2microraptor-008Tratto dal libro “Il dilemma della forma transitoria” di Harun Yahya (Adnan Oktar). Editore Global Publishing – Istambul Turchia – www.harunyahya.com

False forme di transizione

Malgrado questa mancanza di fossili delle forme di transizione, così importanti per la teoria dell’evoluzione, libri, riviste e qualche libro di testo fanno ancora riferimento a delle “forme transitorie.”
Molte di queste – gli Archeopitecidi o Lucy, per esempio – sono diventate gli emblemi per la teoria dell’evoluzione.
Alle volte si vedono dei titoli di testa in giornali e riviste che annunciano “L ’Anello Mancante è stato trovato.”
Questi articoli affermano che qualche fossile appena scoperto rappresenta la forma di transizione che gli evoluzionisti hanno cercato di trovare in tutti questi anni.   Ebbene se è così, allora cosa sono questi fossili di transizione?
Come sarà mostrato in questo capitolo, la maggior parte delle cosiddette forme di transizione in realtà non lo sono per niente.
Sono dei fossili di specie uniche e completamente sviluppate, che non hanno avuto alcuna relazione ancestrale con qualsiasi altra specie.
Usando delle interpretazioni distorte e con metodi fraudolenti, però, gli evoluzionisti le descrivono come forme di transizione.
Ma come si vedrà, tutte queste cosiddette forme transitorie sono il soggetto di dibattiti tra gli stessi evoluzionisti.
Infatti anche qualcuno di loro, che non teme di riconoscere i fatti come sono, dichiara che queste non sono per niente delle forme transitorie!

Il Celacanto

Appartenente alla classe degli Osteitti, questa è una specie numerosa di pesci, lunghi circa 150 centimetri (59 pollici), e ricoperti da spesse squame che somigliano ad una armatura.
I suoi primi resti fossili furono trovati in strati del Periodo Devoniano, vecchi da 408 a 360 milioni di anni.
Fino al 1938, molti ittiologi evoluzionisti pensarono che quest’essere aveva camminato sul letto del mare,usando le sue due paia di pinne giganti, e che pertanto rappresentava una forma transitoria tra animali d’acqua e di terra.
A sostegno di queste affermazioni, gli evoluzionisti esibivano le strutture ossee nelle pinne dei fossili di celacanto in loro possesso.
Una scoperta nello stesso anno,però, ha buttato del tutto all’aria queste affermazioni.

coelacanth-009Un celacanto vivo era stato pescato nel mare del Madagascar!
Ed inoltre, degli studi su questa specie, che si pensava fosse scomparsa da almeno 70 milioni di anni, dimostrarono che non vi erano stati cambiamenti per 400 milioni di anni.
Nella sua edizione dell’aprile 2003, la rivista Focus ha descritto così lo stupore che questa scoperta aveva causato:

“…La scoperta di un dinosauro vivo sarebbe stata addirittura meno sorprendente, dato che i fossili indicano che il celacanto esisteva 150-200 milioni di anni prima della comparsa dei dinosauri.   La creatura proposta da molti scienziati come il progenitore dei vertebrati terrestri, e che si credeva fosse scomparsa da almeno 70 milioni di anni, era sta trovata … viva!”

Negli anni seguenti sono stati catturati circa altri 200 celacanti vivi (Latimera chalumnae).
Si capì che questi pesci, che erano rimasti del tutto inalterati, vivevano ad una profondità tra i 150 ed i 600 metri ed avevano una struttura corporale perfettamente adatta a tali profondità.
Nel 1987, il Professor Hans Fricke dell’Istituto Max Planck discese con il mini-sub Geo ad una profondità di 200 metri nei pressi delle isole Comoro ad est dell’Africa, per compiere una serie di osservazioni su questi pesci nel loro ambiente naturale.
Vide che le loro pinne ossee non avevano alcuna funzione equivalente a quella che permette di camminare ai tetrapodi (animali terrestri a quattro zampe).
La rivista Focus descrisse così i risultati del suo studio:

“…Le pinne flessibili non avevano alcuna funzione simile a quelle nei vertebrati terrestri a quattro zampe. Le pinne permettevano di nuotare a testa in giù ed in tutte le direzioni, anche all’indietro.”

Il celacanto, che non presenta alcuna traccia di cambiamento in oltre 400 milioni di anni, ha lasciato gli evoluzionisti in una posizione difficile. Anche considerando lo spostamento continentale che si è potuto verificare in un periodo di 400 milioni di anni, gli evoluzionisti sembrano essere in una situazione terribilmente imbarazzante. Su Focus si scrive:

“…Secondo gli assiomi scientifici, circa 250 milioni di anni fa tutti i continenti erano uniti insieme. Questa enorme estensione di terraferma era circondata da un unico gigantesco oceano. Circa 125 milioni di anni fa, nacque l ’Oceano Indiano, a seguito del cambiamento di posizione dei continenti. E di conseguenza si formarono così anche le cave vulcaniche nell’Oceano Indiano, che sono una vasta parte dell’habitat naturale del celacanto. Una importante verità viene fuori, alla luce di questi fatti. Questi animali, che esistono da circa 400 milioni di anni, sono rimasti uguali malgrado gli innumerevoli cambiamenti nel loro ambiente naturale!”

