DARWIN-5-009Tratto dal libro “Il dilemma della forma transitoria” di Harun Yahya (Adnan Oktar). Editore Global Publishing – Istambul Turchia – www.harunyahya.com

L’origine dell’uomo

L’origine del genere umano è una delle controversie più problematiche per gli evoluzionisti. La postura eretta dello scheletro, l’uso delle mani, il cervello, il teschio e molte altre caratteristiche fisiologiche ed anatomiche umane, come pure l’intelletto e la coscienza – sono tutte ben diverse da quelle di ogni altro essere vivente.
Gli evoluzionisti affermano che noi umani ci siamo evoluti da uno stesso immaginario progenitore che abbiamo in comune con le scimmie. Ma non sono ancora riusciti a spiegare come si sono verificati i cambiamenti necessari per arrivare a questa evoluzione.

Ci provano semplicemente vagheggiando su delle immaginarie mutazioni avvenute per caso, ma non esiste alcuna prova, nella documentazione dei fossili, dei vari stadi di sviluppo di ogni caratteristica umana, che si sarebbero dovuti verificare.
In verità, gli evoluzionisti non sono in possesso neanche di un singolo fossile atto a dimostrare la cosiddetta evoluzione dell’uomo.
Il biologo e matematico Marcel-Paul Schutzenberger riassume alcune delle difficoltà con cui si confronta la teoria dell’evoluzione, per quanto riguarda l’origine degli esseri umani:

“…Sia i gradualisti che i sostenitori delle mutazioni genetiche sono del tutto incapaci di fornire una spiegazione convincente dell’apparizione quasi simultanea del gran numero di sistemi biologici che distinguono gli esseri umani dalla specie dei primati più evoluti.  E cioè il bipedalismo, con la concomitante modifica del bacino, e senza dubbio, il cervelletto; una mano molto più abile, con un dattilogramma che conferisce un senso tattile eccezionalmente affinato; le modifiche alla faringe che hanno reso possibile la fonazione; la modifica al sistema nervoso centrale, specialmente al livello dei lobi temporali, che permette il riconoscimento vocale.
Dal punto di vista dell’embriogenesi, questi sistemi anatomici sono completamente differenti l’uno dall’altro. Ogni modifica costituisce un dono … ed è stupefacente che questi doni si siano sviluppati simultaneamente.
Qualcuno tra gli evoluzionisti parla di una predisposizione del genoma. Ma è davvero possibile che qualcuno possa identificare tale predisposizione, supponendo che ci sia veramente stata?   Era presente nei primi pesci?   La realtà è che ci stiamo confrontando con un totale fallimento concettuale.”

DARWIN-5-006Per occultare questa loro posizione senza speranza, riguardo la presunta evoluzione dell’Uomo, ed anche per consolarsi, gli evoluzionisti hanno predisposto, in una sequenza immaginaria, dei fossili provenienti da varie specie estinte di scimmie e razze umane. Nessuno di questi resti rivela una progressione da esseri di tipo scimmiesco fino all’uomo. Gli evoluzionisti cercano di dare una presunta sembianza scientifica alla teoria dell’evoluzione, con modelli e disegni immaginari, ed interpretazioni distorte di fossili selezionati a tale scopo.
Henry Gee, direttore della rivista Nature , ha affermato, in un articolo del 12 luglio 2001, che i fossili che gli evoluzionisti affermano rappresentino i progenitori dell’uomo moderno, non seguono una progressione dal più primitivo al più avanzato – ma che, al contrario, questi fossili apparvero improvvisamente nella documentazione sui fossili.

Nell’articolo viene anche spiegato che le forme transitorie, attese per più di 150 anni come prove della teoria dell’evoluzione, non esistono, e che le differenti specie apparvero tutte inaspettatamente.
Nel suo libro In Search of Deep Time (Alla Ricerca del Tempo Passato) Gee afferma che il cosiddetto piano dell’evoluzione umana non fornisce alcuna informazione sulle relazioni tra antenati e discendenti e che non risulta che gli esseri umani abbiano seguito uno sviluppo graduale.

Ed afferma inoltre che le specie viventi, inserite nel piano, sono apparse in località completamente differenti.
Gee evidenzia di nuovo così la mancanza di prove della cosiddetta evoluzione del genere umano:

“…Le prove fossili della storia dell’evoluzione umana sono frammentarie, ed aperte a varie interpretazioni.
Le prove fossili dell’evoluzione dello scimpanzé poi mancano del tutto.”

