nebulosa_orione-004di Wallace Thornhill

Articolo pubblicato il 28 Giugno 2009 sul sito “www.holoscience.com”.
Titolo originale: “ The mistery of the Shrinkig Red Star ”.

La stella gigante rossa Betelgeuse, si trova nella costellazione di Orione, negli ultimi 15 anni ha visto diminuire costantemente il suo diametro; secondo i ricercatori dell’Università di Berkeley – California – , il raggio di Betelgeuse è calato di circa cinque unità astronomiche, o cinque volte il raggio dell’orbita terrestre.
La velocità media con cui il raggio della stella è diminuito nel corso degli ultimi 15 anni, è di circa 470-490 miglia all’ora.
Ciò significa che il raggio della stella si è ridotto di una distanza pari al raggio orbitale di Venere.

Così si è espresso al riguardo, Edward Wishnow, astrofisico presso il Laboratorio di Ricerche Spaziali dell’Università di Berkeley:
“ Non sappiamo perché la stella si sta restringendo, considerando tutte le conoscenze circa le galassie e l’universo, dobbiamo ammettere di non comprendere le fasi finali del ciclo vitale delle giganti rosse “.

Questa è la più recente ammissione di ignoranza, da parte degli astrofisici, riguardo la conoscenza delle stelle.
Ritengo comunque che non cambieranno le teorie che sono alla base di questa errata conoscenza, perché si ostineranno certamente a non vedere ciò che hanno davanti agli occhi, e rimanendo testardamente aggrappati ai loro vecchi e superati modelli teorici, non risolveranno mai il mistero della stella gigante rossa Betelgeuse.

Un po’ di storia delle stelle.

“ C’è un principio che è un ostacolo a tutte le informazioni, che è prova contro ogni argomento, e che non può non riuscire a mantenere l’uomo nell’ignoranza eterna.
Tale principio è la condanna senza indagini. “ – William Palley (1743 – 1805).

La percezione delle dimensioni e della luminosità di tutte le stelle, compreso il nostro Sole, nasce da una visione antiquata circa il loro funzionamento, che ipotizza sistemi autogravitanti di gas quali l’idrogeno, le cui condizioni di altissima temperatura e pressione, innescherebbero secondo gli astrofisici, processi di fusione nucleare.
L’idea che una stella per funzionare, possa essere alimentata esternamente, come propone il modello elettrico dell’Universo, è stata condannata senza un’accurata indagine scientifica da parte del creatore del modello termonucleare del sole, Sir Arthur Stanley Eddington  (1882 – 1944).

Eddington_buggy-003Come testimoniato nel suo libro “La costituzione interna delle stelle” del 1930, dove Eddington afferma:

“.. A prima vista, sembrerebbe che l’interno del sole e delle stelle sia meno accessible all’indagine scientifica di ogni altra regione dell’Universo … l’energia radiante, dall’interno caldo, dopo innumerevoli trasformazioni riesce a raggiungere la superficie e ad iniziare il suo viaggio attraverso lo spazio”.

Se l’ipotesi di Eddington fosse corretta, renderebbe le stelle, i soli organismi conosciuti nell’Universo, capaci di trasferire per irraggiamento il proprio calore interno; ma come si sa, questo trasferimento avviene invece per convezione e conduzione.
La visione secondo la quale le stelle sono alimentate dal nucleo interno, non è sostenuta da osservazioni o esperimenti, tantomeno scaturita da qualche scoperta scientifica, è un’idea vecchia come le scoperta del fuoco, è una credenza indotta, è una perversione ideologica della scienza.

Eddington riuscì ad imporre un veto scientifico, che respingeva qualsiasi ipotesi concernente l’alimentazione esterna delle stelle, e questo veto, paradossalmente vige tuttora.
La potente influenza di Eddington all’interno del mondo scientifico, ha deviato e ritardato di un secolo i progressi circa la comprensione delle stelle e del loro funzionamento.
Il modello secondo il quale, il collasso gravitazionale di nubi di idrogeno, formerebbe il nucleo ad altissima temperatura e pressione delle stelle, è infondato, perché non supera una prova fondamentale: quella osservativa !

Tale prova smentisce che qualsiasi fenomeno rilevato sul Sole, sia conseguenza di un processo di fusione nucleare.
Quasi tutte le nuove scoperte sui fenomeni che si generano e che si osservano sul Sole e attorno ad esso, hanno dovuto essere appositamente adattati, con integrazioni scientifiche ad hoc, per uniformarsi al modello termonucleare; ma molti fenomeni restano ancora inspiegabili per le teorie correnti, come ad esempio, la corona solare caldissima, sopra ad una fotosfera “fredda”.