Il fatto che il celacanto sia rimasto inalterato per 400 milioni di anni, chiaramente contraddice la tesi che le nuove specie ebbero origine con l’evoluzione, e che sono soggette ad un continuo processo evolutivo.

living-fossil-story-coelacanth-keith-stewart-thomson-004Ed inoltre, il celacanto rivela il profondo solco che divide le creature terrestri da quelle marine, che la teoria dell’evoluzione concepisce invece legate da una immaginaria transizione.
Ecco come il Professor Keith P. Thomson ne scrive nel suo libro, The Story of the Coelacanth :

“…Ad esempio, il primo celacanto aveva senz’altro l’organo rostrato, la giunzione intracraniale, le pinne accoppiate, la colonna vertebrale, la notocorda cava, ed i denti ridotti, come i celacanti odierni … non si è evoluto di molto dal Periodo Devoniano, ma questo ci dice anche che vi è un ampio spazio vuoto nella documentazione ci manca la sequenza di fossili ancestrali più vecchi.”

La complessa struttura del Celacanto contraddice l’evoluzione

Oltre al fatto che il Celacanto apparve tutto d’un tratto, senza alcun progenitore che lo precedesse, e che non subì alcun cambiamento nel corso di milioni di anni, anche la sua complessa struttura fisica contribuisce a far sì che gli evoluzionisti debbano fronteggiare una situazione imbarazzante.
Il Professor Michael Bruton, direttore dell’ Istituto JLB Smith in Sud Africa, famoso in tutto il mondo, descrive il Celacanto come una creatura molto complessa:

“…Una delle complesse caratteristiche del Celacanto è come fa nascere i suoi piccoli.  Le sue uova, grandi come un’arancia, si schiudono al suo interno. E vi è la prova che si nutrono a mezzo di un organo interno del pesce che somiglia alla placenta nel corpo della madre. Oltre a somministrare, dalla madre al piccolo, il nutrimento e l ’ossigeno necessario, la placenta è a sua volta una complessa struttura che provvede anche a smaltire gli scarti. Ed i fossili di embrioni dal Periodo Carbonifero (da 360 a 290 milioni di anni fa), dimostrano che questo complesso sistema già esisteva prima della comparsa dei mammiferi.”

In aggiunta, la scoperta che i Celacanti sono sensibili ai campi elettromagnetici che li circondano, indica l’esistenza di un loro complesso sistema sensoriale.

Foxil-celacantus-002Esaminando la predisposizione dei nervi che connettono l’organo rostrale del pesce al suo cervello, gli scienziati convengono che il suo rostro serva anche a percepire i campi elettromagnetici.
Assieme alle altre complesse strutture del Celacanto, il fatto che il suo organo rostrale sia stato rinvenuto anche nei fossili più datati, pone un problema che gli evoluzionisti non possono risolvere.
Nella rivista Focus il problema viene posto in questi termini:

“…Secondo i fossili, i pesci sono apparsi 470 milioni di anni fa. Il Celacanto 60 milioni di anni dopo. È stupefacente che questa creatura, che ci si aspetterebbe fosse inizialmente dotata solo di caratteristiche primitive, aveva in effetti già all’origine una struttura enormemente complessa.”

Tutti questi sono stati dei colpi letali inferti alla teoria dell’evoluzione:
La presenza di un organo simile alla placenta, e la complessa struttura atta a percepire le correnti elettromagnetiche – in quel modo perfetto ed in quei tempi remoti – chiaramente rivela che non vi è stato alcun processo evolutivo, dal semplice al complesso, nella storia naturale di questo pesce, come invece la teoria dell’evoluzione vorrebbe farci credere.

Un altro colpo alla teoria dell’evoluzione dal Celacanto: le caratteristiche del sangue

Nel 1966, un celacanto fu congelato immediatamente dopo la cattura. Gli scienziati che ne studiarono il sangue rimasero stupefatti nel constatare che il sangue del celacanto era uguale a quello di uno squalo!
Tutti i pesci con struttura ossea, escluso il celacanto, soddisfano il loro bisogno d’acqua bevendo quella salata del mare, ed espellendo poi l’eccesso di sale dal loro organismo. Questo sistema, nel celacanto, è invece uguale a quello dello squalo, un membro della famiglia dei pesci cartilaginosi (Condrenchelidi).