Gee non è il solo ad ammettere tutto questo. In un articolo sulla rivista Nature , il Professor Bernard Wood della George Washington University, scrive che le origini evolutive dell’Uomo sono avvolte nell’oscurità:

“…È un fatto rilevante che la tassonomia e le relazioni filogenetiche, dei primi rappresentanti conosciuti del genere umano, siano rimaste ancora poco chiare. I progressi nelle tecniche per la precisa datazione e rivalutazione degli stessi fossili, hanno comunque reso indifendibile un semplice modello di una linea diretta di evoluzione umana, dove l’Homo habilis succede agli australopitecini e poi si evolve da Homo erectus fino a Homo sapiens — ma non è emerso ancora, però, alcun chiaro consenso alternativo.”

DARWIN-5-001Richard C. Lewontin, professore al Museo di Zoologia Comparativa dell’Università di Harvard, così ammette che, nella documentazione sui fossili, non vi è alcuna prova della cosiddetta evoluzione umana:

“…Se si considera il remoto passato, prima dell’origine della effettiva specie dell’Homo sapiens, ci si trova di fronte ad una documentazione sui fossili frammentaria e scollegata. Nonostante le entusiaste ed ottimistiche affermazioni, fatte da alcuni paleontologi, non si può stabilire come diretta progenitrice dell’uomo, alcuna specie fossile di ominidi … Le forme più primitive riconosciute come ominidi, sono i famosi fossili che furono trovati, associati ad utensili primitivi in pietra, da Mary e Louis Leakey  nell’Olduvai Gorge, ed anche altrove, in Africa.
Questi fossili ominidi vissero più di un milione e mezzo di anni fa, ed avevano un cervello grande la metà del nostro. Certamente non erano membri della nostra specie, e non si sa neanche se erano della stessa nostra linea ancestrale, o solo di una linea parallela di discendenza, rassomigliante ai nostri diretti progenitori.”

In un articolo dal titolo “How Man Began (Come ha Avuto Inizio l’Uomo),” Michael D. Lemonick, condirettore della rivista Time, e ligio evoluzionista, così descrive la disperazione dei suoi colleghi sul soggetto dell’evoluzione umana:

“…Malgrado scavi durati più di un secolo, la documentazione sui fossili rimane così scarsa, da far impazzire. Con così pochi indizi, anche un solo osso che non si adatti all’idea che ci si è fatta, può mandare tutto all’aria.
In effetti quasi ogni importante scoperta attuata ha portato dissensi nel raziocinio convenzionale, ed ha costretto gli scienziati a preparare alla svelta nuove teorie, tra furiosi dibattiti.”

Ed è significativo che, nonostante ora sappiano benissimo che non esiste alcuna prova dell’evoluzione dell’uomo, gli evoluzionisti si sentano ancora obbligati a difendere la loro teoria.
E questo sta a dimostrare quanto siano fanatici al riguardo, e di come siano capaci di agire in violazione sia della scienza che della ragione.

Gli immaginari progenitori degli evoluzionisti

L’idea dell’evoluzione umana, priva di qualsiasi prova a suo sostegno, indica l’inizio dell’albero della famiglia umana con una specie di scimmie conosciuta come Australopiteco, affermando che questi arrivò gradualmente ad assumere una postura eretta.
E che poi il suo cervello crebbe sempre di più fino a quando, dopo un certo numero di stadi generazionali, arrivò ad evolversi  nell’uomo moderno, l’Homo sapiens.
Ma, ancora una volta, non vi è niente nella documentazione sui fossili che possa convalidare un tale scenario.
Malgrado tutte le affermazioni sulle forme di transizione, c’è una barriera insormontabile, tra i fossili umani e quelli delle scimmie. Ed inoltre si è dimostrato che quelle specie dapprima descritte come progenitrici una dell’altra, in effetti erano vissute negli stessi periodi.

