Abbiamo proceduto alla scansione dell’introduzione e di alcune delle lettere contenute in questo volume affinché i nostri Lettori interessati alla materia dell’esoterismo possano avere conoscenza di quanto veniva fatto anche altrove e soprattutto come fosse – sempre altrove – presente il concetto di Razza.

Introduzione di Gareth Knight

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Glastonbury Tor

Dion Fortune è stata una donna sotto molti aspetti notevole, il genere di «pioniera» della quale può essere detto che non soltanto visse in anticipo sulla propria epoca, ma che molto fece, anche, per modellare le epoche a lei successive.

Nata a Llandudno, nel Galles Settentrionale, nel 1890, a poco più di vent’anni, sebbene non in possesso di una grande istruzione formale, era già divenuta una figura-guida nel campo della psicoterapia. Questo accadeva in una Londra ante-Prima Guerra Mondiale, quando i mezzi pubblici trainati dai cavalli ancora percorrevano le strade, e le scoperte di Sigmund Freud in materia di psicoanalisi cominciavano a diffondersi con grande successo. Con le teorie freudiane sul subconscio, l’importanza dei sogni e il ruolo nella vita quotidiana della libido sessuale repressa, era nato un approccio del tutto nuovo alla mente umana.

Ma per quanto rivoluzionarie queste teorie psicologiche fossero, Dion Fortune intuì che non giungevano a spiegare alcuni dei poteri nascosti e dei segreti della mente. Lei, personalmente, era incappata quasi per caso nei poteri della telepatia, di cui scoprì la dimostrabilità in se stessa.

Questo accadde per coincidenza e in modo del lutto inaspettato. Era solita frequentare il circolo locale di una Società Teosofica, per il semplice fatto che sorgeva accanto alla sua clinica e offriva un buon servizio di ristorazione. Era perciò un luogo conveniente per cenare. Un giorno, quasi per divertimento rimase ad assistere a una delle conferenze dimostrative, e con propria sorpresa si scoprì a captare le immagini che il conferenziere proiettava in un semplice esperimento di telepatia.

L’evidenza di questa esperienza in prima persona non poteva essere ignorata, né spiegata per mezzo di alcuna delle correnti teorie della psicologia. Così, Dion Fortune decise di dedicarsi all’indagine su inconsuete condizioni mentali che neppure la nuova psicoanalisi era in grado di spiegare.

In questo compito fu aiutata da un collaboratore che lavorava in una delle cliniche. Costui era il dottor Theodore Moriarty, il quale possedeva una lunga esperienza acquisita in India, dove maggiore è la conoscenza e minore lo scetticismo riguardo i poteri occulti della mente.

Nel frattempo, i lacci della convenzione andavano stringendosi. L’Ordine Britannico dei Medici stabilì che soltanto i medici in possesso di regolare laurea potessero essere riconosciuti come analisti. Questo escluse Dion Fortune dalla pratica; ma sopravvenne la guerra, e lei, come altre migliaia di donne dell’epoca, collaborò allo sforzo bellico nazionale tramite il lavoro agricolo, per far sì che il Paese potesse essere autosufficiente in periodo d’assedio. Durante una fase successiva della guerra, collaborò alle ricerche sull’uso della soia come alimento alternativo alla carne.

Dion Fortune

Dion Fortune

Continuò a lavorare con Moriarty, e ciò che apprese e sperimentò nel corso della loro collaborazione fu illustrato in forma romanzata ne The Secrets of Dr. Taverner (I segreti del dottor Taverner). Il dottor Taverner è liberamente basato sulla figura di Moriarty e presenta un approccio ai disturbi psichici o psicologici che va ben oltre la teoria e la pratica della psicologia e la scienza medica dell’epoca.

Questo include l’uso dell’ipnosi, la lettura dell’aura, il riferimento a incarnazioni passate – metodi sicuramente «di frontiera» dal punto di vista medico – nel trattamento di diverse ossessioni, tendenze suicide o personalità apparentemente schizoidi.

