Germania-anno-zero-025Se MacDonogh ha scritto tutto ciò che abbiamo riferito (ed altro ancora) del suo libro, come si può sostenere che egli prosegue in modo significativo nell’occultamento di tali orrori, un occultamento che dal 1945 li ha consegnati al dimenticatoio? Questa domanda ci conduce ai difetti del libro, che sono di una natura tale da dare ai lettori una comprensione ridotta delle dimensioni delle atrocità e dei loro responsabili.
Ciò che passa di più il segno è il trattamento che MacDonogh riserva al lavoro dello storico canadese James Bacque, autore di “Other Losses” (77) e “Crimes and Mercies”.
Quando rimanda al primo di questi libri, dice che Bacque “asseriva che i francesi e gli americani avessero ucciso un milione di prigionieri di guerra”, una affermazione che “fu definita un lavoro di ‘mostruosa speculazione’ e fu rigettata da uno storico americano come una ‘tesi assurda’”.

Secondo MacDonogh “da allora è stato provato che Bacque fraintese, nei documenti alleati, le parole ‘other losses’ e ne intese avessero il significato di ‘deaths’”. (78) Perciò parla di “falsa pista di Bacque”. Egli respinge tanto decisamente la tesi di Bacque che nella pagina sulle ulteriori letture consigliate, alla fine del libro, MacDonogh apparentemente si scorda del tutto di Bacque, dicendo che “sul trattamento dei prigionieri di guerra non esiste niente in inglese e il principale esperto americano –Arthur L. Smith- pubblica in tedesco”.

(79) Pensavo fosse giusto chiedere a Bacque cosa rispondeva al rigetto di MacDonogh. Bacque mi ha risposto che “la speculazione sulle parole rappresenta bene i miei critici, perché loro non sono stati in tutti i maggiori archivi e non hanno intervistato le migliaia di sopravvissuti che hanno scritto ai giornali, ai giornalisti televisivi e ad altri scrittori sulle loro esperienze vicine alla morte nei campi degli americani, dei francesi e dei russi”.
Lungi dall’ammettere di aver mal interpretato la categoria delle “other losses”, Bacque afferma che “il significato del termine mi fu chiarito dal colonnello Philip S. Lauben, dell’esercito degli Stati Uniti, responsabile dei movimenti dei prigionieri per lo SHAEF nel 1945. (80) Ho l’intervista su nastro e la firma di Lauben su una lettera di conferma. Lauben non ha mai negato ciò che mi riferì”.

Magdeburgo_20Aprile_1945In seguito Lauben dichiarò alla BBC che “si era sbagliato”, però la probabilità di un errore è esile dal momento che era l’ufficiale responsabile fin dall’inizio e vide sia i campi che i documenti.
La differenza fra il trattamento che riservano MacDonogh e Bacque alla questione dei prigionieri di guerra tedeschi in mani americane è solo apparente, non appena si confronta l’interesse che ognuno riserva alla limitazione del cibo.
MacDonogh riferisce in un passaggio che “qualsiasi tentativo della popolazione civile tedesca di dar da mangiare ai prigionieri era punito con la morte”.
Ciò è sbalorditivo di per se e certamente non ha bisogno di spiegazioni.

Bacque ci racconta parecchio di più: “Il generale Eisenhower inviò un ‘corriere urgente’ per tutta la vasta area ai suoi ordini dichiarando che per i civili tedeschi era un reato punibile con la morte dar da mangiare ai prigionieri. Ed era un reato da pena di morte anche accumulare del cibo in qualche luogo per portarlo ai prigionieri”.
Scrive che “l’ordine fu inviato in Germania ai governi provinciali, con l’ordine di trasmetterlo immediatamente alle amministrazioni locali. Copie dell’ordine sono state recentemente scoperte in vari villaggi nei pressi del Reno”. (81)
Alle pagine 42-43 di “Crimes and Mercies” Bacque pubblica una copia in tedesco e in inglese di una lettera datata 9 maggio 1945, in cui viene notificata tale proibizione agli ufficiali del distretto. Bacque fornisce prove come quella del professor Martin Brech di Mahopac, all’estrema periferia di New York, che fu guardiano del campo americano di Aldernach in Germania (82).
Brech racconta che “passò alcune fette di pane attraverso il filo spinato, ma l’ufficiale suo superiore gli disse ‘Non dargli da mangiare. La nostra politica è che questi uomini non mangino’”. “Dopo, la notte, Brech portò di nascosto un altro po’ di cibo nel campo e l’ufficiale gli disse ‘Se lo fai ancora, ti faccio fucilare’”.
Così troviamo in Bacque una descrizione più nitida e una maggiore attribuzione di responsabilità che non in MacDonogh. Alla luce dell’enorme quantità di dettagli forniti dal libro di MacDonogh, ciò sarebbe perdonabile se non fosse per il suo tentativo di cancellare il lavoro di uno studioso di grande importanza che ha analizzato l’argomento in maniera esauriente.