Australopiteco

Gli evoluzionisti chiamano il presunto primo progenitore del genere umano Australopiteco, che significa “la scimmia del sud.” Sebbene vi siano varie specie di Australopiteco, solo l’Afarensis è in effetti considerato il diretto progenitore degli esseri umani. (Si tratta della specie rappresentata da “Lucy,” scoperta nel 1974 e proclamata in tutto il mondo come la prova dell’evoluzione).
Le dettagliate analisi sui fossili dell’Australopiteco, però, hanno rivelato che questi erano in effetti i fossili di una specie estinta di scimmie.

DARWIN-5-010Si è pensato che gli Australopitecini siano apparsi per la prima volta in Africa, circa 4 milioni di anni fa, e che siano sopravvissuti fino a circa 1 milione di anni fa. Tutte queste scimmie, ora estinte, somigliavano alle scimmie del giorno d’oggi.
Il volume dei loro cervelli era equivalente o più piccolo di quello degli odierni scimpanzé.
Avevano dei noduli sulle ossa delle mani e dei piedi che rendevano possibile l’arrampicarsi sugli alberi – proprio come fanno le scimmie moderne; ed i loro piedi erano prensili per aiutarsi nelle arrampicate.

Erano bassi, al massimo circa 130 centimetri (51 pollici) di altezza e, come le scimmie attuali, i maschi erano più grossi delle femmine. Molte altre caratteristiche – come centinaia di dettagli dei loro teschi, occhi ravvicinati, denti incisivi affilati, struttura delle mascelle, braccia lunghe e gambe corte – tutte dimostrano che vi era ben poca differenza con le scimmie viventi oggi.
Gli evoluzionisti affermano che sebbene gli Australopitecini possedessero un’anatomia del tutto scimmiesca, camminavano diritti – al contrario delle scimmie moderne.
In effetti, comunque, molti studi condotti sull’Australopiteco hanno portato alla conclusione che questi non camminavano diritti, e che non erano bipedi:

1.  Lord Zuckerman, un anatomista famoso in tutto il mondo, malgrado sia in favore della teoria dell’evoluzione è giunto anch’egli alla conclusione che gli Australopitecini fossero solo una specie di scimmie, e che sicuramente non camminavano in posizione eretta.
2.  Charles E.Oxnard, ben noto per le sue ricerche al riguardo, e la sua squadra di ricercatori, sono tutti arrivati alla conclusione che la struttura scheletrica dell’Australopiteco somigliava a quella degli oranghi di oggi.
3.  Nel 1994, Fred Spoor della London Global University, e la sua squadra, hanno condotto uno studio a largo raggio sullo scheletro dell’Australopiteco per arrivare ad una conclusione definitiva. Lo studio fu eseguito sulla coclea, un organo all’interno dell’orecchio che determina la posizione del corpo rispetto al suolo. Spoor stabilì che l’Australopiteco non camminava allo stesso modo degli esseri umani.
4.  Nel 2000, in uno studio di Brian G. Richmond e David S. Strait, pubblicato sulla rivista Nature, si è discusso sulle ossa dell’avambraccio dell’Australopiteco.

Degli studi anatomici comparativi hanno dimostrato che questa specie aveva la stessa anatomia dell’avambraccio di quella delle odierne scimmie quadrupedi.

In effetti, già anni prima il famoso evoluzionista Richard Leakey aveva detto che il modo di camminare degli Australopitecini somigliava a quello delle scimmie:

“Gli Australopitecini Rudolf, infatti, camminavano molto probabilmente con le braccia penzoloni e le nocche quasi a terra, in un modo non diverso da quello delle scimmie africane ancora oggi esistenti.”

DARWIN-5-004Christine Berg, istruttore alla Scuola di Medicina della Washington University, in un articolo del 1994 sul Journal of Human Evolution, concluse che il modo di camminare e la postura degli Australopitechi erano molto differenti da quelli degli esseri umani:

“…I risultati attuali ci portano alla conclusione che il comportamento da bipede degli Australopitechi si differenziava da quello dell’Homo. Non solo gli Australopitechi erano meno capaci di mantenere  l’estensione dell’anca e del ginocchio durante il cammino, ma probabilmente muovevano il bacino e gli arti inferiori in modo diverso.
Ci sembra che l ’andatura degli australopitecini differisse significativamente da quella degli umani, camminando dondolandosi un po’ sulle anche e con ampi movimenti rotatori del bacino e delle spalle rispetto alla colonna vertebrale. Questa andatura sicuramente richiedeva uno sforzo ed un costo energetico più grande di quello dell’andatura su due piedi propria dell’uomo.”