Squalo-007Lo squalo converte l’ammoniaca, che viene rilasciata a seguito della scomposizione delle proteine, in urea, mantenendone un livello nel sangue che sarebbe letale per gli esseri umani, e regolando i livelli di queste sostanze secondo la salinità delle acque circostanti. E dato che il sangue raggiunge un livello isotonico con l’acqua di mare – quando le pressioni osmotiche dell’acqua, all’interno ed all’esterno, sono equiparate, e raggiungono la stessa densità – non vi è perdita d’acqua dai tessuti dello squalo verso l’esterno.

Si scoprì anche che il fegato del celacanto possiede gli enzimi necessari per creare l’urea.
In altre parole, il sangue di questo pesce possiede sin dall’origine delle caratteristiche uniche, introvabili in qualsiasi altra specie della sua classe, che comparvero poi negli squali solo decine di milioni di anni più tardi.
Secondo la rivista Focus , il Professor Keith S. Thomson descrisse come “un problema evolutivo,” la scoperta che il sangue del celacanto era come quello dello squalo.
Nella rivista fu anche affermato che, sulla base di analisi molecolari, non era possibile stabilire l’esistenza di alcuna connessione evolutiva tra gli squali della classe dei pesci cartilaginosi ed i celacanti, membri della classe di pesci con struttura ossea. Nessuna ipotesi evolutiva può spiegare la similitudine tra le due specie.
E neanche le analisi molecolari – a cui di solito gli evoluzionisti fanno ricorso – sono servite allo scopo.

L’unica spiegazione possibile è che questi animali sono il frutto di unici e singoli progetti biogenetici.

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Seymouria

seymouria-006Qualche evoluzionista si riferisce a questa specie di anfibi come “i progenitori dei rettili.”  Ma con la scoperta che i rettili esistevano già da circa 30 milioni di anni prima che questa specie comparisse sulla Terra, si capì che i Seymouria non costituivano una forma di transizione. I loro fossili più vecchi risalgono al Periodo Permiano Inferiore – 280 milioni di anni fa.
Ma le specie di rettili più vecchie conosciute, Hylonomus e Palaeothyris, trovate negli strati della Bassa Pennsylvania, sono datate da 330 a 315 milioni di anni fa. Ed è naturalmente impossibile che i progenitori dei rettili abbiano vissuto tanto tempo dopo di loro.

Therapsida

I Terapsidi sono una specie che gli evoluzionisti raffigurano come una forma transitoria tra i rettili ed i mammiferi – una affermazione invalida, che possiamo brevemente esaminare.
I fossili che appartengono a quest’ordine non confermano le affermazioni degli evoluzionisti.
Prima di tutto, i Terapsidi non compaiono nella documentazione sui fossili nell’ordine cronologico che il Darwinismo si aspetta.
Per far sì che le affermazioni degli evoluzionisti fossero vere, si sarebbe dovuto poter tracciare una linea che partisse dalla mascella propria dei fossili Terapsidi fino alla mascella completa dei mammiferi.
Ma una tale progressione non la si vede nella documentazione sui fossili.
Nel suo libro Darwin on Trial (Darwin in Giudizio), il ben noto critico del Darwinismo, Philip Johnson, così commenta:

“…Una linea artificiale di discendenza [tra rettili e mammiferi ] può essere messa insieme, ma solo con il mischiare arbitrariamente degli esemplari provenienti da sottogruppi differenti, per poi metterli insieme senza rispettarne la loro vera sequenza cronologica.”

La sola caratteristica comune, sia ai Terapsidi che ai mammiferi, sono le ossa delle loro orecchie e mascelle.
Ma se si considerano le differenze tra i sistemi riproduttivi ed altri organi delle due specie, ci vorrà moltissimo tempo prima di poter rispondere affermativamente al quesito su come i rettili si siano potuti evolvere in mammiferi.
Più si va avanti con le indagini, e più complicata diventa la situazione. Come è possibile che i mammiferi – un gruppo che include specie diverse come i primati, i cavalli, i pipistrelli, le balene, gli orsi polari, gli scoiattoli ed i ruminanti –
si sia evoluto dai rettili per mezzo di mutazioni e della selezione naturale? A questa domanda non è proprio possibile rispondere.

Archeopterige

L’Archeopterige, che è vissuto 150 milioni di anni fa, è la specie animale che più spesso gli evoluzionisti sostengono sia la prova dell’evoluzione. Un gran numero di loro suggerisce che  l’archeopterige è una forma di transizione, estinta, che presentava caratteristiche comuni sia ai rettili che agli uccelli. Ma delle autorità evoluzioniste come Alan Feduccia dichiarano che questa affermazione è falsa.
Gli ultimi studi condotti sui fossili di Archeopterige hanno rivelato che non si tratta di una forma transitoria, ma di una specie di uccelli, con delle caratteristiche leggermente diverse da quelle degli uccelli di oggi.
Seguono alcune affermazioni degli evoluzionisti che presentano l’archeopterige come una forma di transizione, e le relative risposte:

