici degli Ittiosauri. I fossili finora scoperti sono di rettili terrestri o marini.
Sarebbe utile confrontare certe caratteristiche degli Ittiosauri con quelle dei rettili terrestri per dimostrare come sia impossibile che questi ultimi (i rettili) si siano evoluti a ritroso, nei precedenti:

Una delle caratteristiche principali che distinguono gli Ittiosauri dagli animali terrestri, sono le loro zampe appiattite che usavano per nuotare. Questi piedi piatti non appaiono negli animali terrestri. Al contrario di come sono sottili le ossa delle zampe anteriori di molti rettili, le ossa delle zampe degli Ittiosauri sono corte e larghe e tutte molto simili.
Nella maggioranza degli animali a quattro zampe, è facile distinguere le ossa del polso da quelle del palmo, negli Ittiosauri invece sono compresse strettamente insieme, in modo da rappresentare una superficie rigida ed estremamente resistente. Il fatto che tutte le ossa siano contenute in una singola struttura di tessuto connettivo, ne aumenta la solidità.

E’ interessante notare che lo stesso tipo di struttura  esiste oggi nelle balene, nei delfini, nelle foche e nelle testuggini di mare.   I piedi a tavoletta ne aumentano l’efficienza idrodinamica, dato che proprio questa forma riduce la resistenza dell’acqua.    E questo non succederebbe se le dita dei piedi fossero separate. Non si è ancora data una risposta al quesito su come siano dovuti all’evoluzione i piedi degli Ittiosauri, o anche quelli, d’altra parte, delle testuggini o dei mammiferi marini. Non vi è alcuna prova di qualsiasi tipo, di una transitorietà di questa struttura, o dalle pinne dei pesci o dai piedi dei rettili terrestri.
Anche sulla rivista Scientific American viene accettato il concetto che non vi fu alcuna graduale progressiva transizione fino ad una zampa adatta al nuoto, e si aggiunge: “…L’analisi delle membra degli Ittiosauri, in verità rivela un processo evolutivo complesso nel quale le dita erano perse, aggiunte e divise.”

Harun_05Come si è visto, la presunta evoluzione dei piedi a tavoletta degli Ittiosauri, dimostra che non vi è stato il tipo di costante sviluppo che gli evoluzionisti si aspettavano. Tuttavia, come in tutte le pubblicazioni evoluzioniste, su Scientific American questo fatto viene ignorato e, con la classica demagogia, viene inserita la seguente affermazione, per far si che i lettori continuino ad ignorare la verità: “…Ed è inutile a dirsi, che l’evoluzione non segue sempre un percorso continuo e diretto da un tratto all’altro.”
Quando gli evoluzionisti non riescono a trovare una conferma delle loro previsioni, cercano di salvare la loro teoria con dichiarazioni di questo tipo. Il fatto comunque rimane però, che i ritrovamenti nella documentazione sui fossili dimostrano chiaramente che nessuna evoluzione ha mai avuto luogo.

Un’altra differenza tra rettili ed Ittiosauri, è il numero di vertebre nella parte frontale delle loro spine dorsali. Ve ne sono fino a 20 nei rettili, ed invece fino a 40 negli Ittiosauri. In altre parole, durante il cosiddetto processo evolutivo, le mutazioni che si suppone abbiano agito su queste creature avrebbero dovuto, oltre a tutti gli altri cambiamenti, anche aggiungere 20 vertebre extra.

E naturalmente, come è ovvio aspettarsi, non vi sono tracce fossili di rettili con un certo numero transitorio di vertebre (25, 30 o 35 vertebre).
Gli animali che vanno a caccia di cibo in mare aperto hanno la possibilità di trovare solo una quantità limitata di prede.    E devono pertanto nuotare in modo da non sprecare energia, per far si che le loro lunghe cacce diano buoni risultati.    Una pinna a forma di coda è l’ideale per questo tipo di nuoto. L’animale fa fluttuare questa pinna come un remo posteriore, utile per aumentare la sua mobilità in acqua.

Gli Ittiosauri possedevano una pinna proprio di questo tipo.    Ma non esiste alcuna traccia fossile di una struttura biologica equivalente ad un precursore di tale pinna.
Come si è visto, gli Ittiosauri avevano delle caratteristiche estremamente complesse create apposta per la loro vita nelle acque profonde degli oceani.    Per disporre di questi vantaggi, un animale terrestre dovrebbe passare attraverso molte mutazioni, però benefiche.    Ma non è tuttavia possibile che, solo per caso, le caratteristiche di un essere vivente vengano modificate come se fossero state pianificate per diventare compatibili con l’ambiente in cui vive.     Delle coincidenze casuali non possono portare alla modifica delle dita del piede, delle vertebre, della struttura degli occhi, e del modo di nuotare di un animale terrestre, e neanche al tipo di disegno strutturale atto a renderlo capace di vivere in acque profonde.
Alle coincidenze manca l’intelligenza e l’intento di fare tutto ciò.