Il Professor Peter Andrews, del Dipartimento di Paleontologia del Museo di Storia Naturale di Londra, dichiara che gli Australopitecini palesano delle caratteristiche più scimmiesche, e che la struttura dei loro piedi è la più adatta ad una vita sugli alberi. In un suo articolo sulla rivista Nature, il Professor Andrews dice:

“…Anche i loro modelli di sviluppo erano più da scimmie che da umani. Anche se, da un punto di vista filogenetico, siano stati o no degli ominidi, a me sembra che ecologicamente possano comunque essere considerati scimmie.”

Anche il Professor Charles E. Oxnard è d’accordo sul fatto che gli Australopitecini non possono rappresentare una forma di transizione e che non sono simili agli umani, ma piuttosto che costituiscono un gruppo unico:

“…In ogni caso, sebbene gli studi iniziali suggerivano che i fossili sono simili agli umani, o al massimo intermedi tra gli umani e le scimmie africane, lo studio dei fossili completi dimostra che differiscono sia dagli umani che dalle scimmie, ancora di più di quanto questi due gruppi oggi viventi differiscano uno dall’altro. Gli Australopitecini sono unici.”

Anche sulla ben nota rivista Francese Science e Vie (Scienza e Vita), ed altre pubblicazioni del genere, viene accettata l’idea che l’Australopiteco non possa essere considerato il progenitore  dell’uomo.
La rivista trattò questo soggetto come l’articolo di copertina nella edizione del maggio 1999, che aveva a che fare con Lucy, considerata l’esemplare fossile più importante della specie Australopiteco afarensis.

DARWIN-5-011Sotto il titolo di testa “Adieu Lucy ”, nell’articolo si affermava che le scimmie Australopitechi non erano i progenitori degli umani, e che dovevano essere rimossi  dall’albero evolutivo degli uomini.
Nella giungla Bwindi, in Uganda, ci si è imbattuti in una definitiva scoperta, che rivela la invalidità delle tesi che gli Australopitechi camminassero su due gambe.
Il ricercatore della Liverpool University, Robin Crompton, ha scoperto che in quella giungla gli scimpanzé camminano su due gambe.
In un rapporto dal titolo “Chimps on Two Legs Run Through Darwin’s Theory (Gli scimpanzé su due gambe corrono nel mezzo della teoria di Darwin),” il commento di Crompton è:

“Questo è in contrasto con l’idea finora accettata che noi ci siamo evoluti dagli scimpanzé, che camminavano con le braccia penzoloni e le nocche quasi a terra – o addirittura su tutte e quattro le zampe.”

Come si vede, non vi è alcuna ragione per considerare l’Australopiteco come il progenitore  dell’uomo.
Le creature appartenenti a questa specie erano solo una specie estinta di scimmie.

Homo Habilis

Il fatto che lo scheletro ed il teschio dell’Australopiteco sono virtualmente identici a quelli degli scimpanzè, e che delle prove accurate smentiscono la teoria che essi camminassero in posizione eretta, ha lasciato i paleontologi evoluzionisti in una posizione alquanto difficile, dato che nel loro schema immaginario l’Australopiteco veniva seguito dall’Homo erectus.
Come suggerisce il suo nome in latino, l’Homo erectus è del genere umano, ed il suo scheletro è completamente eretto, con un teschio grande due volte quello dell’Australopiteco.
Anche secondo la teoria  dell’evoluzione, è impossibile che ci sia una transizione diretta da una specie di scimmie scimpanzè come l’Australopiteco fino all’Homo erectus, la cui struttura scheletrica non differisce da quella degli uomini del giorno d’oggi.
Tra le due specie ci sarebbero voluti delle connessioni, o in altre parole delle forme di transizione.
Ebbene, il concetto di Homo habilis è nato da questa necessità.

La classificazione di Homo habilis fu per prima suggerita negli anni ’60 dalla famiglia dei Leakey, cacciatori di fossili.