Una soppressione del genere riduce la comprensione del lettore di altri importanti argomenti che MacDonogh tratta con tale brevità che il lettore può a stento farsi un’idea completa. Per esempio, MacDonogh racconta di come, durante l’esecuzione di Joachim von Ribbentrop a Norimberga (83) “il boia pasticciò l’esecuzione e la corda strangolò l’ex-ministro degli esteri per venti lunghi venti minuti prima che spirasse”.
Nel suo libro “Nuremberg: The Last Battle” (84), lo storico David Irving racconta parecchio di più, compreso il fatto che la forca era stata progettata in modo da permettere alla botola di ruotare all’indietro e spezzare “qualsiasi osso” dei visi di Keitel, Jodl e Frick. Dice ancora che il corpo di Goering (dopo che si era suicidato assumendo del veleno) “fu trascinato nella stanza dell’esecuzione [dove] i medici militari [fecero] frenetici tentativi di rianimarlo perché lo si potesse impiccare”.    Ci sono un gran numero di punti in cui MacDonogh dice la metà di qualcosa d’importante, solo per lasciare l’argomento incompleto.

Abbiamo già rilevato il suo accenno ai “30-40.000 prigionieri seduti nel cortile [alle caserme del Genio di Worms], che si spingevano per farsi spazio, senza alcuna protezione dalla pioggia che li gelava”. Ci lascia solo indovinare le conseguenze del congelamento. In un altro punto, riferisce che “gli americani mantennero in piedi campi per oltre un milione e mezzo di Naz(ionalsocialisti)isti o membri della SS”.
Questa è la sua unica menzione in merito a questi campi, che si può supporre fossero perfino maggiormente punitivi degli altri.
MacDonogh era troppo oberato da altri dettagli per proseguire ulteriormente su tale argomento? Non è che si astiene deliberatamente dall’esplorare certe cose? O forse l’omissione è dovuta a come i dettagli venivano fuori, frammentari come la scarica di un fucile a pallettoni?

Germania-anno-zero-024Al lettore occorrerà valutare fino a che punto “After the Reich” sia il lavoro di uno studioso eminente oppure un racconto di narrativa popolare. (85)
Il libro di MacDonogh annovera molte pagine di note finali e cita un gran numero di fonti. Di rado si esprime criticamente su una data fonte.
Ma nella maggior parte dei casi accoglie qualsiasi cosa una certa fonte abbia da dire. Al libro avrebbe giovato molto un saggio bibliografico in cui l’autore valutasse le fonti principali, condividendo col lettore una analisi accurata della base probatoria per la sua narrazione.
Un esempio in cui è essenziale una valutazione critica è nel suo rimando a quel che ha da dire Ilse Koch (86) sui “paralumi e i trofei realizzati con pelle e organi umani”: MacDonogh dice che lo psicologo Saul Padover afferma gli sono stati mostrati. (87) Vorremmo sapere cosa concluderebbe MacDonogh se dovesse valutare la contro-prova che proclama la collezione di paralumi una “leggenda”.

Altrettanto dicasi per le molte citazioni di MacDonogh del libro di Raul Hilberg “The Destruction of the European Jews”. (88) Esiste una vasta letteratura accademica che contesta ogni aspetto dell’“Olocausto”. (89) Leggendo MacDonogh non si verrebbe mai a sapere che esiste quella letteratura, o perché lui non la conosce oppure perché trova più prudente, come molti fanno, non menzionarla.
Nonostante le sue limitazioni, “After the Reich” realizza molto, laddove fornisce un ulteriore collegamento nella catena delle rivelazioni che, nel tempo, consentono ai lettori scrupolosi una comprensione più completa della storia moderna. Il fatto che, all’epoca dei fatti e per così tanti decenni successivi, mostruosità della più grande importanza siano state lavate via dalla propaganda suggerisce che vi siano delle implicazioni molto al di là degli eventi stessi.