Ed infatti la documentazione sui fossili dimostra che questi rettili ebbero origine non attraverso una serie di coincidenze, ma in uu unico singolo momento, e con già insite tette le loro complesse e particolari strutture.
Nel loro libro Evolution of the Vertebrates (L’evoluzione dei vertebrati), Colbert e Morales dicono, sull ’origine di questi esseri: “..Gli Ittiosauri, sono sotto molti aspetti i più altamente specializzati tra i rettili marini, apparvero ai primi tempi del periodo Triassico.

La loro comparsa nella storia geologica dei rettili è stata repentina e sensazionale; non vi sono indizi, nei sedimenti pre-Triassici, di possibili progenitori degli Ittiosauri … il problema di base, riguardo le relazioni degli Ittiosauri con altri animali, è che non si possono trovare delle prove inoppugnabili che evidenzino legami di questi rettili con un qualsiasi altro ordine di rettili.”
Il paleontologo dei vertebrati Chris McGowan così descrive come gli Ittiosauri apparvero repentinamente nella documentazione sui fossili, senza alcun progenitore evolutivo che li precedesse: “..   Ho suggerito che gli Ittiosauri erano appena piovuti dal cielo. Quello che è imbarazzante è che non abbiamo ancora trovato i loro progenitori. Questo però non ha impedito ai paleontologi di formulare congetture, e quasi tutti i gruppi di rettili, una volta o l ’altra, sono stati prospettati come i probabili progenitori degli Ittiosauri.”
Come viene ammesso coraggiosamente da McGowan – un evoluzionista – la mancanza di prove non rappresenta un ostacolo per gli evoluzionisti nel presentare dei progenitori fittizi di rettili marini. Ma anche così, le illazioni evoluzioniste non bastano a nascondere la palese verità, e cioè che i rettili marini sono stati creati, come tutti gli altri esseri. Ed è per questa ragione che non è possibile trovare dei fossili appartenenti ai loro progenitori, nella documentazione sui fossili.

La vera origine dei mammiferi

Secondo la teoria dell ’evoluzione, alcuni rettili si sono evoluti in uccelli ed altri in mammiferi. Ma vi sono considerevoli, ben distinte differenze tra mammiferi e rettili. I rettili sono animali a sangue freddo, che si riproducono deponendo uova dal guscio coriaceo, ed i loro corpi sono ricoperti di squame. Tutti i rettili hanno sette ossa nella mascella inferiore, ma solo una nelle orecchie.

Harun_07I mammiferi, invece, sono animali a sangue caldo, partoriscono i loro cuccioli, ed hanno ghiandole mammarie e pelo sul corpo. Hanno un’unica mascella inferiore e tre ossa nelle orecchie, conosciute dagli anatomisti come martello, incudine e staffa. Se i mammiferi, con tutte i loro complessi ed interconnessi sistemi e strutture, si fossero davvero evoluti dai rettili, come per il risultato di varie mutazioni, allora nella documentazione sui fossili vi dovrebbe essere una gran quantità di specie che rispecchiano tale transizione.

Ci si aspetterebbe di trovare i resti di creature con ghiandole mammarie semisviluppate, con squame in procinto di mutarsi in pelo, qualche zampa più lunga di quelle dei rettili, ed altre ancora no, e con fattezze similari, mezzo formate ed incomplete. Ma neanche un singolo fossile di questo tipo è stato mai rinvenuto. Se degli esseri simili fossero mai esistiti,i fossili dei loro resti avrebbero dovuto arrivare fino a noi.
In aggiunta, gli evoluzionisti suggeriscono che numerosi tipi di animali, dai cavalli agli esseri umani, e dagli scoiattoli agli elefanti, si sono tutti evoluti dai rettili. Ed affermano anche che il lasso di tempo durante il quale comparvero le ghiandole mammarie durò circa 100 milioni di
anni.