Dion Fortune dichiarò che, sebbene certi racconti possano sembrare incredibili, o enfatizzati a fini drammatici, in realtà era stato necessario smorzare i toni di alcuni dei fatti realmente accaduti per renderli adatti alla pubblicazione.

A ogni modo, progredendo nella conoscenza del lato più profondo della psiche, abbandonò i casi clinici e la patologia per rivolgersi al più positivo reame della realizzazione personale, automiglioramento e illuminazione spirituale. A questo scopo, come l’analista C.G. Jung, studiò le tradizioni spirituali di differenti zone del mondo, inclusi i miti e le leggende dell’antichità, e scienze neglette e fuorimoda come la magia e l’alchimia.

Studiò inoltre sotto la guida di diversi Maestri dell’epoca, cercando ovunque ciò che potesse darle conoscenza dei poteri della mente umana. Tra questi Maestri vi erano alcuni membri di una famosa società occultistica, l’Ordine Ermetico della Golden Dawn, che attrasse nei suoi ranghi molte delle personalità più in vista del tempo, soprattutto appartenenti al mondo artistico. Fra di esse, il poeta W.li. Yeats, i romanzieri Brodie Innes e Charles Williams, la scrittrice di racconti per ragazzi Edith Nesbitt, e uno dei direttori della Tate Gallery, sir Gerald Kelly. La Fortune studiò direttamente sotto Moina MacGregor Mathers, la moglie del principale fondatore dell’Ordine e figlia del filosofo Henri Bergson.

Ma mentre progrediva ulteriormente nella sua ricerca, scoprì che determinati poteri andavano risvegliandosi nella sua stessa mente. Sembrò ritrovare ciò che appariva essere il ricordo di vile passate, con il suo contenuto d’antica saggezza. Nel processo, apprese a gestire personalmente le tecniche della trance medianica poiché non credeva nell’affidarsi ai poteri psichici altrui.

Questo la portò a decidere la costituzione di un suo gruppo e centro d’insegnamento. Inizialmente denominato Comunità della Luce Interiore, più tardi fu ampliato in Fratellanza e quindi Società, e da allora si è rivelato fonte di ispirazione e guida per ogni genuino ricercatore. Un impressionante stuolo di scrittori dell’occulto e maestri è passato da allora fino a oggi sotto i suoi portali.

La prima base della Comunità sorse a Glastonbury, un luogo dal quale Dion Fortune fu sempre fortemente attratta. Per uno di quegli strani sincronismi che si verificano quando qualcuno è in procinto di trovare il proprio autentico scopo della vita o destino, si vide offrire un lotto di terreno ai piedi della Glastonbury Tor, proprio sulla sacra collina, e una baracca da campo di cui l’esercito non aveva bisogno, da erigere su di essa.

Presto si stabilì sulla Tor, il luogo più sacro d’Inghilterra, e un piccolo gruppo di villini venne costruito sull’area recintata per alloggiarvi discepoli e spiriti affini.

Tre diversi argomenti d’interesse l’attrassero a Glastonbury e costituirono sempre il nucleo dei suoi insegnamenti e del lavoro di tutta la sua vita.

Uno era la Leggenda Arturiana dei cavalieri della Tavola Rotonda, che include la Cerca del Santo Graal. Secondo, l’atmosfera mistica del luogo, sito della prima chiesa cristiana d’Inghilterra. E, terzo, il significato  elementale della terra stessa, in quanto Glastonbury è sede d’antichi poteri che risalgono a tempi assai precedenti quelli della Storia scritta, così come indicano i resti di un percorso a spirale che porta alla torre.

Glastonbury è strettamente associata a Re Artù. Alcuni la identificano con Camelot, il grande palazzo del re. Altri, in modo più mistico, vi scorgono l’Isola di Avalon, dalla quale «il re che fu e sarà» tornerà un giorno per salvare il suo paese e la sua gente. In epoca medievale, la tomba di re Artù e della regina Ginevra, contenente una ciocca di capelli biondi, fu trovata di fronte all’altare dell’abbazia, in una zona ancora contrassegnata sul terreno erboso.