Il primo ministro britannico Benjamin Disraeli (90) osservava che “tutti i grandi eventi sono stati distorti, la maggior parte delle cause importanti occultate” e proseguiva dicendo che “Se la storia d’Inghilterra sarà mai scritta da qualcuno che abbia consapevolezza e coraggio, il mondo ne rimarrà sbalordito”(91).

Le implicazioni suggeriscono domande profonde di cui sarebbe negligenza non far menzione: Com’è che una certa versione della realtà può, su così tante materie, avere un dominio quasi totale, mentre le voci di milioni di persone e di un buon numero di studiosi seri vengono emarginate nel nulla? (Fortunatamente, per quanto interessa il lavoro di Bacque, esso è reperibile in dodici lingue e in tredici paesi, sebbene a lungo non sia stato disponibile negli Stati Uniti). Sappiamo davvero la verità su molte cose? Oppure sono innumerevoli gli argomenti celati in un miasma di omissioni e travisamenti?
Dove sono i nostri storici accademici?

Alla maggior parte di loro piace fornirci miti gradevoli, che è ciò che ci aspetta da loro, e per questo essi sono ricompensati con medaglie, premi e vendite elevate dei loro libri.
Quanto è pervasiva una viltà che pone pressoché tutto avanti alla ricerca della verità?
Al genere umano importa davvero profondamente della verità?
Fino a che punto una società o un’epoca sono “democratiche” se le menti dei propri cittadini sono piene di fantasmi, cosicché la maggior parte dei loro giudizi sono o sciocchi o manovrati? E fino a che punto sono “democratiche” se quei cittadini non hanno neppure voce in capitolo nelle decisioni della più grave importanza? (92)
E’ significativo ciò che scrive Keeling: “nella storia moderna nessun popolo di nessuna nazione, noi compresi, ha mai avuto una voce rilevante nel prendere le grandi decisioni, e sull’andare in guerra, e sul comporre gli accordi di pace”(93).

Traduzione a cura di Fabrizio Rinaldini.

Fonte: http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/03/30/2.html

Note

 

1 (NdT) Link alla recensione: http://www.gnosticliberationfront.com/book_review_article…

11 (NdT) Purtroppo questa nota non è presente nel testo originale. E’ comunque presumibile che la frase sia tratta dal libro di James Bacque citato nella nota precedente.
12 (NdT) Wilhelm Gustloff (1896-1936), uno dei primi membri del Partito fin dal 1923. Lavorava presso il Servizio metereologico tedesco a Davos, in Svizzera, e ricopriva la carica di Landesgruppenleiter della NSDAP. Fu ucciso dall’ebreo Frankfurter il 4 febbraio del 1936. Ebbe funerali di Stato nella sua città natale, Schwerin, ai quali partecipò il Führer che decise di dedicare a lui la nave da crociera della Kraft durch Freude (Kdf) varata l’anno successivo. La “Wilhelm Gustloff” stazzava 25.484 tonnellate, era lunga 208 metri e raggiungeva i 15 nodi e mezzo. L’altra nave per le vacanze dei lavoratori tedeschi era la “Robert Ley” (204 metri, 27.288 tonnellate, 15 nodi e mezzo, 1.470 passeggeri). La KdF controllava inoltre: la “Berlin” (15.286 tonnellate), la “Columbos” (32.000), la “Der Deutsche” (11.430), la “Dresden” (14.500), la “Monte Olivia” (14.000), la “Monte Sarmento” (14.000), la “Oceana” (8.791), la “Sierra Cordoba” (11.469) e la “Stuttgart” (13.400). Tutte, ricordiamolo, per le crociere dei lavoratori.
13 (NdT) Aleksandr Solzenicyn, “Arcipelago Gulag”, tre volumi, Mondadori, 1974-1975-1978.
14 (NdT) Taràssaco comune (taraxacum officinale).
15 (NdT) Zona occupata dagli Stati Uniti.
16 Sir Victor Gollancz (1893 – 1967), socialista, scrittore ed editore, nipote del rabbino Sir Hermann Gollancz. I
due libri citati nella nota successiva sono rispettivamente del 1946 e del 1947.
17 Vedi i due libri di Victor Gollancz sul trattamento dei rifugiati: “Our Threatened Values” e “In Darkest Germany”.
18 Homer Earl Capehart (1897–1979), uomo d’affari e politico, repubblicano, senatore dal 1945 al 1963.
19 Capehart é citato da Ralph Franklin Keeling in “Gruesome Harvest: The Allies’ Postwar War Against The German People”, (Torrance, CA, Institute for Historical Review, 1992), pag. 64. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1947 dall’Institute of American Economics di Chicago.