1. Lo sterno scoperto successivamente: Fino a poco tempo fa si affermava che  l’Archeopterige non avesse lo sterno, e si sosteneva che questa mancanza fosse la prova più importante che l’Archeopterige non poteva volare. (Lo sterno è posizionato sotto la cassa toracica, ed è il posto dove sono fissati i muscoli essenziali per il volo. Lo sterno è presente in tutti gli uccelli moderni, volatili o non volatili, ed anche nei pipistrelli, che appartengono ad una famiglia molto differente dagli uccelli). Il settimo fossile di Archeopterige scoperto nel 1992, però, ha dato la prova che questa argomentazione è falsa. Quel fossile infatti possedeva lo sterno di cui,f ino a quel momento,gli evoluzionisti ne escludevano l’esistenza. Questa scoperta ha escluso che vi sia un qualsiasi fondamento di base nell’affermazione che l ’Archeopterige fosse un semiuccello, incapace di volare.

2-Archaeopteryx-0012. La Struttura delle sue piume: Una delle prove più schiaccianti che l’Archeopterige era invece capace di volare è la struttura delle sue penne, asimmetrica ed identica a quella degli uccelli odierni, e che così dimostra la sua capacità di volare perfettamente. Come ha dichiarato il ben noto paleontologo Carl O. Dunbar: “…Proprio per le sue penne l’Archeopterige deve indubbiamente essere classificato come un uccello.” Il paleontologo Robert Carroll propone la seguente spiegazione al riguardo: “…La geometria delle penne remiganti primarie dell’Archeopterige è identica a quella dei moderni volatili, mentre gli uccelli non volatili hanno delle penne simmetriche. Il modo in cui le penne sono sistemate sull’ala è anch’esso quello dei volatili di oggi”.  Secondo Van Tyne e Berger, la relativa dimensione e laforma dell’ala dell ’Archeopterige sono simili a quelle degli uccelli capaci di volare all’interno di strette aperture del fogliame, come i gallinacei, le colombe, le beccacce, i picchi e gran parte dei passeracei … Le penne remiganti primarie sono rimaste invariate per almeno 150 milioni di anni.

3. Gli artigli sulle sue ali ed i denti nel suo becco : Gli evoluzionisti un tempo ritenevano che il fatto che l’Archeopterige avesse artigli sulle ali e denti nella bocca, fosse una prova importante del suo essere in effetti una forma di transizione. Ma queste caratteristiche non dimostrano l’esistenza di alcuna relazione tra questo animale ed i rettili. Anche due specie di uccelli odierni, il Touraco corythaix e l’Opisthocomus hoazin, hanno artigli che li aiutano ad aggrapparsi ai rami.    Questi animali sono uccelli in grado di volare, e che non hanno alcuna sembianza di rettile. L’argomentazione che l’Archeopterige doveva essere per forza una forma di transizione, perché aveva degli artigli, è pertanto invalida.

E nemmeno i denti nella sua bocca lo fanno diventare una forma transitoria. Gli evoluzionisti sbagliano nell’affermare che questi denti siano una caratteristica dei rettili. Alcuni dei rettili odierni hanno denti, ma altri non li hanno. Ed ancora più rilevante, le specie di uccelli con i denti non si limitano all’Archeopterige. Sebbene oggi siano estinti, quando si esamina la documentazione sui fossili – nello stesso periodo dell’Archeopterige, o dopo, o anche in tempi molto più recenti – ci si trova un altro distinto gruppo di uccelli, che si possono considerare provvisti di denti. Ed è ancora più importante notare che la struttura dentaria dell’Archeopterige e degli altri uccelli è molto differente da quella dei dinosauri, i cosiddetti progenitori di questi uccelli. Secondo le misurazioni fatte da ornitologi ben noti, come L.D. Martin, J.D. Stewart e K.N. Whetstone, i denti dell’Archeopterige e degli altri uccelli sono piatti in superficie ed a radice estesa.

Mentre invece i denti dei dinosauri Teropodi, che gli evoluzionisti affermano siano i progenitori degli uccelli, hanno una superficie irregolare ed una radice stretta. Gli stessi ricercatori hanno anche confrontato le ossa dei polsi dell’Archeopterige e dei suoi presunti progenitori Teropodi, rivelando che non vi è alcuna somiglianza tra loro. Le similitudini tra questa creatura e i dinosauri, prospettate da John Ostrom, uno delle più eminenti autorità che affermano che l’Archeopterige si sia evoluto dai dinosauri, sono state poi dichiarate come false interpretazioni da eminenti anatomisti come S.Tarsitano, M.K. Hecht ed A.D. Walzer.

4. La struttura dell ’orecchio dell ’Archeopterige : A.D. Walzer ha studiato la struttura dell’orecchio dell ’Archeopterige ed ha dichiarato che è la stessa di quella degli uccelli odierni.