“ Una stella come il Sole è sorprendente …. Abbiamo lo strano fenomeno di un corpo relativamente freddo, avvolto da un’atmosfera immensamente calda (possiamo notare come anche la Terra sia caratterizzata dallo stesso fenomeno, anche se in misura decisamente inferiore; un corpo freddo con un’atmosfera piu calda. Questo perchè l’energia viene da fuori) ”. Dal lavoro del Prof. RFL Boyd: “ Space physics – the study of plasmas in space “. Oxford Physics Series.

“ La scienza spesso deve operare delle scelte tra modelli e teorie tra loro alternativi. Una volta effettuata la scelta, tuttavia, gli scienziati tendono prima a dimenticare, poi a negare che vi sia mai stata questa “scelta”.
I libri di testo, dato che devono rappresentare la scienza come un’attività che marcia solo in senso lineare verso la verità, non accennano quasi mai a possibili teorie alternative a quelle correnti, tanto meno ci si può aspettare che queste teorie alterantive vengano recensite. Nessuno scienziato si occupa di indagare queste alternative e le premesse di base che le caratterizzano “.( Don L. Hotson )

Il modello elettrico delle stelle giganti rosse.

“ l’immortale ignoranza “ della cosmologia sulla vera natura delle stelle è purtroppo un dato di fatto.
I cosmologi del plasma hanno sviluppato invece, un modello semplice e coerente, circa la formazione ed il funzionamento di stelle e galassie, la cui operatività è strettamente correlata all’energia elettrica che scorre negli onnipresenti flussi di plasma cosmico.
Il modello di circuito elettrico di stelle e galassie, proposto da Hannes Alfvén, lo si può estrapolare al Sole per spiegare, attraverso i fenomeni visibili, la complessa rete di campi magnetici che lo caratterizzano.

orion_hubble_nasa-005E’ la frammentazione delle discipline delle scienze moderne che non consente agli astrofisici di vedere nell’elettromagnetismo dei plasmi galattici, la chiave fondamentale delle loro ricerche. Ad esempio, quando gli astrofisici scoprirono nei nuclei delle galassie ed i fisici nei laboratori, quel fenomeno che chiamarono “flusso a doppio strato di plasma”; nessuno di loro associò questi inspiegabili fenomeni (per la scienza convenzionale), alla teoria cosmologica proposta da Hannes Alfvén e addirittura illustrata nel 1986 alla NASA durante una conferenza dal titolo “doppi strati in astrofisica”.
Dove Alfvén, nel suo discorso di apertura disse:
“ i doppi strati nello spazio, dovrebbero essere classificati come un nuovo tipo di oggetto celeste”.

Le idee di Eddington dovrebbero essere considerate un’aberrazione storica, figlie di un’epoca, dove la luce per illuminare le città era prodotta bruciando dei gas combustibili.
Noi ora, per illuminare le città, usiamo l’energia elettrica generata a centinaia di chilometri di distanza; non possiamo non pensare che anche la natura operi allo stesso modo.
Se infatti si considera che il plasma galattico forma naturalmente dei filamenti invisibili, entro i quali fluisce energia elettrica, possiamo paragonare questi filamenti ai nostri elettrodotti, entro i quali questa energia scorre.
Le stelle sono come le luci di una via cosmica, che illuminano la strada tracciata dall’energia elettrica che fluisce attraverso la galassia.

Sono gli elettroni a portare la maggior parte della corrente elettrica attraverso il plasma galattico.
Nei laboratori terrestri è stato osservato come, all’interno del plasma, le scariche elettriche attivino un processo di separazione di carica, strappando gli elettroni ai loro nuclei per alimentare le correnti elettriche; nel modello elettrico dell’Universo, le stelle e le galassie si formano in virtù di questa separazione di carica, diventando, una volta stabilizzato il processo di formazione, immensi anodi positivi.