DARWIN-5-012Secondo i Leakey, questa nuova specie aveva la capacità di camminare eretta, un cervello relativamente grande, e l’abilità di usare degli attrezzi di pietra e di legno – e potevano pertanto essere i progenitori dell’uomo.
A metà degli anni ’80, però, dei nuovi fossili appena scoperti, appartenenti alla stessa specie, fecero completamente cambiare quest’opinione.
Basandosi su quei fossili, i ricercatori Bernard Wood e Loring Brace dissero che invece della classificazione Homo habilis, che significa “umano che usa attrezzi,” si sarebbe dovuto usare la classificazione Australopithecus habilis ,che significa “Scimmia Sud Africana che usa attrezzi.”

E ciò perché l’Homo habilis aveva moltissime caratteristiche uguali a quelle delle scimmie del genere Australopiteco.
Proprio come questi, possedeva braccia lunghe, gambe corte ed una struttura scheletrica scimmiesca.   Le sue mani e piedi erano fatte apposta per arrampicarsi.   La sua struttura mascellare somigliava del tutto a quella delle scimmie odierne.

Ed il volume del suo cervello, di appena 630 centimetri cubici, era un’altra indicazione che si trattava di una specie di scimmie.
In breve, l’Homo habilis, descritto da qualcuno come se fosse stata una forma di transizione, era in effetti una specie estinta di scimmie – come tutti gli Australopitecini.
Una ricerca condotta negli anni seguenti ha rivelato che l’Homo habilis era infatti una creatura per niente differente dall’Australopiteco.   I fossili di uno scheletro e di un teschio, catalogati come OH62, scoperti da Tim White nel 1984, dimostrarono che questa specie, come le scimmie odierne, possedeva un cervello piccolo, lunghe braccia atte ad arrampicarsi, e gambe corte.

Delle analisi dettagliate condotte dall’antropologa Americana Holly Smith nel 1994, dimostrarono ancora una volta che l’Homo habilis era in effetti una scimmia, e non un essere umano.
Dopo aver analizzato i denti delle specie Australopithecus, Homo habilis, Homo erectus e Homo neandertalensis, la Smith disse:

“…Restringendo l’analisi dei fossili a degli esemplari che soddisfino questi criteri, gli schemi dello sviluppo dentario di gracili Australopitecini e di Homo habilis rimangono classificati come scimmie Africane.
Quelli dell’Homo erectus e Neanderthals come umani.”

In quello stesso anno Fred Spoor, Bernard Wood e Frans Zonneveld arrivarono alla stessa conclusione, ma con un metodo molto differente, basato su una analisi comparativa dei canali semisferici della parte interna dell’orecchio delle scimmie e degli esseri umani, che servono a far mantenere l’equilibrio.
Spoor, Wood e Zonneveld spiegarono come i primi fossili che palesassero una morfologia umana appartenevano al gruppo dell’Homo erectus, ma che l’Australopiteco – ed il Parantropo, conosciuto come l’Australopiteco robustus – avevano le classiche caratteristiche delle scimmie:

“…Tra i fossili ominidi,la prima specie con una evidente morfologia umana moderna è quella dell’Homo erectus. In contrapposizione, le dimensioni dei canali semicircolari nei crani trovati nel Sud Africa, attribuiti agli Australopitechi ed ai Parantropi, assomigliano a quelli delle grandi scimmie ancora esistenti.”

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Nel loro studio del fossile di Homo habilis, catalogato come Stw 53, Spoor, Wood e Zonneveld riscontrarono, con sorpresa, che
“Il fossile Stw53 mostrava d’avere un comportamento da bipede più modesto di quello degli Australopitecini.”
Questo significava che gli esemplari di Homo habilis somigliavano ad una scimmia molto più dell’Australopiteco.
Questi ricercatori conclusero pertanto che il fossile Stw 53 rappresenta una improbabile forma intermedia tra le morfologie riscontrate negli Australopitecini e l’Homo erectus.
In un articolo del 1999, pubblicato sulla rivista Science, Wood e Collard ripeterono la conclusione a cui si era già arrivati:

“…Presentiamo una definizione riveduta, basata su criteri verificabili, per l’Homo e concludiamo che le due specie, Homo habilis e Homo rudolfensis, non appartengono a tale genere.

Come risultato di una loro ricerca, alcuni scienziati come S. Hartwig-Scherer e R.D. Martin hanno dichiarato che l’Homo habilis rivelava molte più caratteristiche scimmiesche dell’Australopiteco:

“…Basandosi sulla lunghezza del femore in relazione a quella dell’omero (indice omero-femorale), ne emerge l’immagine che l’Homo habilis ha delle proporzioni omero-femorali simili a quelle delle scimmie Africane viventi.”