AII’intera serie degli annali arturiani si è ispirata Marion Zimmer Bradley nel suo epico romanzo The Mists of Avalon, basandosi su tradizioni illustrate anche da Dion Fortune e concernenti Merlino, la Fata Morgana, la Dama del Lago e altri personaggi delle antiche leggende. E così John Copwer Popys nel suo monumentale romanzo, A Glastonbury Romance.

Riguardo il lato mistico del luogo, Dion Fortune amò l’abbazia, un tempo la più bella d’Inghilterra, ma adesso nient’altro che una rovina, dissacrata da Enrico VIII che ne martirizzò l’abate. Essa conserva tuttavia una grande magnificenza, che ancora oggi si irradia dalle mura rimaste in piedi. Non è soltanto un luogo di profonda pace e armonia; il velo che cela il mondo psichico, così come quello spirituale, è qui assai sottile. Fu qui che un contemporaneo di Dion Fortune, un esperto archeologo, il dottor Bligh Bond, rinvenne parli della struttura fino ad allora sconosciute, sepolte sottoterra. Queste scoperte ebbero luogo sotto la guida di un amico medium che lavorava tramite la scrittura automatica; apparentemente, i messaggi provenivano dai monaci medievali che avevano vissuto e pregato nel luogo. Ciò che essi rivelarono si dimostrò vero, e quando furono iniziati gli scavi venne alla luce una nuova cappella. Le autorità ecclesiastiche, tuttavia, non seppero accettare questi metodi di investigazione archeologica medianica e, malgrado il successo ottenuto, il dottor Bligh Bond dovette interrompere il suo lavoro.

Dion Fortune sposò la tradizione mistica cristiana con quella arturiana nel suo quartier generale di Londra, fondato alcuni anni dopo, quando i membri della Società crebbero di numero. Istituì cerimonie pubbliche in cui il Santo Graal svolgeva un ruolo primario. Esso veniva visualizzato come una coppa di ispirazione aleggiante al di sopra delle teste dei celebranti, unendo così una potente forma di lavoro mentale, una concertata meditazione su immagini sacre ed evocative, a convenzionali forme di culto.

Il terzo aspetto del lavoro di Dion Fortune ebbe a che vedere con i poteri elementali della natura, i quali possono venire incanalati attraverso antichi centri sacri e le «linee erbose» che corrono attraverso di essi. Glastonbury è associata a tali tradizioni da epoca remota. Secondo alcuni, è il centro di un gigantesco terrapieno preistorico, e i corsi d’acqua circostanti, i confini dei campi, le strade e altri indicatori topografici, se rintracciati, rivelerebbero un grande zodiaco primordiale. Il mago del sedicesimo secolo John Dee, confidente della regina Elisabetta I, compì ricerche a Glastonbury proprio attorno a questo soggetto.

Dion Fortune fu una delle prime persone a considerare seriamente l’idea delle linee d’erba e dei centri di potere. Non sorprende perciò che si fosse installata nel cuore di uno di essi, infatti, molto di ciò che può essere definito «il triplice sentiero della Tradizione» nel lavoro di Dion Fortune si fonda proprio su Glastonbury.

I libri che scrisse al riguardo sono serviti di guida a molti, lungo questo triplice sentiero. Uno dei primi si intitolava Sane Occultism e questo costituì la nota fondamentale al suo intero approccio e punto di vista. Il suo razionale metodo di allenamento sistematico, finalizzato a sviluppare una consapevolezza superiore, impiegava tradizioni occidentali piuttosto che orientali. Queste sono rappresentate da The Esoteric Orders and their Work (Gli Ordini esoterici e la loro Opera) e The Training and Work of an Initiate (Istruzione e Lavoro di un Iniziato). E per i seri studiosi del simbolismo scrisse il primo libro comprensibile su tale argomento, The Mystical Qabalah, nel quale spiegava in termini semplici l’Albero della Vita, che rappresenta la base su cui poggia molta della tradizione occidentale, o ciò che Dion Fortune chiamava «lo yoga dell’Occidente».

