saint_patricks_001tratto da: Massimo INTROVIGNE, L’ultimo viaggio di Tocqueville.   L’enciclica itinerante di Benedetto XVI sugli Stati Uniti, in cesnur.org.

Un lungo articolo di Massimo Introvigne sul viaggio di Benedetto XVI negli Usa (15-21 aprile 2008) si conclude con alcune considerazioni sull’architettura neo-gotica

[…] In questo senso è più di una mera curiosità l’appassionata difesa dell’architettura neo-gotica della cattedrale di Saint Patrick a New York, un’architettura che si ripresenta in tante cattedrali e chiese degli Stati Uniti e che spesso si tende a svalutare come mera imitazione del Medioevo separata dalle tendenze principali dell’arte moderna.
Anzitutto, nota Benedetto XVI, «come tutte le cattedrali gotiche, essa è una struttura molto complessa, le cui proporzioni precise ed armoniose simboleggiano l’unità della creazione di Dio.
Gli artisti medievali spesso rappresentavano Cristo, la Parola creatrice di Dio, come un “geometra” celeste, col compasso in mano, che ordina il cosmo con infinita sapienza e determinazione.
Una simile immagine non ci fa forse venire in mente il nostro bisogno di vedere tutte le cose con gli occhi della fede, per poterle in questo modo comprendere nella loro prospettiva più vera, nell’unità del piano eterno di Dio?» (Benedetto XVI 2008m).

In secondo luogo, «le finestre con vetrate istoriate […] inondano l’ambiente interno di una luce mistica.   Viste da fuori, tali finestre appaiono scure, pesanti, addirittura tetre.
Ma quando si entra nella chiesa, esse all’improvviso prendono vita; riflettendo la luce che le attraversa rivelano tutto il loro splendore.
Molti scrittori – qui in America possiamo pensare al [narratore romantico] Nathaniel Hawthorne [1804-1864] – hanno usato l’immagine dei vetri istoriati per illustrare il mistero della Chiesa stessa.
È solo dal di dentro, dall’esperienza di fede e di vita ecclesiale che vediamo la Chiesa così come è veramente: inondata di grazia, splendente di bellezza, adorna dei molteplici doni dello Spirito» (ibidem).

saint_patricks_002Molti hanno notato il fascino che tutto quanto è medioevale esercita sull’opinione pubblica degli Stati Uniti.
Il dibattito su questo fascino riproduce, in fondo, quello sulle origini degli Stati Uniti.
Per chi pensa che gli Stati Uniti siano una nazione che nasce da una profonda esperienza religiosa, la passione per il Medioevo, se non ha sempre prodotto opere d’arte di particolare valore, manifesta però la volontà di ricollegarsi alle radici cristiane più antiche, quelle europee.

Chi invece per ragioni ideologiche vuole vedere nell’esperienza americana delle origini solo l’individualismo e il razionalismo denuncerà questo gusto statunitense come kitsch o anacronismo, sulla scia di “A Connecticut Yankee in King Arthur’s Court” (Twain 1889), il romanzo satirico profondamente anti-medioevale di un cantore dell’ethos americano nella sua presunta versione non religiosa e anticlericale, Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, 1835-1910).

Quando si accosta l’aggettivo «americano» al sostantivo «gotico» viene in mente anche quello che molti considerano il quadro «nazionale» degli Stati Uniti, “American Gothic”, dipinto nel 1930 da Grant Wood (1891-1942).
Il quadro è stato ammesso nel canone «politicamente corretto» dell’arte americana sostenendo che Wood volesse denunciare il carattere malinconico e ipocrita del «Medioevo» in cui ancora vivevano i contadini degli Stati Uniti del suo tempo, mentre è assai più probabile che l’artista considerasse quegli stessi contadini come portatori di valori apprezzabili e positivi (Biel 2005).

La scelta per Saint Patrick del «puro stile gotico» (Benedetto XVI 2008m) da parte dell’arcivescovo John Hughes (1797-1864) non fu, secondo Benedetto XVI, casuale.
L’arcivescovo «voleva che questa cattedrale ricordasse alla giovane Chiesa in America la grande tradizione spirituale di cui era erede» (ibidem).   La scelta neo-gotica mirava precisamente a sottolineare la continuità fra la storia cristiana della giovane nazione americana e quella secolare dell’Europa.

saint_patricks_004Benedetto XVI – intervenendo sulla questione del gusto medievalista e neo-gotico nella cultura americana – certamente non si pone dal punto di vista del critico d’arte, ma sceglie piuttosto di valorizzarne la dimensione spirituale, e l’aspirazione soggiacente a inserirsi nella «grande» storia della cristianità.

Anche il neo-gotico e la presenza del fascino per il Medioevo nella “popular culture” americana richiamano il concetto di “Magna Europa”.
E l’accostamento singolarmente favorevole del Pontefice a questo gusto, pure controverso, ribadisce il giudizio positivo – che non ignora le ombre, ma sceglie anzitutto di valorizzare le luci – su una nazione, sulle sue origini e su una sostanziale continuità con l’Europa cristiana che pretestuose riletture ideologiche della storia vorrebbero oggi ostinatamente negare.

Fonte

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