Se una tale quantità di specie avesse davvero fatto la sua apparizione in un periodo così lungo, allora vi dovrebbero essere milioni di fossili delle forme di transizione. Ma nella documentazione sui fossili non se ne trova neanche una, di queste forme transitorie. Gli evoluzionisti indicano, come esempi delle forme transitorie, un gruppo di fossili appartenenti al gruppo dei Terapsidi, noti come “rettili dalle sembianze di mammiferi (o rettili-mammiferi).” Ma come si vedrà nel capitolo “False Forme Transitorie ”, queste loro affermazioni sono invalide.
Questi “rettili dalle sembianze di mammiferi,” di cui si dice che siano i progenitori dei mammiferi, sono tutti estinti. Ed anche queste creature sono apparse repentinamente nella documentazione sui fossili, ed altrettanto repentinamente sono scomparse.
Il fatto che siano estinte, dà agli evoluzionisti l ’opportunità di prospettare varie immaginarie congetture, a volontà, così come hanno fatto con i Celacanti.    Ma cercare di far credere che esistono delle somiglianze tra le specie, solo sulla base di poche ossa, non è un metodo che dà affidamento.

Alcuni evoluzionisti sbagliano quando pensano che degli animali con scheletri simili, posseggano anche tessuti connettivi simili. Michael Denton così commenta questo errore degli evoluzionisti:
“..Inoltre vi è sempre la possibilità che dei gruppi, come i rettili dalle sembianze di mammiferi (rettili-mammiferi)di cui non è rimasto alcun esemplare vivente,possano aver posseduto delle caratteristiche,nella biologia dei loro tessuti, completamente differenti da quelle di ogni altro rettile o mammifero di cui si ha conoscenza.    La qual cosa li eliminerebbe dal novero dei potenziali progenitori dei mammiferi, un po’ come quando la scoperta dei Celacanti ha rivelato delle caratteristiche, nella anatomia dei loro tessuti, che erano inaspettate e che hanno fatto sollevare dei dubbi sullo stato ancestrale dei loro parenti Ripidistiani.”
Dopo aver studiato i teschi ed i cervelli dei cosiddetti rettili-mammiferi, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che questi esseri non possedevano le caratteristiche dei mammiferi, ma somigliavano del tutto ai rettili.

Harun_08I mammiferi si distinguono dai rettili (ivi inclusi i rettili-mammiferi) dalle dimensioni dei loro cervelli:
“..Considerazioni di questo tipo offuscano lo status di altri classici gruppi intermedi come i rettili-mammiferi, un gruppo di rettili estinti nei quali la morfologia del teschio e della mascella era molto vicina a quella dei mammiferi. Non si può escludere la possibilità che i rettili-mammiferi fossero del tutto come i rettili, in termini di anatomia e fisiologia. La sola prova che abbiamo, riguardo la biologia dei loro tessuti, è la conformazione interna dei loro crani, che suggerisce, per quanto riguarda il loro sistema nervoso centrale, una totale appartenenza al gruppo dei rettili.J erison, che probabilmente ha avuto più esperienza, nello studio della conformazione interna dei crani, di qualsiasi altra autorità in questo campo, così commenta circa i cervelli dei rettili-mammiferi: “ … questi animali avevano dei cervelli dalle dimensioni tipiche dei vertebrati inferiori… “  E dato che la parte interna dei loro crani aveva un volume molto vicino alle dimensioni previste del cervello, e dato anche che la parte interna del cranio è il limite massimo delle dimensioni che può raggiungere la massa cerebrale, i rettili-mammiferi non potevano aver avuto dei cervelli di dimensioni pari a quelle dei mammiferi … In breve, i rettili-mammiferi erano rettili e non mammiferi, per quanto riguarda l’evoluzione dei loro cervelli…

Il primo mammifero di cui si ha una ragionevole prova, il Triconodonte del periodo Giurassico superiore, era apparentemente o molto vicino o già al livello dei “primitivi ” mammiferi viventi, come gli insettivori o gli opossum della Virginia. Di fatto, i rettili-mammiferi furono descritti così solo in base alle somiglianze delle loro giunture mascellari.