Fu anche romanziera di un certo talento, e usò la forma narrativa per insegnare la pratica dei suoi principi teorici. Sebbene, comprensibilmente, questi libri non siano entrati nella lista dei più venduti, essendo destinati non alla massa ma a un pubblico scelto, hanno continuato a essere ristampati, edizione dopo edizione, per circa mezzo secolo. Gli ultimi tre sono considerati le sue opere migliori: The Winged Bull (Il Toro Alato), The Sea Priestess (La Sacerdotessa del Mare), e Moon Magic (Magia Lunare).

E ancor oggi, molti dei suoi lavori continuano a venire alla luce. Particolare interesse rivestono le sue lettere settimanali ai discepoli, scritte tra il 1939 e il 1942, durante i primi anni della Seconda Guerra Mondiale. Esse rivelano gran parte di ciò che fino allora era rimasto segreto, riguardo alcune tecniche di lavoro mentale da lei sviluppate nel corso degli anni. Nel periodo di crisi che vide il confronto con gli orrori della Germania di Hitler, quando per un certo periodo l’Inghilterra si trovò da sola ad affrontare le Potenze dell’Asse, Dion Fortune collaborò al mantenimento della forza e della resistenza della mente collettiva della nazione, tramite l’evocazione di rilevanti simbolismi.

Questo lavoro non è mai interamente soggettivo. I nostri pensieri e sentimenti possono agire potentemente sia per il bene che per il male, così come le nostre azioni fisiche, qualora vengano impiegate le tecniche appropriate. Tale è la ragione per cui alcune delle applicazioni pratiche dell’occultismo sono sempre state accuratamente custodite e rivelate soltanto a discepoli iniziati e affidabili.

Dion Fortune si considerava una donna del futuro, e negli stessi termini guardava alla sua Fratellanza.

Ciò è rivelato in una delle sue lettere mensili del 1943, in un articolo intitolato «Il lavoro che ci attende». Questa visione era palesemente condivisa dai lettori delle sue lettere poiché la copia che ho davanti a me è stata sottolineata dal ricevente in quelle parti qui esposte in neretto.

«La nostra posizione, come Fratellanza, è unica. Noi siamo del mondo, ma non in esso. Non possiamo essere altro che parte della nostra razza ed epoca, dal momento che dimoriamo nel tempo e nello spazio; tuttavia, mentalmente, coloro che accettano il punto di vista della Fratellanza, e sono stati istruiti nella sua disciplina finché tale punto di vista è diventato guida delle loro vite, non sono parte dell’epoca in cui vivono, ma di un’epoca ancora a venire».

Orbene, circa cinquant’’anni sono trascorsi da quando questo fu scritto ed è forse possibile esaminare più ampiamente tali dichiarazioni e aspirazioni. Un buon metodo è studiare queste lettere settimanali (più tardi mensili). Esse rappresentano virtualmente lo schedario di un’occultista operosa in un’epoca di crisi nazionale e mondiale, in cui il baluardo della fiducia era crollato sotto le pressioni del momento.

Una cosa che emerge chiaramente da queste lettere è la fede nel suo compito e destino e nella causa che ella serviva con la sua caratteristica assennatezza e senso pratico. I principi esoterici da lei appresi, e che a sua volta insegnava ad altri, la mantennero salda in quell’epoca di dure prove.

«La vita può essere difficile», scriveva, «ma non è sconvolgente. Nel mentre, dobbiamo resistere». E fu questa ferma visione, unita a una guida pratica, a ispirare coloro che si riunirono attorno a lei.

I problemi concreti dovevano avere la priorità: far fronte alla dispersione dei membri della Fratellanza, prendere precauzioni contro le incursioni aeree e rimediare alle conseguenze dei bombardamenti. «La guerra dev’essere combattuta e vinta sul piano fisico», era solita dire, «prima di poter dare forma agli ideali archetipici che col trascorrere delle settimane ci appaiono sempre più chiari». Ma sono questi ideali archetipici a costituire il campo di lavoro dell’occultista, e la formulazione e la propagazione di essi in quei primi giorni di guerra rappresentarono la maggior parte dei compiti pratici di Dion Fortune.

