Chandler-01Introduzione

La geofisica è la scienza deputata allo studio delle caratteristiche del pianeta Terra: è un compendio di discipline che vanno dalla geologia alla geotermia, dalla sismologia alla meteorologia; negli ultimi decenni, grazie allo sviluppo tecnologico, sono entrate in questa sintesi scientifica anche l’astronomia, l’astrofisica e la planetologia.

Stiamo quindi parlando di una scienza che si prefigge di comprendere i processi che sono alla base dell’evoluzione del nostro pianeta, ricercando attraverso le tracce storiche, la connotazione futura.
La geofisica ha individuato, con presumibile certezza, tutta una serie di parametri meccanici, energetici, elettromagnetici, ecc. che regolano il funzionamento del nostro pianeta, con alcune eccezioni; ed è proprio di una di queste che ci occuperemo.

I moti della Terra

I moti del pianeta Terra, sono fondamentalmente cinque:

a) Moto di rotazione – porta la Terra a girare su se stessa in senso antiorario (da Ovest verso Est), attorno ad un asse inclinato di 23,5° e passante per i poli Nord e Sud.
b) Moto di rivoluzione – il moto orbitale che il nostro pianeta compie attorno al centro del sistema solare in un arco di tempo pari a 365,25 giorni (anno), e che avviene secondo una traiettoria di forma ellittica che lo porta ad una distanza variabile da un massimo di 152 milioni di km (afelio) e ad un minimo di 147 milioni di km (perielio). Il piano su cui la Terra compie il moto di rivoluzione attorno al centro del sistema solare, prende il nome di “eclittica”.
c) Precessione degli Equinozi – L’asse attorno al quale ruota la Terra, e che ha un’inclinazione di 23,5°, viene chiamato “polo di rotazione terrestre”; questo asse interseca il piano equatoriale in un punto, il quale a sua volta diventa il centro di rotazione dell’asse terrestre, nel moto chiamato “precessione”. Questa rotazione, della durata di circa 25.800 anni, fa descrivere all’asse terrestre un ideale doppio cono nello spazio (il moto della trottola per intenderci).
d) Nutazione – Questo moto è associato a quello di precessione e fa sì che l’asse terrestre oscilli radialmente rispetto alla circonferenza del moto di precessione, con un periodo di 18,6 anni.
e) Polodia o Chandler wobble – La Terra non è una sfera ideale, per dimensioni e distribuzione della masse, per cui la rotazione non avviene attorno all’asse di simmetria o asse d’inerzia, ma ad un asse che descrive un moto irregolare, quasi circolare, attorno ad un punto chiamato “polo medio di rotazione”, con una frequenza di 434 giorni, che determina il fenomeno chiamato “deriva secolare del polo di rotazione”.

Chandler wobble o deriva secolare del polo di rotazione.

La “deriva secolare del polo di rotazione terrestre”, non è altro che lo spostamento, o la migrazione sulla “superficie terrestre”, del polo di rotazione stesso, o più precisamente lo spostamento del “punto d’intersezione” tra l’asse di rotazione e la superficie terrestre ai poli.

Questa deriva è stato calcolato avere una velocità di circa 3.33 mas/yr (circa 9 cm annui) nella direzione 75º Ovest ed un moto oscillatorio, combinazione di un moto forzato a periodo annuale, dovuto allo spostamento stagionale delle masse oceaniche ed atmosferiche, ed un’oscillazione libera con periodo di 14 mesi (434 giorni circa).

L’oscillazione di Chandler o Polodia, è in assoluto il moto che i geofisici non hanno ancora ben compreso, relativamente all’origine ignota della forza che lo genera.