Ho scritto, riguardo le stelle giganti rosse, nel mio libro “ twinkle, twinkle electric star” :
“ Le stelle giganti rosse, sono quelle stelle che non possono sopperire in nessun modo alla carenza di elettroni del plasma che le circonda, di conseguenza questo plasma che avvolge la stella come una guaina, tende ad aspandersi.
Questo processo di crescita della guiana è autolimitante, perché l’espansione rafforzando il campo elettrico, accelera gli elettroni a velocità sempre crescenti e ad energie sempre maggiori; il che permette loro di entrare in collisione con gli atomi neutri presenti nei plasmi, e la guaina in funzione di queste collisioni, assume la caratteristica colorazione delle stelle giganti rosse.
Il campo elettrico che guida questo processo, darà luogo anche ad un massiccio flusso di ioni verso l’esterno della stella, o secondo parametri più familiari, ad un prodigioso  “vento stellare”; infatti la perdita di massa è un’altra delle caratteristiche delle giganti rosse.

La teoria stellare standard, quella per intenderci delle stelle termonucleari, non è in grado di spiegare, in funzione del nucleo “freddo” della stella, l’origine del flusso ionico che dà vita al vento; e le spiegazioni addotte, che propongono venti stellari originati da radiazione o da pressione, sono del tutto inadeguate.
Quindi, se osserviamo questi fenomeni da un punto di vista elettrico, le giganti rosse invece di trovarsi alla fine del loro ciclo vitale, come vuole la teoria standard, in relazione al fatto che perdono massa e carica, si trovano invece nel momento di passaggio ad una fase successiva della loro esistenza”.

Il riscaldamento interno, non è la causa del bagliore della stella gigante rossa “Betelgeuse”.
Questo bagliore è causato dal plasma, in analogia a quanto succede all’interno di un tubo al neon, e come in un tubo fluorescente al neon, la sorgente che genera la luminosità si trova ad una temperatura relativamente “bassa”.
Le misurazione della temperatura di un plasma, o più precisamente del movimento casuale degli elettroni e degli ioni all’interno di un campo elettrico, è fuorviante; perché il campo elettrico tende ad allineare i movimenti delle particelle in una direzione, alterando quindi la casualità spaziale dei movimenti e di conseguenza i valori indotti della temperatura.
Quindi le misurazioni radioastronomiche riguardo la distribuzione della temperatura nell’atmosfera di Betelgeuse, che decrescono allontanandosi dalla fotosfera e che sono inferiori ai valori rilevati con l’indagine ottica e all’ultravioletto, rientrano in questa anomalia misurativa sopra accennata, ma che si spiegano con la presenza dei flussi di corrente nei filamenti radiali della guaina di plasma che avvolge la stella.

La dimensione di Betelgeuse, vista attraverso la luce ultravioletta, è il doppio della già gigantesca dimensione rilevata attraverso la luce visibile.
L’esistenza della luce ultravioletta a grandi distanze sopra alla stella, si inserisce nel contesto della sorgente elettrica esterna per l’alimentazione della stessa, analogamente a ciò che si produce nella corona del nostro Sole.
Quello che si osserva su Betelgeuse, è lo stesso tipo di fenomeno, causato dall’effetto guaina del plasma  che avvolge gli oggetti celesti e che trasforma delle insignificanti rocce del nostro sistema solare, in brillanti comete, come la recente “cometa di Holmes”, la cui incandescente corona elettrica ha superato per dimensioni quella del Sole.
La dimensione visibile di Betelgeuse non ci dice nulla circa la reale dimensione fisica del corpo centrale condensato della stella; e come cambia la dimensione di una corona cometaria, quando si avvicina o si allontana dall’influenza elettrica del Sole, così le stelle giganti rosse variano le loro dimensioni in funzione dell’ambiente elettrico galattico in cui sono immerse.

Betelgeuse_radio_image-001L’immagine all’ultravioletto di Betelgeuse, appare omogenea, a parte alcune increspature dovute a sporadiche attività coronali; il che la distingue nettamente dall’analoga immagine ultravioletta del Sole, che risulta solitamente screziata a causa dell’intensa attività coronale.
Questa morbidezza della luce emessa da Betelgeuse, è il risultato della differente tipologia di scarica elettrica nei flussi di plasma, tra le stelle giganti rosse e le stelle brillanti come il nostro Sole.
E’ in pratica la differenza tra il bagliore diffuso di un tubo al neon e la luce individuale di una lampadina ad incandescenza.

Il modello elettrico, applicato a stelle brillanti come il Sole, dimostra che esiste un semplice meccanismo di controllo della fotosfera, meccanismo che si comporta come un “transistor a giunzione” e che regola il flusso di corrente tra la stella ed il suo ambiente, in modo da mantenere costanti luce e radiazione di calore, anche a fronte di una possibile variabilità esterna dell’alimentazione elettrica.
Il Sole risulta essere una stella variabile se scansionato ai raggi X, i quali si generano al di sopra della fotosfera e sono una misura della potenza elettrica della stella.
La fotosfera delle stelle brillanti, funge quindi sia da generatrice di radiazioni (raggi X), sia da stabilizzatrice di flusso di corrente (effetto transistor).