5. Le ali dell ’Archeopterige : J.Richard Hinchcliffe, del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università del Galles, ha usato le moderne tecniche isotopiche nei suoi studi sugli embrioni ed ha stabilito che le tre dita nell’arto anteriore del dinosauro sono I-II-III, mentre quelle sulle ali degli uccelli sono II-III-IV. E ciò rappresenta una grave complicazione per chi ha proposto il cosiddetto legame tra l’Archeopterige ed i dinosauri.   La ricerca e le osservazioni condotte da Hinchcliffe sono apparse sulla rivista Science nel 1977: ”…I dubbi sulla omologia tra le dita dei Teropodi e degli uccelli ci ricorda gli altri problemi relativi alla ipotesi di una “origine dai dinosauri”, che includono:
(i)   L’arto anteriore molto più piccolo nei teropodi (in rapporto alle dimensioni del resto del    corpo)se confrontato con l’ala dell ’Archeopterige. Questi arti così piccoli non sono convincenti come ali preistoriche atte ad un volo terra-aria dei relativamente pesanti dinosauri.
(ii)  La rarità, nei teropodi, di un osso del polso a forma di mezzaluna, riscontrato in solo in quattro specie (inclusi i Deinodontidi). La maggioranza dei teropodi hanno un relativamente grande numero di elementi nel polso, difficili da omologare con quelli dell’Archeopterige.
(iii)  Il paradosso temporale che consiste nella comparsa della maggior parte dei dinosauri teropodi, ed in particolare quelli dei dromeosauri, simili ad uccelli, tutti molto,molto più tardi dell’Archeopterige.

6.   Collocazione nel tempo, incompatibile : Questa incompatibilità, che è stata identificata da Hinchcliffe, è uno dei colpi più letali inferti alle affermazioni degli evoluzionisti riguardo l’Archeopterige.
Nel suo libro Icons of Evolution (Icone dell ’Evoluzione), pubblicato nel 2000, il biologo Americano Jonathan Wells ha messo in evidenza come l’Archeopterige fosse adoperato come una icona per la teoria dell’evoluzione, sebbene le prove avessero dimostrato che esso non era affatto un primitivo progenitore degli uccelli.
Una delle indicazioni di ciò, secondo Wells, è il fatto che i dinosauri Teropodi, proposti come suo progenitori, sono in effetti molto più giovani dell’Archeopterige: ma i rettili con due zampe che corrono sul suolo, e che avevano le altre caratteristiche che ci si potrebbe aspettare di trovare in un progenitore dell’Archeopterige, sono comparsi ben più tardi.
Tutto questo sta a dimostrare che l’Archeopterige non è una forma transitoria, ma che semplicemente fa parte di una diversa classificazione, che può essere descritta come quella di uccelli con denti.

Il cercare di costruire un legame tra questo animale ed i teropodi è grandemente incoerente. In un articolo dal titolo “Demise of the ‘Birds are Dinosaurs’ Theory” (La fine della Teoria ‘Gli uccelli sono Dinosauri’), il biologo Americano Richard L. Deem ha espresso così il suo punto di vista sull’idea della cosiddetta evoluzione degli uccelli dai dinosauri, e sull’Archeopterige :
“…I risultati di studi condotti di recente dimostrano che le mani dei dinosauri teropodi sono derivate dalle dita I,II, e III, mentre le ali degli uccelli, sebbene sembrino simili come struttura sono derivate dalle dita II,III e IV … Vi sono anche altri problemi con la teoria “gli uccelli sono dinosauri.” Gli arti anteriori dei teropodi sono molto più piccoli (in relazione con le dimensioni  del corpo) di quelli dell’Archeopterige.
Le piccole “ali preistoriche” dei teropodi non sono molto convincenti, specialmente se si considera il peso piuttosto consistente di questi dinosauri. Alla grande maggioranza dei teropodi manca l’osso del polso a mezzaluna, ed hanno un gran numero di altri elementi del polso che non hanno omologia con le ossa  dell’Archeopterige.In aggiunta, in quasi tutti i teropodi, il nervo V1 fuoriesce da un lato della scatola cranica,assieme a diversi altri nervi, mentre negli uccelli fuoriesce dalla parte frontale della scatola cranica, attraverso un suo foro ….Vi è anche il piccolo probleme che la gran parte dei teropodi sono comparsi dopo l’apparizione dell’Archeopterige.