Ian Tattersall, in un suo documento dal titolo “Le molte facce dell’Homo habilis“, commenta così:

“..È sempre più chiaro che l’Homo habilis è diventato una specie di categoria tipo cestino dei rifiuti, non molto di più che un recipiente utile per un eterogeneo assortimento di fossili ominidi.”

Per ricapitolare i risultati di tutte queste scoperte, si può stabilire che:
(1)  I fossili noti come Homo habilis in effetti sono parte della classe Australopiteco, e non della classe Homo.
(2)   Sia l’Homo che l’Australopiteco camminavano curvi ed avevano lo scheletro delle scimmie. Non hanno niente a che vedere con gli esseri umani, e non sono le forme di transizione nel cosiddetto albero della evoluzione umana.

Homo Erectus

Homo erectus significa “uomo che cammina eretto.”   Gli evoluzionisti hanno dovuto distinguere questi umani da quelli che li hanno preceduti con la denominazione eretto.   E ciò perchè tutti i fossili di Homo erectus trovati sono diritti, al contrario dell’Australopiteco o dell’Homo habilis.
Non vi è differenza tra lo scheletro umano odierno e quello dell’Homo erectus .
Uno dei motivi principali perché gli evoluzionisti hanno dichiarato l’Homo erectus come primitivo, oltre alla sua fronte stretta e folte sopracciglia, è l’esiguo volume del suo cervello (da 900 a 1.100 centimetri cubici), se confrontato con la media di quello degli uomini moderni.

Ma molte persone al giorno d’oggi hanno, in media, le stesse dimensioni del cranio dell’Homo erectus  (i pigmei, per esempio).
Ed anche varie razze moderne hanno una fronte stretta ed occhiaie prominenti (i nativi dell’Australia, gli Aborigeni, per esempio).
È ormai un fatto assodato che le differenze nella grandezza dei crani non costituiscono differenze in termini di intelligenza ed abilità.
L’intelligenza non varia secondo le dimensioni del cervello, ma secondo la sua organizzazione interna.

I fossili che hanno fatto conoscere l’Homo erectus in tutto il mondo sono quelli dell’Uomo di Pechino e dell’Uomo di Giava, tutti e due scoperti in Asia. Col passare del tempo, però, si comprese che questi due resti non erano attendibili.
L’uomo di Pechino consisteva solo di modelli di malta, essendosi persi gli originali. E tutto quello che rimaneva dell’Uomo di Giava era un pezzo del teschio ed un osso pelvico trovato diverse dozzine di metri distante: e non vi era un’indicazione sicura che fossero appartenuti allo stesso essere.

DARWIN-5-007Per questa ragione i fossili dell’Homo erectus trovati invece in Africa acquisirono un’importanza maggiore.
L’esame del Ragazzo di Turkana, il più noto di questi fossili di Homo erectus scoperti in Africa, rivelò che non vi era alcuna differenza tra l’Homo erectus e l’uomo moderno.
Anche il paleontologo evoluzionista Richard Leakey dichiarò che la differenza tra l’Homo erectus e l’uomo moderno non va oltre che una differenza solo di razza:

“…Si possono anche vedere delle differenze: nella forma del cranio, nel grado di prominenza della faccia, nello spessore delle sopracciglia e così via. Ma queste differenze sono probabilmente non più pronunciate di quelle che si notano oggi tra le diverse razze geografiche dell’uomo moderno. Tale variazione biologica sorge quando le popolazioni sono geograficamente separate l’una dall’altra per lunghi periodi di tempo.”

Il Professor William Laughlin della Connecticut University ha passato degli anni a condurre una ricerca anatomica sugli Inuit (un tempo noti come Eschimesi) e sugli abitanti delle Isole Aleutine, e vide che queste popolazioni presentavano una sorprendente somiglianza all’Homo erectus.
Laughlin concluse che tutte queste “specie ” erano in realtà razze diverse dell’Homo sapiens – o Uomo moderno:

“…Quando si considerano le ampie differenze che esistono tra gruppi remoti come gli Eschimesi ed i Boscimani, che si sa che appartengono ognuno a singole specie diverse dell’Homo sapiens, sembra sia giustificato concludere che i Sinantropi appartengono alle stesse specie diverse.”