Rimane il fatto, comunque, che una singola caratteristica non è sufficiente a permettere una simile definizione.”
Gli studi su questi esseri hanno portato alla conclusione che essi non hanno niente in comune con i mammiferi.   Nel 1973,ad esempio, il Dr. K.A. Kermack ed altri ricercatori della Università di  Londra hanno descritto il Morganucodonte come appartenente ai Cinodonti, una cosiddetta forma transitoria con sembianze avanzate di rettile.    Un certo numero di frammenti di Morganucodonte, trovati sia nel Galles che in Cina, dimostrarono che gli stessi stadi “evolutivi ” avevano avuto luogo su per giù allo stesso tempo, in due parti del mondo completamente differenti, divise tra loro da migliaia di miglia – il che è impossibile.. I ricercatori affermarono che, dal punto di vista delle loro ossa mandibolari, il Morganucodonte ed il Kuehneotherium, scoperto in precedenza, erano senza dubbio ambedue dei rettili.
Un altro problema per queste creature, che si affermava costituissero le forme transitorie tra i rettili ed i mammiferi, riguarda l’epoca della loro origine.    Questi rettili-mammiferi apparvero non alla fine della grande Età dei Rettili, ma al suo inizio.    E questo significa, secondo l ’immaginario albero dell ’evoluzione, che essi apparvero 100 milioni di anni troppo presto.
Tom Kemp, nel suo articolo evoluzionista “The Reptiles that Became Mammals (I Rettili che divennero Mammiferi),” pubblicato sulla rivista New Scientist, ammette che i rettili-mammiferi apparvero d’un tratto nella documentazione sui fossili:
“..Come ben si sa, la maggioranza delle specie fossili apparve istantaneamente nella documentazione sui fossili, continuò per milioni di anni, virtualmente senza alcun cambiamento, per poi sparire d’improvviso.”
Tutto questo dimostra che la supposizione che i rettili si siano evoluti in mammiferi non ha basi scientifiche.

È ancora attuale il dilemma che ha forzato il paleontologo evoluzionista Roger Lewin ad ammettere che “La transizione al primo mammifero … è ancora un enigma..”
D’altra parte, anche l’origine delle classi di mammiferi è oscura, per quanto concerne la teoria dell’evoluzione. Eric Lombard ne scrive così al riguardo sulla rivista Evolution :
“.. Quelli che cercano specifiche informazioni atte alla realizzazione di filogenesi di gruppi di mammiferi, rimarranno delusi.”
Come per tutti gli altri gruppi, l’origine dei mammiferi non è per niente compatibile con la teoria dell’evoluzione.

La vera origine dei mammiferi marini

Proprio come i mammiferi terrestri, le balene ed i delfini partoriscono, allattano i loro cuccioli,
respirano a mezzo di polmoni, e sono di sangue caldo. Per gli evoluzionisti l’origine di questo gruppo, noto come mammiferi marini, è una delle cose più difficili da spiegare. Nella maggior parte della loro documentazione essi suggeriscono che i progenitori dei mammiferi marini vivevano sulla terra asciutta e che, dopo un lungo periodo di tempo, si sono evoluti in modo da adattarsi alla vita in un ambiente marino. Secondo questo punto di vista, i mammiferi marini – i cui presunti progenitori i pesci, si presume siano passati attraverso una transizione dal mare alla terra –sono poi ritornati in acqua, come risultato di ulteriori cosiddette pressioni evolutive. Il fatto è, comunque, che non vi è alcuna prova paleontologica in supporto a tale teoria, che sfida anche ogni logica.
L ’affermazione contenuta nella teoria dell’evoluzione, riguardo l’origine delle balene, si basa su una sequenza di fossili, dove una serie di specie sono disposte in una sequenza immaginaria , e poi sono presentate come le forme transitorie dell’evoluzione delle balene.

Secondo gli evoluzionisti, la sequenza geologica seguita da queste creature è la seguente: Pakicetus (50 milioni di anni fa); Ambulocetus (49 milioni di anni fa); Rodhocetus (46.5 milioni di anni fa); Procetus (45 milioni di anni fa); Kutchicetus (da 43 a 46 milioni di anni fa); Dorudon (37
milioni di anni fa) ;Basilosaurus (37 milioni di anni fa); ed infine, Aetiocetus (da 24 a 26 milioni di anni fa).
Ma vi sono diversi aspetti ingannevoli in questo schema, tra i quali il principale è: Le prime due creature elencate, Pakicetus and Ambulocetus, vengono indicate dagli evoluzionisti come “balene camminanti ”. Ebbene, dichiarare questi due mammiferi come balene è un ’affermazione illusoria, addirittura comica.
Consideriamo dapprima il Pakicetus inachus . La comparazione dei fossili di questo mammifero estinto iniziò nel 1983. Gli scopritori del fossile, Philip D. Gingerich ed i suoi colleghi, non esitarono a dichiararlo una “balena primitiva ”, sebbene ne avessero trovato solo il teschio.
Ma in effetti questo fossile non ha alcun collegamento con le balene. Il suo scheletro a quattro zampe somiglia a quello dei lupi d’oggigiorno. Il fossile fu scoperto in uno strato contenente ossido di ferro assieme a dei fossili terrestri di lumache, tartarughe e coccodrilli.