Così ricorda: «Coloro che cominciarono a ricevere queste Lettere quando erano settimanali, scritte quasi senza eccezione mentre gli aerei nemici volavano sopra di noi, e inviate allo scopo di mantenere unita la Fratellanza durante i giorni oscuri del Blitz, rammenteranno che esse tratteggiavano quegli ideali che oggi vanno rapidamente assumendo la forma di idee nella mente di ogni uomo».

Questi ideali, nella loro forma archetipica e modalità di realizzazione, possono ora essere esaminati con comodo negli estratti delle sue lettere.

Erano tempi, quelli, tumultuosi e bizzarri. Eccezionali circostanze richiedevano eccezionali rimedi. «Coloro che ci furono accanto in quei giorni», ricorda Dion Fortune, «rammenteranno come aprimmo le nostre porte dando il benvenuto a chiunque volesse unirsi a noi nella meditazione, e gli insegnammo i metodi esoterici del lavoro mentale mai rivelati fuori dello spazio protetto dal Velo dei Misteri, e che questo lavoro fu fatto allo scopo di dar forma a quelle idee che stanno ora apparendo. Quale parte operammo noi in questa manifestazione non possiamo sapere; ma sappiamo che sebbene allora la Fratellanza fosse una voce che gridava nel deserto, il grido è adesso divenuto corale.»

Queste sono le idee che stabilirono lo schema per le trasformazioni post-belliche e la ricostruzione, dalla fondazione di uno stato sociale alla ricostituzione della Lega delle Nazioni. Al tempo in cui Dion Fortune scriveva, l’Inghilterra ribolliva di tali idee, mentre le sorti della guerra si erano rovesciate, consentendo la visione di un futuro che andava oltre la prospettiva della mera sopravvivenza. A un particolare stadio di realizzazione tulle queste idee debbono essere tradotte da ideali archetipici in politica pratica, ed è qui che termina il lavoro dell’occultista.

«Gli archetipi che abbiamo elaborato per portarli a manifestazione sotto forma di idee germinali nella mente di gruppo della razza, hanno messo radici e iniziano a spuntare dal suolo», afferma Dion Fortune. «Il nostro compito è dunque finito, poiché non fa parte del nostro lavoro, e in effetti ci è espressamente proibito, scendere nell’arena della politica. Ciò che è stato seminato crescerà e genererà altra semenza. Non ci appartiene più, adesso. Gli ideali sono stati trasformati in idee, e le idee verranno forgiate in strategie, e le strategie progrediranno a discapito dell’inerzia e dell’interesse privalo che sempre si oppongono alla crescita della vita, su qualunque piano».

La realizzazione pratica, in qualche misura, ha sempre come risultato l’approssimazione o il compromesso. Questo è più o meno ciò che accadde dopo il grande incendio di Londra, nel 1666, quando la visione di sir Christopher Wren (che Dion Fortune cita spesso) venne frustrata dalla costruzione della nuova città. E dopo la seconda guerra mondiale, anche quanto di quella visione aveva attecchito, fu di nuovo oscurato da forze analoghe: opportunismo e interesse economico, che innalzarono torri di vetro e cemento all’arroganza delle grandi imprese.

Sostenuta dall’ottimismo della fede in Dio e dalla forza portante dell’evoluzione spirituale, Dion Fortune era preparata a considerare la lunga attesa che poteva precedere la manifestazione della splendida visione, che «verrà con il trascorrere del tempo, forse presto, forse tardi, ma con assoluta certezza, poiché “Egli creerà e distruggerà finché verrà il Suo regno”».

Questa attitudine alla fede testimonia della sua lunga esperienza personale di lavoro con coloro che chiamava Maestri. Questi contatti, sviluppati già nel 1922, se non prima, rivelano un livello di realizzazione e saggezza più profondo di quello ottenuto tramite ciò che in seguito fu chiamalo channelling. Alcuni esempi sono rintracciabili nelle lettere che seguono, e il loro tono è caratterizzato dalla risposta a una comprensibilmente ansiosa domanda riguardante il momento in cui la guerra sarebbe finita.