Chandler-06Mentre per gli altri moti, si possono prendere in considerazioni cause generanti, facilmente individuabili, quali forze esterne agenti sul pianeta, combinate a moti di superficie (maree, masse atmosferiche, nucleo e mantello), per quanto riguarda la “Chandler wobble”, si brancola letteralmente nel buio !
Seth Carlo Chandler (1846-1913) fu tra i primi scienziati ad osservare e studiare quest’oscillazione, che da lui poi prese il nome; queste osservazioni si inserirono all’interno di un dibattito scientifico, in ambiente geofisico, iniziato nei primi anni del XIX° secolo, riguardante il presunto legame tra eventi sismici e rotazione terrestre, dibattito che comunque è ancora in corso.
Le forze di eccitazione che producono un’oscillazione, e che influiscono sull’inerzia del pianeta, devono rispondere a precise caratteristiche energetiche e cicliche temporali, in caso contrario o a fronte di una loro scomparsa, l’oscillazione cesserà naturalmente (come cessa l’oscillazione di una corda di chitarra dopo l’eccitazione), nel caso della Chandler wobble è stato calcolato un intervallo di tempo compreso tra 35 e 280 anni.

Per spiegare le cause generanti l’oscillazione di Chandler, sono state prese in considerazione più ipotesi: da quella meteorologica (spostamento di imponenti masse atmosferiche) , a quella sismica (i continui terremoti che si registrano sulla Terra), per finire a quella che coinvolge il nucleo ed il mantello del pianeta; ma tutte queste ipotesi soffrono di una patologica insufficienza di prove.

Infatti i dati barometrici planetari, raccolti da più di un secolo, rivelano che l’atmosfera non è in grado di mantenere costante l’oscillazione di Chandler, perchè le forze che genera, sono di uno o due ordini di grandezza inferiori a quelle necessarie a tale scopo.
I terremoti sono causati da movimenti delle faglie (scorrimento, divergenza, convergenza) che normalmente sono simmetrici (lo spostamento dell’una, in un senso, compensa lo spostamento dell’altra in senso opposto), e anche nel caso in cui non ci sia simmetria traslativa, lo spostamento netto risultante non sarebbe comunque in grado di mantenere la ciclicità necessaria all’eccitazione, oltre al fatto che i terremoti che influenzano il moto del polo di rotazione terrestre, sono veramente pochi e a volte distanti anche anni l’uno dall’altro.
Inoltre, per quanto riguarda i terremoti, è stato appurato che la direzione preferenziale delle faglie, o per meglio dire l’orientamento della maggioranza delle stesse, è di 140° Est, il che significa che un eventuale contributo della sismicità all’oscillazione di Chandler, guiderebbe la deriva del polo di rotazione, in direzione opposta a quella osservata.
La probabile influenza sull’oscillazione libera di Chandler dei movimenti del sistema nucleo-mantello, è stata smentita relativamente all’osservazione che l’oscillazione libera del nucleo decade in appena un giorno.
La “Chandler wobble” è sotto osservazione da 110 anni, e da allora l’intensità è sempre rimasta costante, tranne due periodi, durante i quali è calata nel 1932-1938 e nel 1958-1964.
Quindi da quanto sopra esposto, possiamo affermare che l’oscillazione libera di Chandler non può essere generata da una forza interna al pianeta !

Escludendo che siano forze interne a mantenere in essere l’oscillazione, non resta che prendere in esame quelle esterne, e cioè le forze di attrazione gravitazionale dei sistemi – Terra, Luna e Terra, Sole.

Le nostre ricerche al riguardo non hanno trovato nessun riferimento, sulla presunta origine gravitazionale della Chandler wobble (ricordiamo che gli effetti gravitazionali, secondo le teorie correnti, spiegano invece l’origine degli altri moti terrestri conosciuti, e cioè “Rotazione, Rivoluzione, Precessione, Nutazione”).
A questo punto la situazione diventa ancora più complicata, se si considera l’evento che, a partire dall’8 Gennaio 2006 e per cinque settimane, ha caratterizzato la “Chandler wobble”, e cioè la sua totale assenza; per circa 40 giorni il polo di rotazione terrestre ha cessato la sua normale migrazione o deriva (tranne lievissimi spostamenti, retrogradi tra l’altro !).
Ricordiamo che i geofisici, pur non conoscendo l’origine della forza che genera l’oscillazione libera di Chandler, suppongono di conoscere molto bene l’effetto principale (lo smorzamento temporale), e concordano nell’individuare questo tempo di smorzamento dell’oscillazione, da un minimo di 35 ad un massimo di 280 anni, in caso di scomparsa della forza stessa; il che vuol dire che anche di fronte ad un’improvvisa sospensione dell’impulso generante, l’oscillazione continuerebbe ad essere percepita, se pur con minor intensità, fino alla totale cessazione.