22 (NdT) Per rendersi conto di cosa fu quell’inverno, vedi: http://meteolive.leonardo.it/meteolive-notizia-19099-il_gelido_inverno_1946_1947.html

30 Keeling, “Gruesome Harvest…”, cit., pag. 64.
31 (NdT) Sull’argomento vedere “Children of World War Two. The hidden enemy legacy” di Kjersti Ericsson e Eva Simonsen, Berg, 2005, ISBN: 978-1-84520-206-4, in lingua inglese.
32 Keeling, “Gruesome Harvest…”, cit., pagg. 62-63.
33 (NdT) La traduzione è letterale. Il traduttore avrebbe usato “occupare”.
34 (NdT) Teschen, oggi Cieszyn, è ora una città polacca, praticamente sul confine con la Repubblica Ceca.
35 (NdT) Vaihingen an der Enz è una cittadina del Baden-Württemberg.
36 (NdT) Anch’essa nel Baden-Württemberg.
37 (NdT) La “storica” visita del Cancelliere tedesco a Mosca è dell’8 febbraio 1956. Adenauer incontrò Nikita Chruschtschow, segretario generale del PCUS.
38 (NdT) “Nemici arresi” e “Nemici disarmati”.
39 (NdT) Ovvero, poeticamente, i “Campi sui prati del Reno”. Ufficialmente definiti “Prisoner of War Temporary Enclosures” (PWTE) erano un gruppo di 19 campi di concentramento, in gran parte sulla riva occidentale del Reno, in cui furono ammassati centinaia di migliaia di soldati tedeschi a morire di fame, disidratazione e freddo. Alla Croce Rossa fu sempre impedito di accedere ai campi.

45 (NdT) Il campo si trovava a Bad Nenndorf, una piccola stazione termale vicina ad Hannover. L’articolo di Ian Cobain (http://www.guardian.co.uk/uk/2005/dec/17/secondworldwar.t… ) fu pubblicato su The Guardian del 17 dicembre 2005 con un titolo significativo: “The interrogation camp that turned prisoners into living skeletons. German spa became a forbidden village where Gestapo-like techniques were used” [Il campo per interrogatori che trasformò i prigionieri in scheletri viventi. Le terme tedesche divennero un villaggio proibito dove furono usate tecniche da Gestapo].

50 Ideato da Henry Morghentau junior, ebreo, nato a New York l’11 Maggio 1891, figlio di un ricco speculatore immobiliare e diplomatico (Henry Morghentau senior), amico personale di Franklin e Eleanor Roosevelt. Il “nostro” Henry, dal 1934 al 1945 fu Secretary of Treasure [Ministro del Tesoro] e creatore del War Refugee Board, all’interno del Ministero. Per mezzo di questo organismo, fra il 1944 ed il 1945, entrarono negli Stati Uniti circa 200.000 ebrei. Anni dopo fu l’uomo di punta della Conferenza di Bretton Woods, durante la quale venne creato l’International Monetary Fund [Fondo Monetario Internazionale] e la International Bank for Reconstruction and Development, quella che oggi è nota come World Bank [Banca Mondiale]. Negli ultimi anni di vita Morghentau è stato consulente finanziario dello Stato d’Israele. Morì a Poughkeepsie, nello stato di New York, il 6 Febbraio 1967.
51 (NdT) Lucius Dubignon Clay (1897-1978), generale americano, nel maggio 1945 viene nominato rappresentante del generale Dwight D. Eisenhower. Dal 1947 al 1949 sarà il Governatore generale della zona d’occupazione americana.
52 (NdT) Emesso il 26 aprile 1945, l’ordine 1067 ordinava al generale Eisenhower di “salvaguardare dalla distruzione e prendere sotto il [proprio] controllo archivi, progetti, documenti, carte, archivi ed informazioni e dati scientifici, industriali e d’altro tipo appartenenti a…enti tedeschi impegnati nella ricerca militare”. Veniva lasciata ad Eisenhower la discrezionalità delle misure da prendere.
53 (NdT) Il Joint Chiefs of Staff (JCS) [Stato Maggiore Congiunto] è un organismo militare statunitense creato nel luglio del 1942, durante la presidenza Roosevelt, dall’Ammiraglio William D. Leahy. Il suo compito è quello di “consigliare” il governo degli Stati Uniti.
54 (NdT) Lo yacht “Carin II”, di 27 metri e mezzo e 70 tonnellate fu regalato ad Hermann Goering nel 1937 per il suo secondo matrimonio (con Emmy Sonnemann) ma il Reichsmarschall volle dedicarlo alla prima moglie, morta sei anni prima.
55 (NdT) Creata subito dopo lo sbarco in Normandia, la T-Force aveva il compito di “identificare, mettere al sicuro, custodire e sfruttare le informazioni speciali e preziose, compresi i documenti, le attrezzature e le persone di valore per gli eserciti alleati”. Sull’argomento: Judt, Matthias e Ciesla, Burghard “Technology transfer out of Germany after 1945″, Routledge, 1996, ISBN: 3718658224, in lingua inglese.
56 (NdT) Rheinfelden e Rottweil sono nel Baden-Württemberg. Le miniere di antracite della Preussag AG si trovano a Ibbenbüren nel distretto di Steinfurt, in Nordrhein-Westfalen. La Rhodia, nata in Germania nel 1927, oggi è un colosso della chimica con sede centrale nel quartiere de La Défense a Parigi. E’ attiva nel settore chimico, farmaceutico, agro-chimico, elettronico e della produzione di pneumatici, ha 15.530 dipendenti (2007) e 131 milioni di Euro di profitti (2007). Un ottimo affare per un furto…
57 Keeling, “Gruesome Harvest…”, cit., pag. VI.
58 (NdT) Sull’argomento vedi anche A. Bolzoni,”I dannati di Vlassov”, Mursia, 1991.
59 (NdT) Nkolai Tolstoy, “The secret betrayal” [Il tradimento segreto], Scribner, 1978, pagine 503, ISBN-13: 978-0684156354, in lingua inglese.