La risposta fu: «Non posso dirvi quando finirà, ma posso dirvi come finirà. Quando le condizioni che l’hanno generata si saranno esaurite, allora avrà fine».

Lungi dall’evadere la domanda diretta riguardo una precisa data, questa risposta deriva da una zona esterna alla nostra normale percezione degli eventi e del tempo. Gli eventi nel mondo esterno sono visti fermamente come l’espressione della coscienza e lo stato d’animo dell’uomo contemporaneo. In altre sfere, le circostanze riflettono la consapevolezza. E questo si applica a singoli individui così come a gruppi. Una elementare ma spesso difficile realizzazione per il comune studente dell’occulto.

Dion Fortune procede dicendo, apparentemente con parole proprie, sebbene il tono porti il marchio della citazione diretta dalla sua fonte di saggezza interiore: «Le cause che hanno scatenato la guerra giacciono in zone più profonde di quelle in cui alberga la brama di potere di un singolo uomo, o perfino di una nazione; esse risiedono nell’anima della massa dell’umanità – nell’altitudine verso la vita e i modelli di condotta degli innumerevoli individui che formano la popolazione dei paesi democratici come di quelli a regime totalitario, poiché non esiste una massa separata dall’unità che compone. La lezione dev’essere appresa; la lezione sull’arte della vita e il processo dell’evoluzione, e gli individui debbono cambiare fino a che la massa risulterà mutata».

Questo getta una interessante luce sui mutamenti radicali che hanno avuto e ancora hanno luogo nel mondo moderno, e sembrano aver preso piede nel momento in cui la percezione umana iniziò a rispondere all’accessibilità dei moderni mezzi di comunicazione. Da quando, cioè, le guerre e i loro risultati vengono mostrati a ogni ora sul televisore di casa, in ogni parte del mondo, invece che filtrati attraverso la fredda parola stampata dei dispacci giornalistici, giorni o settimane dopo che i falli sono avvenuti. Il che dimostra inoltre l’importanza del meno appariscente lavoro esoterico di coloro i quali tengono le loro antenne mentali sintonizzate sul mondo interiore degli ideali e delle idee. Il loro risultato a lungo termine dipende dall’atteggiamento dell’opinione pubblica, della quale persino il più dispotico dei governanti è disposto a tener conto.

E che ne sarà del futuro del suo gruppo, si chiede Dion Fortune, e lo descrive come «un nucleo di persone accuratamente selezionate e altamente istruite, dedite al servizio della razza umana e allo studio della saggezza, il che le mette in grado di meglio servire Dio e l’Uomo».

Così riassume i traguardi raggiunti: «Attraverso anni d’intenso lavoro, con quanto bastava a giustificarlo agli occhi dell’umanità, un canale di comunicazione tra il piano fisico e quello interiore è stato aperto, permettendo a coloro che lo usano di andare e venire in un modo scarsamente compreso da chi non abbia fatto esperienza dei più alti gradi della Tradizione Misterica».

«Che uso fare dello strumento?» si domanda, ma non offre risposta specifica o immediata. Perché il Sentiero dei Misteri, sia esso percorso individualmente o in gruppo, rappresenta sempre la scelta e il passo successivi. Come nell’ascesa verso una vetta, per quanto in alto risiedano l’intenzione e la visione, il solo modo di raggiungerle è muovere con sicurezza una mano o un piede alla volta.

Comunque, nei cinquant ‘anni da allora trascorsi, a parte ciò che possiamo aver conquistato seminando ideali spirituali nella coscienza umana, la sua Fratellanza, o Società come venne più tardi conosciuta nel mondo, ha svolto un’importante funzione nella formazione dei maestri di una nuova generazione. Molti dei nomi familiari presenti nelle biblioteche esoteriche hanno seguito una qualche forma di apprendistato nella Società della Luce Interiore, o comunque ne sono stati influenzati, in prima persona o tramite terzi. Per tacere dell’importante opera svolta da coloro che non si preoccuparono mai di dare alle stampe i propri lavori.