Chandler-04Perché così non è stato ? Perché la manifestazione, di un effetto fisico perfettamente identificato dal punto di vista teorico, ha improvvisamente smentito la validità del presupposto teorico stesso ? Perché di fronte alla cessazione dell’impulso, è cessata anche l’oscillazione, quando così non doveva essere ?

Qual’è quindi l’origine della forza che genera l’oscillazione di Chandler ?

Se non è una forza di origine “meccanica”, l’alternativa a nostro avviso, viste anche le caratteristiche fisiche del pianeta Terra, è presumibilmente legata l’elettromagnetismo.

L’alternativa potrebbe risiedere nel coinvolgimento diretto del campo magnetico terrestre al fenomeno, perché una tipica manifestazione di contemporanea cessazione di causa generante ed effetto generato, è l’apertura di un circuito elettrico tramite un interruttore.
Sorge poi spontanea una seconda domanda, legata a queste ultime considerazioni, ma soprattutto all’improvvisa scomparsa dell’oscillazione in quelle cinque settimane del 2006:
Misuriamo veramente la migrazione del polo di rotazione terrestre, quando parliamo di “Chandlerwobble ?

Difficile rispondere a quest’ultima domanda, ma sarebbe a nostro avviso interessante poter sviluppare un’indagine scientifica, imperniata sulla ricerca dell’eventuale esistenza di un legame tra la Chandler wobble e l’interazione tra i campi magnetici del Sole e della Terra; proprio perché pensiamo all’elettromagnetismo come alla forza fondamentale che regola la dinamica dell’Universo, in perfetto accordo con la teoria dell’Universo Elettrico o cosmologia del plasma, ed apertamente in contrasto con chi ritiene che la forza motrice dell’Universo sia la gravità, così come definito dalla newtoniana teoria della gravitazione universale, sostenuta dalla relatività e dalla teoria del Big Bang.

L’interazione tra i campi magnetici del Sole e della Terra è stata scoperta dai ricercatori del Goddard Space Flight Center, ed ha messo in evidenza come essi siano intimamente legati tramite quelli che sono stati definiti “portali magnetici”, una sorta di tunnel elettromagnetico che si apre e si chiude ogni 7-8 minuti, e che collega appunto Sole e Terra.

Conclusioni

Siamo scettici riguardo l’ipotesi che la Chandler Wobble sia l’effetto di una forza convenzionale di tipo meccanico, come la teoria corrente propone, proprio perché la sua improvvisa scomparsa durante quelle cinque settimane, smentisce il postulato teorico che ne sta alla base.

Quindi, presumibilmente, la migrazione del polo di rotazione terrestre è la misura di un’interazione di tipo elettromagnetico che potrebbe coinvolgere le magnetosfere di Sole e Terra.
Ovviamente non abbiamo nessun riscontro strumentale a questa nostra ipotesi, pensiamo però che in virtù della validità oggettiva della teoria dell’Universo Elettrico, questa potrebbe essere una strada percorribile.

Marco Saccenti

Bibliografia:

L’evoluzione del pianeta Terra. La geofisica, tra certezze e nuovi confini. G. Scalera – A.Meloni. Dedalo edizioni 1991

The electric Universe. Thunderbolts Project Vol.II . Wallace Thornhill – David Talbott. Mikamar Publishing, Portland, Oregon, USA – 2002

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