60 Citando N. Tolstoy, dell’argomento parla anche Piero Buscaroli, in “Dalla parte dei vinti”, Mondatori, 2010.

61 E che, quindi, non erano mai stati cittadini sovietici.

62 Il generale Andrej Andreevič Vlasov ed altri undici alti ufficiali dell’Esercito di Liberazione Russo furono impiccati il 2 agosto 1946 a Mosca. Vlasov aveva solo quarantasei anni.

63 Vedi: Pier A. Carnier, “L’armata cosacca in Italia 1944-1945”, Mursia, 1990.

64 (Nota dell’Autore integrata dal Traduttore) Nikolai Tolstoy, “The Secret Betrayal” (New York, Charles Scribner’s Sons, 1977), pagine 371, 24, 315, 40, 183, 242, 343. Si consiglia anche la lettura di: Julius Epstein, “Operation Keelhaul: The Story of Forced Repatriation from 1944 to the Present”, (Old Greenwich, Devin-Adair Publ., 1973, ISBN: 978-0815964070) e Nicholas Bethell, “The Last Secret: Forcible Repatriation to Russia 1944- 7” (Londra, Deutsch, 1974, pagg. XIV+224).

65 Le famigerate “Spruchkammer”. Il 7 gennaio del 1947 il Werwolf fece saltare in aria quella di Norimberga… (da: Stephen G. Fritz, “Endkampf: Soldiers, Civilians, and the Death of the Third Reich”, The University Press of Kentucky, 2004, pagine 416, ISBN: 978-0813123257, in lingua inglese).

66 L’SS-Obersturmbannführer Karl Adolf Eichmann fu impiccato pochi minuti prima della mezzanotte di giovedì 31 maggio 1962, in una prigione a Ramla, in Israele.

67 Vedi l’analisi sul massacro della foresta di Katyn in Bacque, “Crimes and Mercies…”, cit., pagg. 74-5, 135.

68 “The Prison called Hohenasperg” di Arthur D. Jacobs, Universal-Publishers, 1999, pag. 172, ISBN: 9781581128321, in lingua inglese. Se ne possono scaricare le prime 25 pagine gratuitamente all’indirizzo: [http://www.universal-publishers.com/book.php?method=ISBN&book=1581128320 http://www.universal-publishers.com/book.php?method=ISBN&…]

69 Per la precisione al College of Business. Si ritirò nel 1997. Il suo sito è: http://www.foitimes.com/.

70 Un americano, come l’autore, non ha bisogno di spiegare cos’è Ellis Island, un simbolo per l’America cosmpolita. Per un lettore italiano forse è meglio farlo: Ellis Island è un isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York. Antico arsenale militare, dal 1892 al 1954, anno della chiusura, l’isola è stata la maggiore frontiera d’ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti. Durante la Seconda Guerra mondiale vi vengono detenuti cittadini giapponesi, italiani e tedeschi e il 12 novembre 1954 il Servizio Immigrazione lo chiude definitivamente, spostando i propri uffici a Manhattan. Dopo una parziale ristrutturazione negli anni ottanta, dal 1990 ospita il Museo dell’Immigrazione.