Nelle riviste scientifiche oggi ci si riferisce sempre di più all’Homo erectus come ad una classificazione artificiosa, ed ai fossili appartenenti a tale categoria come non abbastanza diversi da quelli della categoria Homo sapiens, perché si possano considerare di una specie separata.
La rivista American Scientist ricapitola così il dibattito su questo punto, ed il risultato di una conferenza tenuta nel 2000:

“… la maggioranza dei partecipanti alla conferenza di Senckenberg è stata coinvolta in un appassionato dibattito sullo status tassonomico dell’Homo erectus, iniziato da Milford Wolpoff della Michigan University, Alan Thorne della  Canberra University e dai loro colleghi. I quali hanno energicamente sostenuto che, come specie, l’Homo erectus non ha una validità, e che si dovrebbe eliminarla del tutto.
Ed anche che tutti i membri del genere Homo, da circa 2 milioni di anni fa fino ad oggi, appartengono ad una sola specie, l’Homo sapiens, largamente diffusa ed assai variabile, e senza alcuna interruzione o suddivisione naturale. Il soggetto della conferenza, l’Homo erectus, non è esistito.”

Gli scienziati che sostengono questa tesi sono arrivati alla conclusione che l’Homo erectus non è una specie diversa, bensì una razza all’interno della specie Homo sapiens .
Vi è un immenso baratro tra l’Homo erectus , una razza umana, e le scimmie che lo precedono nello scenario della “evoluzione umana ” (Australopiteco, Homo habilis e Homo rudolfensis ).
Per dirlo in un altro modo, i primi umani identificati nella documentazione sui fossili apparvero repentinamente e simultaneamente, senza alcun processo evolutivo.

Homo Sapiens Arcaico, Homo Heilderbergensis e Cro-Magnon

Nell’immaginario albero dell’evoluzione l’Homo sapiens rappresenta lo stadio prima dell’uomo moderno.
In effetti, vi è poco da dire circa queste sotto-specie, dal punto di vista dell’evoluzione, dato che si distinguono dall’uomo moderno solo per delle differenze molto piccole.
Ed infatti alcuni ricercatori indicano i nativi dell’Australia (Aborigeni) come rappresentanti di questa razza (Homo sapiens arcaico ) ancora in vita oggi.
Proprio come in quella razza, gli Aborigeni hanno delle ossa molto spesse sotto le sopracciglia, delle mascelle sporgenti ed un cervello dalle dimensioni leggermente più piccole.   Ed inoltre, un certo numero di importanti ritrovamenti ha dimostrato che in un passato molto recente queste popolazioni hanno vissuto in villaggi siti in Ungheria ed in Italia.

La classe Homo heilderbergensis, così chiamata nelle pubblicazioni evoluzioniste, in effetti è la stessa cosa dell’Homo sapiens arcaico.
La ragione per cui si usano due nomi per descrivere la stessa razza umana, risiede nelle differenze di opinione tra gli evoluzionisti. Tutti questi fossili classificati come Homo heilderbergensis indicano che delle genti molto somiglianti ai moderni Europei, anatomicamente parlando, vissero in Inghilterra ed in Spagna 500.000 ed anche 780.000 anni fa.

Si stima che l’uomo Cro-Magnon sia vissuto fino a circa 30.000 anni fa.
Questa razza aveva una testa a forma di cupola ed una fronte larga. Il volume del loro teschio, di 1.600 centimetri cubici, era più grande della media di quelli dell’uomo moderno.
Avevano delle ampie sporgenze nel teschio, e nel retro una sporgenza ossea tipica dell’uomo di Neanderthal e dell’Homo erectus.
I Cro-Magnon vengono considerati come una razza Europea, ma la struttura ed il volume dei loro teschi somigliano di più a quelli di certe razze che vivono oggi in Africa ed in climi tropicali. Sulla base di queste similitudini, si crede che l’uomo Cro-Magnon sia un ’antica razza originaria dell’Africa.