7   Altri antichi fossili di uccelli : Alcuni fossili scoperti di recente rivelano altri aspetti dell’invalidità dello scenario evoluzionista circa l’Archeopterige. Nel 1995, Lianhai Hou e Zhonghe Zhou,due ricercatori paleontologi dell’Istituto di Paleontologia dei Vertebrati in Cina, hanno scoperto un nuovo fossile d’uccello, che hanno chiamato Confuciusornis.
Questo uccello, di 140 milioni di anni, più o meno della stessa età dell’Archeopterige che è di 150 milioni di anni, non aveva denti, ed il suo becco e le sue penne avevano le stesse caratteristiche degli uccelli odierni.
Sulle ali di questo uccello – che ha una struttura scheletrica uguale a quella degli uccelli di oggi – vi erano degli artigli simili a quelli dell’Archeopterige. Si notavano anche delle strutture, conosciute come pigostili, che danno sostegno alle penne timoniere. In breve,questa creatura, più o meno dell’età dell’Archeopterige, considerato dagli evoluzionisti come il progenitore più antico di tutti gli uccelli, e come un semi-rettile, aveva una forte somiglianza con gli uccelli odierni.

E questo è in conflitto con la tesi degli evoluzionisti che l’Archeopterige sia il primitivo progenitore di tutti gli uccelli.
Un altro fossile di uccello, trovato in Cina nel novembre del 1996, ha portato altra confusione in questa materia. L’esistenza di questo uccello, di 130 milioni di anni, noto come Liaoningornis, fu annunciata da L.Hou ,L.D. Martin ed Alan Feduccia in un saggio sulla rivista Science.
Il Liaoningornis possedeva un sterno su cui sono fissati i muscoli per il volo dei moderni uccelli. Ed era anche identico a questi ultimi in quasi tutti gli altri aspetti fisici. L’unica differenza era che aveva dei denti in bocca. E questo ha dimostrato che gli uccelli con i denti non possedevano la struttura primitiva prospettata dagli evoluzionisti.
L’Eoalulavis è un altro fossile che ha demolito le affermazioni degli evoluzionisti.
Di circa da 25 a 30 milioni di anni più giovane dell’Archeopterige, l’Eoalulavis aveva la stessa struttura alare di alcuni dei volatili odierni. E questo ha fornito la prova che delle creature, identiche sotto molti aspetti agli uccelli di oggi,volavano nei cieli già 120 milioni di anni fa.
Nel 2002, sulla rivista Nature, Ricardo N. Melchor, Silvina de Valais e Jorge F. Genie hanno riferito di aver trovato delle impronte di uccelli che avevano vissuto 55 milioni di anni prima dell’Archeopterige: “…La storia conosciuta degli uccelli ha inizio nella tarda epoca Giurassica (circa 150 milioni di anni fa) con il fossile dell’Archeopterige. Qui descriviamo delle impronte ben conservate ed abbondanti, con delle caratteristiche chiaramente aviarie, provenienti da un alveo del tardo Triassico in Argentina, datate almeno 55 milioni di anni prima dell’epoca del primo noto scheletro fossile di uccelli”.   E così si è definitivamente dimostrato che l’Archeopterige ed altri uccelli arcaici non costituirono forme di transizione.

I fossili non hanno evidenziato che delle specie differenti di uccelli si siano evolute l’una dall’altra. Al contrario, hanno fornito la prova che gli uccelli odierni e certe specie somiglianti all’Archeopterige hanno vissuto insieme, nello stesso periodo. Alcuni di questi uccelli, come il Confuciusornis e l’Archeopterige, si estinsero, e di loro solo un numero esiguo è arrivato fino ai giorni nostri.

Jeholornis

Un fossile di Uccello, trovato in Cina ed a cui venne dato il nome di Jeholornis, aveva una lunga coda. Questo ha spinto gli evoluzionisti a raffigurarlo come la prova che gli uccelli si sono evoluti dai dinosauri.
Il fatto è, però,che molte specie in natura possono avere delle caratteristiche comuni ad altre specie,e che neanche gli evoluzionisti possono costruire dei legami ancestrali tra gran parte di queste specie.
L’occhio del polpo, ad esempio, somiglia molto a quello dell’uomo. Ebbene neanche gli evoluzionisti possono pensare che vi sia un legame evolutivo tra i due esseri. Così come non lo possono pensare neanche per gli uccelli o i pipistrelli e le mosche, tutti esseri forniti di ali.
Pertanto, il fatto che vi siano certe similitudini tra dinosauri ed uccelli non può essere usato come una prova che i primi siano i progenitori dei secondi.
Il Professor Alan Feduccia, un ornitologo che per anni si è opposto alla teoria dell’evoluzione degli uccelli dai dinosauri, evidenziando gli errori in tale tesi, sebbene sia lui stesso un evoluzionista propone la seguente analisi:
“…Se si guarda lo scheletro di un pollo e quello di un dinosauro con il binocolo, questi sembrano uguali, ma un loro esame ravvicinato e dettagliato rivela molte differenze. I dinosauri Teropodi, per esempio, avevano denti curvi e seghettati, ma gli uccelli più antichi li avevano invece lisci e diritti come pioli. Ed avevano anche un differente sistema di fissaggio e sostituzione”.