71 Dal sito di Jacobs: [http://www.foitimes.com/internment/cc_tx.htm http://www.foitimes.com/internment/cc_tx.htm]

72 Hohenasperg, nel Baden-Württemberg, vicino a Stoccarda, è una antica fortezza e carcere (oggi civile) fin dal 1500.

73 Altra città del Baden-Württemberg.

74 Il virgolettato è del traduttore.

75 Oggi “Mortuary Affairs”. Si tratta del “programma di ricerca, recupero, tentata identificazione, evacuazione e inumazione temporanea delle salme dei militari”.

76 Master of Business Administration, equivalente alla Laurea in economia e commercio.

77 “Other Losses” [Le altre perdite] di James Bacque, II edizione rivista ed ampliata 1999, pagine 304, Key Porter Books, Fenn Publishing, ISBN: 978-1551681917, in lingua inglese. Una recensione del libro di Bacque, scritta da Arthur S. Ward, si trova al link: [http://www.vho.org/GB/Journals/JHR/10/2/Ward227-231.html http://www.vho.org/GB/Journals/JHR/10/2/Ward227-][http://www.vho.org/GB/Journals/JHR/10/2/Ward227-231.html 231.html]

78 (NdT) “Altre perdite” e “morti”.

79 Di Arthur L. Smith, nato nel 1927, professore emerito di storia alla California State University di Los Angeles vedi il noto “The War for the German Mind: Re-Educating Hitler’s Soldiers” [La guerra per le menti tedesche: la rieducazione dei soldati di Hitler] del 1996, Berghahn Books, pagine 214, ISBN: 9781571818928, in lingua inglese.

80 “Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force” [Supremo Quartier Generale alleato del Corpo di spedizione]. Il QG delle forze alleate nell’Europa nord occidentale dal tardo 1943 alla fine della guerra. Lo comandò sempre il generale Dwight D. Eisenhower.

81 Vedi nota 39.

82 Località sul Reno

83 Il Reichsaußenminister e SS-Gruppenführer Joachim von Ribbentrop fu impiccato il 16 ottobre 1946.

84 “Nuremberg: The Last Battle”, di David Irving (fotografie di Walter Frentz), pagine 377, Focal Point Publications, I Ed. 1996, ISBN: 978-1872197166, in lingua inglese. Scaricabile gratuitamente al link: [http://www.fpp.co.uk/books/Nuremberg/index.html http://www.fpp.co.uk/books/Nuremberg/index.html] Ed. italiana: “Norimberga, l’ultima battaglia”, Edizioni Settimo Sigillo, 2002.

85 La traduzione di questa frase non è letterale.

86 Ilse Koch, nata Köhler (1906 – 1967), moglie dell’SS-Standartenführer Karl Otto Koch (1897 – 1945), comandante dei campi d’internamento di Buchenwald e Majdanek. Condannata all’ergastolo nel 1947, graziata nel 1949, arrestata di nuovo lo stesso anno e condannata ancora all’ergastolo da un tribunale tedesco nel 1951. Si impiccò nel carcere femminile di Aichach nel 1967.

87 Sullo “psicocombattente” ebreo Saul K. Padover (1905-1981) e sulla questione Ilse Koch, vedi: “I complici di Dio”, di G. Valli, Effepi, 2009, alle pagine 1124, 2531, 3052 e 3052 del testo su CD.

88 Raul Hilberg (1926-2007, ebreo), “The Destruction of the European Jews” di Raul Hilberg, prima edizione del 1961, pagine 1536, Yale University Press 2003, in lingua inglese. Prima ediz. italiana 1995, “La distruzione degli ebrei d’Europa”, Einaudi 1999, 2 volumi, pagine 1358.

89 Il virgolettato è del traduttore.

90 (NdT) Benjamin Disraeli, Primo Conte di Beaconsfield (1804–1881), ebreo sefardita di origine italiana, prima liberale e quindi conservatore, fu Primo Ministro del Regno Unito due volte: dal 27 febbraio al 3 dicembre 1868 e dal 20 febbraio 1874 al 23 aprile 1880.
91 Disraeli è citato da Keeling, “Gruesome Harvest…”, cit., pag. 135.
92 (NdT) Domande inutili….”this is democracy, my dear”.
93 Keeling, “Gruesome Harvest…”, cit., pag. 134.

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