Le stelle giganti rosse come Betelgeuse, non hanno lo stesso meccanismo di controllo delle stelle brillanti.
Reagiscono alle variazioni dei flussi di alimentazione elettrica esterna, variando la superficie della guaina di plasma che le avvolge, in altre parole la loro dimensione visibile.
C’è quindi una sostanziale differenza tra il meccanismo di funzionamento delle fotosfere delle stelle giganti rosse come Betelgeuse e delle stelle brillanti come il Sole.

La diminuizione del diametro di Betelgeuse degli ultimi 15 anni, suggerisce che sia in atto un lento cambiamento della potenza elettrica in ingresso verso la stella.
Il restringimento lo dobbiamo vedere come la normale risposta della guaina di plasma che avvolge la stella, ad un aumento di disponibilità di elettroni dell’ambiente galattico circostante; un tale aumento, può essere dovuto o ad un innalzamento dei valori delle correnti elettriche del circuito galattico locale, oppure ad una diminuzione della polverosità del plasma vicino alla stella (ricordiamo che le particelle di polvere cosmica, tendono a raccogliere elettroni).
Nel nostro Sole, ad esempio, questo cambiamento di potenza elettrica in entrata dal circuito galattico, si manifesta attraverso il ciclo di macchie solari e l’emissione di raggi X.

L’immagine radio di Betelgeuse, ripresa dalla Terra, lungo l’asse del polo magnetico, rivela una forma asimmetrica della stella, una forma non perfettamente sferica; questa asimmetria può essere spiegata solo ricorrendo al modello elettrico delle stelle, considerando quindi che i flussi di corrente che convergono verso i poli magnetici, in corrispondenza dell’equatore possono formare getti che distorcono l’atmosfera.

L’asimmetria riscontrata, non è rotazionale, perchè l’asse magnetico non corrisponde con l’asse di rotazione.
La granulazione fotosferica che si osserva su Betelgeuse è il risultato dell’intensa attività elettrica del plasma atmosferico.

I dati affermano che la magnitudine o luminosità visibile non ha mostrato alcuna variazione sensibile negli ultimi 15 anni, nonostante il restringimento fisico della stella.
Il modello termonucleare non può in nessun modo spiegare questa vistosa anomalia, una stella secondo tale teoria non si restringe senza che diminuisca anche la magnitudine.

Ovviamente come un stella gigante rossa si restringa lasciando inalterata la propria luminosità, può essere spiegato semplicemente ricorrendo al modello elettrico;  è l’aumento della densità delle particelle del plasma vicino alla stella che compensa la perdita di volume della stessa, senza alterare l’efficienza luminosa.

Il modello convenzionale delle stelle giganti rosse come Betelgeuse, è una storia terribilmente complicata di progressivi processi termonucleari, dove le trasformazioni principali coinvolgono l’idrogeno, quale componente fondamentale, che ad esempio si trasformerebbe in elio che a sua volta si trasformerebbe in ferro.
Ogni processo dovrebbe occupare un guscio sottile migrante verso l’esterno del nucleo con l’invecchiamento della stella.
Alla fine di questa linea di trasformazione termonucleare, il nucleo della stella, composto ormai completamente da atomi di ferro, non potendo più resistere alla pressione gravitazionale, collasserebbe in uno stato superdenso, esplodendo come supernova.
Dato che Betelgeuse è la stella gigante rossa più vicina al sistema solare, la sua contrazione, interpretata quale preludio al successivo stato di supernova, ha innescato una serie di timori, amplificati soprattutto dai media, circa la possibilità di conseguenze dirette sulla Terra, relativamente all’eventuale esplosione di questa presunta “stella morente”.

Questo timore è decisamente infondato, perché è assolutamente priva di valore scientifico l’ipotesi termonucleare della stella che esplode alla fine del suo ciclo vitale.
Betelgeuse è semplicemente una stella giovane, che non ha ancora raggiunto il suo equilibrio elettrico, come dimostra la sua brillante fotosfera.