In aggiunta, si sa che le creature mosaico hanno caratteristiche riscontrabili in gruppi differenti. Ed anche delle eminenti autorità evoluzioniste, come Stephen Jay Gould, convengono che queste non sono le prove atte a confermare la teoria dell’evoluzione.
Anche l’ornitorinco Australiano, per esempio, ha su di sé delle caratteristiche sia dei mammiferi che dei rettili e degli uccelli.
Ma gli evoluzionisti non sono capaci di offrire una spiegazione di questo animale, in termini della loro teoria. Il fatto che un uccello abbia una lunga coda non è la prova che si sia evoluto da un dinosauro.
Gli esseri di cui gli evoluzionisti hanno bisogno, per confermare la loro teoria dell’evoluzione, sono delle vere forme di transizione, non dei mosaici. E queste forme dovrebbero avere organi carenti o mancanti del tutto, oppure non completamente formati, o per niente funzionali. Al contrario, tutti gli organi delle creature mosaico sono completamente formati e senza difetti.
Il Jeholornis, ad esempio, è un volatile completo e poderoso. Questo fossile, per di più, fu identificato come esistito 100 milioni di anni fa.
Circa 50 milioni di anni prima di lui, vi erano altri esemplari di volatili, come l’Archeopterige.

E naturalmente non è logico sostenere che dei progenitori degli uccelli, mezzo dinosauri e mezzo uccelli, siano vissuti 50 milioni di anni dopo dei loro discendenti.

Microraptor Gui

Nel gennaio 2003, fu annunciata al mondo la scoperta di un fossile di 130 milioni di anni, che fu chiamato Microraptor gui. Si affermò che era il fossile di un dinosauro che si lanciava da un albero all’altro, e che questa scoperta confermava che gli uccelli si erano evoluti dai dinosauri.
Ma gli scienziati ben presto fecero sapere invece che la nuova specie non costituiva una prova a sostegno di tale affermazione.
Per esempio, nell’articolo “Lord of the Wings (Il Padrone delle Ali)” di Christopher P. Sloan, pubblicato nell’edizione del maggio 2003 della rivista National Geographic, si ammise che il Microraptor gui continuava ad essere un enigma per gli evoluzionisti, e che molti scienziati erano propensi a pensare che questo essere non fosse un volatile.

microraptor-gui-005Sloan scrisse: “…Ma la squadra Cinese che ha studiato il Microraptor gui, guidata da Xu Xing e Zhou Zhonghe dell’Istituto di Paleontologia e di Paleoantropologia dei Vertebrati, non crede che questo animale potesse prendere la rincorsa, o battere le braccia, abbastanza da prendere il volo. Le penne delle sue gambe lo avrebbero fatto inciampare come un ostacolista vestito con un abito da sera.

Invece le ampie penne avrebbero potuto formare una superficie portante, o fungere da paracadute, come succede per gli scoiattoli volanti ed altri animali che saltano qua e là tra gli alberi dove vivono”.
Anche altri scienziati si oppongono alla tesi che questa creatura cominciò a volare mentre si lanciava da un albero all’altro: non pensano che sia stato ragionevole per queste creature fare degli sforzi battendo le ali quando avevano a disposizione una alternativa più facile.
Ed altri ricercatori sostengono pure che le penne dei piedi del Microraptor gui non erano adatte al volo, e neanche per lanciarsi da un albero all’altro. In breve, la teoria dei dino-ucelli è un dogma tenuto in vita a mezzo di propaganda e pregiudizi.
E come si è visto nell’esempio del Microraptor gui, i pregiudizi di questo tipo vengono poi sconfessati ed abbandonati.

Il Sinovenator Changii non è il progenitore degli uccelli

Gli evoluzionisti suggeriscono che il fossile di 130 milioni di anni, Sinovenator changii, scoperto in Cina, è il progenitore degli uccelli. Ma l’uccello più antico conosciuto, l’Archeopterige, è vissuto 150 milioni di anni fa; in altre parole è più vecchio dell’altro, di 20 milioni di anni.
Ed allora è impossibile che il Sinovenator changii sia il progenitore degli uccelli, dato che visse nella stessa epoca degli uccelli che hanno le stesse caratteristiche di quelli odierni, ed addirittura anche 20 milioni di anni dopo di loro.
Sebbene non si siano trovate delle penne nel fossile del Sinovenator changii, alcuni evoluzionisti suppongono che probabilmente ne avesse.
Come fondamento di questa supposizione, essi affermano che delle penne erano presenti in altri fossili di dinosauro scoperti nella stessa regione dove è stato trovato il Sinovenator changii.

sinovenator-011Il supporre l’esistenza delle penne, malgrado non se ne siano trovate, e così arrivare alla conclusione che i dinosauri sono sicuramente i progenitori degli uccelli, non ha naturalmente alcun fondamento scientifico.