In altre parole, il fossile era parte della terraferma, e non di un precedente letto marino.
Questo abitante terrestre a quattro zampe fu dichiarato una “balena primitiva ” solo per alcuni dettagli dei suoi denti e delle ossa delle sue orecchie! Il fatto è, invece,che queste caratteristiche non sono una prova su cui stabilire che esisteva un grado di parentela tra il Pakicetus e le balene di oggi. Anche gli evoluzionisti ammettono che presupporre parentele così campate in aria tra gli esseri viventi, è un modo di fare di solito estremamente inaccorto. Se l’ornitorinco – un mammifero che depone uova, esistente in Australia – e le anatre fossero ambedue estinti, allora gli evoluzionisti, con la stessa logica, e considerando inizialmente solo i loro becchi e le loro uova, li dichiarerebbero parenti.

Harun_06Però l ’ornitorinco è un mammifero,e le anatre sono uccelli,e la teoria dell’evoluzione non può stabilire alcun legame tra loro. E non può neanche farlo nel caso del Pakicetus inachus che, malgrado gli evoluzionisti dichiarino sia una balena primitiva, è invece una specie unica con le sue
particolari caratteristiche anatomiche. Anche Carroll, una preminente autorità nel campo della paleontologia dei vertebrati, afferma che la famiglia dei Mesonicoidei, nella quale dovrebbe essere inserito il Pakicetus ,“era la combinazione di questi cambiamenti.” Ed anche preminenti evoluzionisti come Gould accettano il fatto che tali “creature mosaico ” non possono essere considerate come forme di transizione.
In un articolo dal titolo “The Overselling of Whale Evolution (La Sopravvalutazione della Evoluzione della Balena), ” lo scrittore creazionista Ashby L. Camp spiega l’invalidità  dell’affermazione che le Archaeocetae (Archeoceti – il cui nome latino significa “balene arcaiche ”) – parte della classe dei Mesonicoidei di cui i mammiferi terrestri come il Pakicetus sono membri – siano in effetti delle balene:

“..La ragione per cui gli evoluzionisti sono portati a credere che i Mesonicoidei abbiano dato origine agli Archeoceti, nonostante l ’impossibilità di identificarne alcuna specie nella effettiva discendenza, è che i Mesonicoidei e gli Archeoceti, di cui si ha conoscenza, hanno una qualche rassomiglianza.    Ma queste somiglianze,comunque, non sono sufficienti a farne un caso di ascendenza, specialmente considerandone le enormi differenze.     La natura soggettiva di queste comparazioni è evidente, se si considera che gli evoluzionisti hanno indicato molti gruppi di mammiferi, ed anche rettili, come progenitori delle balene.”
Nell’immaginario albero dell’evoluzione, la seconda creatura estinta dopo il Pakicetus è l’Ambulocetus natans [In Latino “balena camminante ”].    Questo fossile, per la prima volta annunciato in un articolo della rivista Science nel 1994, era un animale terrestre che gli evoluzionisti, con la solita tecnica di forzatura dei fatti, hanno cercato di far passare come una balena.

La verità, ancora una volta, è che non vi è alcuna prova che o il Pakicetus o l’Ambulocetus abbiano un qualche grado di parentela con le balene.    Dopo queste due specie, lo schema evoluzionista si sposta sui mammiferi marini, listando specie di balene estinte di Archeoceti come il Protocetus ed il Rodhocetus . Queste creature sono in effetti dei mammiferi marini estinti.

Vi sono però enormi differenze anatomiche tra loro ed il Pakicetus e l’Ambulocetus . I loro resti fossili dimostrano chiaramente che queste non sono le forme di transizione che colleghino insieme le specie di qualsiasi serie:
L’Ambulocetus è un animale terrestre a quattro zampe.La sua spina dorsale termina all ’altezza del bacino, a cui sono collegate le poderose ossa delle zampe.   Questa è la tipica anatomia di un mammifero terrestre.    Le balene, invece, non hanno un bacino, e la loro spina dorsale continua ininterrotta giù fino alla coda.

Il Basilosaurus , che si pensa sia esistito 10 milioni di anni dopo  l’Ambulocetus, possiede la stessa esatta anatomia.    In altre parole, è una tipica balena.    Non esiste alcuna forma transitoria tra l’Ambulocetus , un tipico animale terrestre, ed il Basilosaurus, una tipica balena.

Fine parte terza – Continua

Articolo curato per Metamorfosi Aliene da Marco Saccenti

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