DARWIN-5-005Un certo numero di altri ritrovamenti paleo-antropologici dimostrano che tra le razze dell’uomo Cro-Magnon e dell’uomo di Neanderthal vi sono state delle unioni incrociate, modellando così la forma originaria di alcune razze del giorno d’oggi.
In conclusione, queste genti non sono né “specie primitive” né forme di transizione, ma sono razze diverse di umani che vissero in passato, e che si sono o fuse o sono state assimilate con altre razze, oppure si estinsero.

Nella documentazione sui fossili, gli esseri umani sono sempre esseri umani, e le scimmie sempre scimmie.

Come è stato dimostrato finora, le informazioni ottenute dalla documentazione sui fossili dimostrano che lo scenario della “evoluzione” umana non ha alcun fondamento scientifico. Cosa si trova nella documentazione sui fossili sono dei resti fossili o di esseri umani o di scimmie.
Non vi è alcuna traccia di forme di transizione, come speravano gli evoluzionisti. In effetti non esiste alcun congegno in natura che possa portare ad una tale evoluzione.

La teoria dell’evoluzione non può neanche spiegare come una singola molecola di proteina possa aver avuto origine per caso, ed è fuori questione che si possa accettare l’evoluzione come il risultato di mutazioni casuali degli esseri umani, con i loro corpi così complessi, la loro capacità di pensiero, di gioire, di decidere, di comprendere, di godere dell’arte e della bellezza, di comporre musica, di scrivere libri, e di tutte le altre loro caratteristiche.
In breve, non esiste alcuna prova che gli esseri umani abbiano avuto origine mediante l’evoluzione.
Un tale graduale cambiamento è comunque impossibile in ogni caso.

Fine parte quinta – Continua

Articolo curato per Metamorfosi Aliene da Marco Saccenti

3 Risposte

  1. Marco Saccenti

    @ Jean
    Il concetto di “trasformazione ”, che lo si ipotizzi costituito da una catena di creature, o costituito da innumerevoli ramificazioni, rimane sempre una “trasformazione ”. Il che implica supporre, sia alla luce dell’antico o del moderno evoluzionismo (suppongo che per moderno evoluzionismo, tu intenda il cosiddetto neo darwinismo), che le specie si siano comunque trasformate le une nelle altre; o se si considera troppo radicale questa visione, implica supporre che una specie, rimanendo tale, si sia “specializzata” , in funzione dell’ambiente e delle sue “pressioni selettive”.
    Comunque la si giri, questa visione, antica o moderna che sia, conduce inevitabilmente in un vicolo cieco di contraddizioni.
    Una delle contraddizioni più eclatanti, che sono alla base, del concetto evoluzionista di “trasformazione ”, è la “casualità” delle mutazioni genetiche. Ma la casualità quale origine di organismi, via via sempre più complessi, cozza con il concetto stesso di “caso”, e neppure chiedendo aiuto alla scienza probabilistica, si allontana il sospetto che il caso possa mai essere “finalizzato”, e quando lo si considera tale, si finisce per invadere il terreno concettuale dell’eterno nemico creazionista, “Santa Romana Chiesa”. Quindi la contraddizione non è solo palese, ma fa anche sospettare che i due nemici, d’amore e d’accordo, stiano recitando un mistificatorio gioco delle parti, per divulgare in due modi diversi lo stesso irreale concetto.
    Concludendo, in virtù di questa tua visione “moderno evoluzionista”, ti consiglierei di approfondire i concetti insiti nel neo darwinismo, attraverso letture mirate, e sicuramente tutto il filone “fantascientifi co” è all’altezza della situazione.
    Buona lettura Jean !

    Rispondi
  2. Winston Huxley

    @ Jean

    Alla luce del moderno evoluzionismo, tutti i movimenti anti-Darwin si sono arresi all’evidenza delle prove documentali.
    E’ infatti stato trovato il tronco del cespuglio da cui si sono irradiate tutte le creature viventi. E’ quello che genetisti e paleontologi chiamano “fossile vivente” e risponde al nome di Mariangela, l’adorata figlia del rag. Ugo Fantozzi.

    Rispondi
  3. Jean

    Articolo superato alla luce del moderno evoluzionismo.
    Le forme di transizione sono una illusione, non esistono perchè l’evoluzione non è una catena di creature che si trasformano l’una nell’altra ma un cespuglio di innumerevoli trasformazioni. Cercare anelli mancanti è come cercare la fatina dei denti.

    Rispondi

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