E per di più, anche le penne nei fossili di dinosauri trovate in precedenza nella regione Yixian sono in discussione.
Molti scienziati sono d’accordo nel ritenere che le strutture notate in questi fossili non siano penne. Nessuno dei dinosauri che si presume avessero delle penne è una certezza.
Anche se alcune strutture simili a delle penne sono state trovate nei fossili di queste creature, non si è potuto stabilire con certezza che lo fossero davvero. Come si è visto nelle pagine precedenti, delle autorità come Feduccia sostengono che queste strutture erano delle fibre di collagene – e che è un grave errore considerarle come penne.

Il mito dell’evoluzione equina

Nel campo dell’origine dei mammiferi, il mito dell’evoluzione equina è stato per molto tempo il fondamento delle argomentazioni degli evoluzionisti. Ma rimane solo un mito, però, che si basa unicamente sull’immaginazione, ma non su fatti scientifici.
Le esagerazioni sull’evoluzione del cavallo erano, fino a poco tempo fa, al vertice delle prove esibite a sostegno della teoria dell’evoluzione.
Oggi, invece, molti evoluzionisti ammettono apertamente l’invalidità dello scenario dell’evoluzione equina. In una riunione durata quattro giorni nel Museo di Storia Naturale di Chicago, nel novembre 1980, 15 evoluzionisti hanno discusso sui problemi inerenti alla teoria della graduale evoluzione. Un relatore, Boyce Rensberger, così ha descritto come la raffigurazione dell’evoluzione del cavallo non ha alcun fondamento scientifico:

“…L ’esempio comunemente diffuso riguardo l’evoluzione equina, che immagina una graduale evoluzione da esseri dalle dimensioni di una volpe e con piedi a quattro dita, esistiti circa 50 milioni di anni fa, fino al cavallo odierno, molto più grosso e con un solo zoccolo per gamba, è ormai da molto tempo considerato un esempio errato. Invece di cambiamenti graduali, i fossili di ogni specie  intermedia appaiono ben distinti e persistono senza cambiamenti fino alla loro estinzione.
Non si conoscono forme di transizione.”

Nell’esprimere questo importante problema, e con tale onestà, Rensberger in effetti confermava che il dilemma più grave da affrontare, per la teoria dell’evoluzione, è proprio quello delle forme di transizione. Il ben noto paleontologo evoluzionista Niles Eldredge,del Museo Americano di Storia Nazionale di New York, dice quanto segue, riguardo a questo scenario:

“…Devo ammettere che una gran parte di quella (storia immaginaria) è finita sui libri di testo come se si trattasse di una verità. Per esempio, la sua prova più famosa, ancora in esposizione qui sotto (nel Museo Americano) è una testimonianza sull’evoluzione equina preparata forse 50 anni fa. E che è stata continuamente presentata come una verità assoluta nei libri di testo, uno dopo l ’altro. Ebbene io penso che tutto questo sia deplorevole.”

Ed allora, qual’è il fondamento su cui si basa l’ipotesi della evoluzione equina? I reperti esibiti non erano altro che dei fossili, messi in sequenza per dimensione, dal più piccolo al più grande, ma appartenenti a specie differenti vissute in India, Sud America, Nord America ed Europa in epoche molto diverse, e disposti secondo l’immaginario volere degli evoluzionisti. Vari ricercatori hanno proposto più di 20 grafici dell’evoluzione del cavallo – che, a proposito, sono completamente differenti uno dall’altro. Non vi è alcun accordo tra gli evoluzionisti su questi alberi di famiglia, così differenti. L’unico fattore che queste classificazioni hanno in comune è la credenza che una creatura simile ad un cane, l’Eoippo, ovvero “il cavallo degli albori ” (Iracoterio), vissuto nel Periodo Eocene circa 55 milioni di anni fa, sia stato il primo progenitore del cavallo. Però l’Eoippo, ormai estinto da milioni di anni, è quasi identico ad un mammifero conosciuto come l’irace,che vive ancora oggi in Africa, e che non ha alcun legame con i cavalli.

Fine parte sesta – Continua

Articolo curato per Metamorfosi Aliene da Marco Saccenti

2 Risposte

  1. Marco Saccenti

    Fa piacere che l’articolo sia ritenuto interessante. Questo articolo fa parte una serie di 8 articoli (2 ancora da pubblicare) tratti dal libro di Adnan Oktar “il dilemma della forma transitoria”, che abbiamo deciso di inserire nel sito, insieme a quelli del genetista Giuseppe Sermonti, perché nel panorama mondiale della scienza, sono gli unici (insieme agli statunitensi che hanno proposto la teoria dell’Intellinge nce Design), che confutano con profondo rigore l’ormai mumificata teoria di Darwin.

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  2. Alessandro Sardo

    Spero che queso articolo non sia stato scritto in nome del Cristianesimo che va contro le attuali teorie evoluzionistiche.

    Comunque sia l’ho trovato molto interessante.

    Rispondi

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