Betelgeuse-002Per quanto riguarda le Supernovae galattiche, queste non sono, come vuole la teoria corrente, delle fantasiose stelle morenti destinate ad esplodere, ma semplicemente degli “interruttori elettrici”.
Vi è infatti la prova certa dell’esistenza di un comando, di un azionamento esterno (elettrico, ovviamente) alle supernovae, dimostrato dal loro tipico, periodico e non casuale comportamento.
Il fisico del plasma, Anthony Peratt, si è così espresso riguardo la supernovae:
“.. Nella comunità dei fisici del plasma, la supernovae, sono viste come oggetti che rilasciano energia all’interno di un filamento di plasma di dimensioni galattiche”.
E’ la conseguenza di quello che nella teoria dell’universo elettrico, viene definito “ configurazione di scarico assiale di plasma, dovuto all’effetto Z-Pinch galattico “.

Per concludere due citazioni, la prima di uno dei fondatori della teoria del Big Bang, il fisico di origini russe, George Gamow; la seconda, involontaria, ma quanto mai centrata risposta di Charles F. Kettering, ingegnere statunitense, inventore del motorino elettrico di avviamento per le automobili.

“ Gli astronomi, possono riferirsi alle temperature delle regioni centrali del Sole e di molte altre stelle, con una piccola percentuale di errore, perché abbastanza sicuri dei dati che citano” – Una stella di nome Sole – (George Gamow).

“ La logica è un sistema organizzato di pensiero, che ti permette di sbagliare con fiducia” – Charles Franklin Kettering

Articolo curato per Metamorfosi Aliene da Marco Saccenti
Consulente per la traduzione Daniela Bonazzi

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1 risposta

  1. Marco Saccenti

    Uno dei fondamenti delle scienze fisiche e naturali è la dimostrazione sperimentale delle teorie che ne sono alla base. La riproducibilità in laboratorio delle fenomenologie fisiche a fondamento di una teoria, o l’osservazione in natura delle stesse, dovrebbero essere l’unica ed inequivocabile convalida della loro reale oggettività.
    Purtroppo non è così !! Le dimostrazioni sperimentali si possono, o falsare come fece Eddington con la Relatività (l’ipotesi della deflessione della luce causata dalla gravità dei corpi), o virtualizzare attraverso il ricorso all’astrazione matematica (come è per la Meccanica Quantistica ed il Big Bang). Questo vizio formale di mistificazione è rimasto prerogativa delle scienze moderne, e gli scienziati, nonostante enfatizzino la validità della dimostrazione sperimentale, a fronte di rilievi strumentali contrari alle teorie vigenti, o li ignorano o li manipolano. Per cui sempre più spesso la cosmologia si trova di fronte a fenomeni spesso inspiegabili, a volte addirittura assurdi, perché non inquadrabili nelle teorie ordinarie.
    L’osservazione di caratteristiche che presupponevano un funzionamento basato su fenomeni elettrodinamici del Sole, furono antecedenti alla formulazione della teoria di Eddington del Sole termonucleare (ebbero come protagonista nel 1899, il fisico Bigelow), ed erano diretta conseguenza della strada aperta da Maxwell, con l’elettromagnetismo.
    L’attuale osservazione strumentale delle sonde in orbita terrestre o in transito planetario, ha confermato come il Sole non sia una centrale nucleare a fusione, in virtù delle temperature rilevate, che aumentano allontanandosi dal nucleo, in palese contraddizione quindi, con la teoria termonucleare la quale ipotizza che da un nucleo caldissimo, vengano irradiati luce e calore, con temperature che diminuiscono all’allontanars i dal nucleo stesso.
    Se si considerando i corpi planetari, Sole compreso, come vuole la teoria dell’Universo Elettrico, costituiti da un nucleo freddo e da un’atmosfera calda, in virtù dell’interazion e delle loro magnetosfere con i flussi di plasma galattico (anche questi inequivocabilme nte individuati da tutta una serie di sonde NASA, ESA, ecc. a partire dalla fine dagli anni ’80), come ha affermato il fisico inglese R.F.L. Boyd, sorge spontanea una domanda:
    “ se sono le interazioni elettriche tra la magnetosfera e le correnti di plasma galattico, a riscaldare le atmosfere (dove sono presenti) dei corpi planetari e non l’astro centrale del sistema (vedi il nostro Sole), e presumibilmente a mantenerle costanti, come mai sono presenti sui pianeti, calotte polari ? ”
    Sono innumerevoli le domande che non trovano risposta nell’ambito dell’interpreta zione classica della cosmologia, e che costringono gli scienziati a ricorrere alla metodologia tolemaica dell’aggiunta degli epiciclici, per accordare le teorie classiche, sempre più in affanno, alle osservazioni.

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