Molto è stato ottenuto attraverso il processo di «semina». La «luce interiore» si è diffusa dalla fonte (essa stessa un raggio della «Golden Dawn») trasformandosi nella torcia dell’apprendimento, la candela della visione, santuario della lampada nel tabernacolo personale, seguendo molte diverse vie. E sono finiti i tempi in cui l’allontanamento dal gruppo familiare era visto soltanto in termini di fallimento, tradimento o scisma. È piuttosto come il diffondersi dei semi del «dente di leone», che fluttuano lontano seguendo i quattro venti, per posarsi e generare nuove piante.

Si desideri pure etichettare tutto questo con il popolare termine di «Era dell’Acquario», l’approccio moderno è assai più aperto. Non si tratta soltanto di una conseguenza della rivoluzione degli anni Sessanta, ma dell’ampliamento e approfondimento di ciò che è stato chiamato «Esteriorizzazione della Gerarchia». Non che i giorni del classico gruppo chiuso siano cosa del passato. Ma certamente la scelta, per colui che cerca, è assai più aperta e vasta di quanto fosse in passalo.

Oggi, con la pubblicazione, per quanto parziale, di queste lettere, il compito di coloro i quali dirigono la pletora di gruppi non tradizionali e meno strutturati, su basi più o meno informali, o in laboratori appositamente creati, a volte con un sorprendente grado di potere, potranno leggere come una rappresentante della vecchia scuola, chiamata a confrontarsi con circostanze anormali, riuscì a dirigere un vasto gruppo di meditazione, strutturato in modo informale, capace di divenire una formidabile forza nell’ambito dell’anima collettiva nazionale.

Inoltre, queste relazioni settimanali, redatte durante le prime fasi della guerra, ci offrono un capitolo dell’autobiografia di un’occultista praticante. E in una certa misura questo potrebbe smentire la tesi sostenuta da alcuni, secondo la quale nel periodo in questione Dion Fortune si sarebbe del tutto allontanata dagli scopi e dai contatti di un’intera vita. Queste lettere ce la mostrano nel ruolo di una leader coraggiosa, capace e dotata di buon senso, operante su un vasto fronte di canali d’evocazione mistici, mitologici ed ermetici, in un’epoca particolarmente piena di difficoltà.

Il lavoro settimanale di meditazione allargata risultò alla fine discontinuo, «non perché insoddisfacente, ma perché sviluppatosi a tal punto da divenire lento. Non soltanto il numero dei partecipanti crebbe oltre ogni aspettativa, ma il lavoro stesso sviluppò un tale grado di potere che non fu più possibile mantenere la porta costantemente aperta a tutti».

Questo (del successo), è problema familiare a parecchi moderni maestri e istruttori. La natura stessa dei Misteri, aldilà del puro interesse filosofico, impone una certa struttura a gradi, poiché alcuni sono in grado di contattare e sostenere dinamiche interiori assai più potenti di quanto possano fare altri. Questo è soprattutto un fatto di addestramento ed esperienza. Così come Dion Fortune succintamente riassume: «Gli estranei che si unirono a noi all’inizio progredirono con il lavoro, ma una volta che il lavoro si fu sviluppato fino allo stadio che in effetti raggiunse, non fu più possibile ammettere persone dall’esterno».

La soluzione di Dion Fortune a questo problema fu chiudere le porte a tutti fuorché a coloro che erano pronti a sottostare a un formale addestramento preliminare. Oggigiorno, molto di quell’addestramento preliminare è divenuto di pubblico dominio. E questo è largamente dovuto agli sforzi e all’impegno di coloro i quali, prima o dopo, varcarono il portale dei Misteri sotto la guida di Dion Fortune. Nelle lettere che seguono, uno spiraglio rivelatore viene aperto nel Velo che protegge quel portale, mettendoci in grado di seguire da vicino parte del lavoro che venne svolto aldilà di esso, in quei giorni in cui visse la precedente generazione di adepti e iniziali alla Tradizione Esoterica Occidentale. Si vedrà che gli ideali e le pratiche rimangono gli stessi. (Fine prima parte)

Per gentile concessione di Thule Italia – Articolo originale QUI

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