Tratto dal libro “Il dilemma della forma transitoria” di Harun Yahya (Adnan Oktar).

Editore Global Publishing – Istambul Turchia – www.harunyahya.com

Ramapithecus

Il Ramapiteco viene considerato come uno dei peggiori errori della teoria dell’evoluzione. Questo nome venne dato a dei resti fossili trovati in India nel 1932, che si affermò rappresentassero il primo passo nella separazione degli esseri umani dalle scimmie, circa 14 milioni di anni fa. Gli evoluzionisti l’hanno usato come una prova indiscutibile per circa 50 anni, dalla sua scoperta nel 1932 fino a che, nel 1982, si capì che si erano completamente sbagliati al riguardo.

Nell ’edizione del maggio 1977 della rivista Scientific American, l’evoluzionista Americano Dr. Elwyn Simons scrisse quanto segue sul Ramapiteco : “…Questo primate estinto è il più antico membro ominide, o con distinte fattezze umane, dell’albero della famiglia dell’uomo. Il ritrovamento di molti suoi nuovi esemplari ha chiarito il suo posto nella evoluzione dell’uomo.” Per poi aggiungere, con ancora più grande sicurezza, “…La strada può essere ora tracciata, con poco timore di essere contraddetti, dagli ominidi in genere fino al genere umano.” L’importanza assunta dal Ramapiteco nell’evoluzione umana fu stabilita con un articolo che Simons scrisse per la rivista Time nel novembre 1977, dove affermò : “… Il Ramapiteco è perfettamente strutturato per essere considerato il progenitore degli ominidi. Se non lo fosse, non avremmo niente altro che lo sia.” In un articolo del Dr. Robert B. Eckhardt, pubblicato sulla rivista Scientific American nel1972, furono prese in considerazione le conclusioni di 24 differenti misurazioni dei denti del Ramapiteco e dei denti del Driopiteco (una specie estinta di gorilla).

Il Dr. Eckhardt confrontò queste misurazioni con quelle che aveva precedentemente fatto su degli scimpanzé. Secondo questo confronto, la differenza tra i denti degli scimpanzé viventi era più marcata di quella tra i denti del Ramapiteco e del Driopiteco . Da questo ne trasse le seguenti conclusioni: “…Il Ramapiteco era una volta considerato un essere parzialmente simile all’uomo, ma adesso si sa che è invece completamente simile alle scimmie.” Come Eckhardt, anche Richard Leakey ebbe i suoi dubbi sul Ramapiteco. Secondo Leakey, era troppo presto per poter arrivare ad una decisione definitiva sul Ramapiteco, il cui fossile consisteva solo in poche ossa mascellari.

E riassunse il suo pensiero con queste parole : “…Il caso del Ramapiteco ominide non è del tutto assodato, ed il materiale a disposizione è così frammentario da lasciare molti quesiti in sospeso.” A differenza della forma ad U della mascella nelle scimmie, quella dell’uomo è a forma di parabola (più a forma di V), in modo da permettere l’uso della parola. E questa è una cosa risaputa da lungo tempo. Si pensò che il Ramapiteco possedesse una mascella parabolica come quella degli esseri umani. Ma le ricostruzioni eseguite da Elwyn Simons nel1961, basandosi su un frammento della mascella inferiore del Ramapiteco, codificato col numero YPM 13799, dimostrarono l’esistenza di una struttura totalmente parabolica in tutti i denti, eccetto gli incisivi. Questa ricostruzione fu accettata da diversi autori ed usata in vari studi. Nel 1969, però, Genet-Vancin dimostrò che, usando gli stessi esatti frammenti, si poteva arrivare a delle ricostruzioni differenti, con mascelle a forma di U, proprio come quelle delle scimmie … In aggiunta, molte specie viventi di scimmie hanno le stesse caratteristiche del Ramapiteco .

Un babbuino (Theropithecus galada) che vive nelle alture dell’Etiopia è basso, con una faccia in posizione arretrata e denti incisivi più corti di quelli delle altre scimmie, proprio come il Ramapiteco e gli Australopitecini. Un articolo del 1982 sulla rivista Science dal titolo “Humans Lose an Early Ancestor (Gli Esseri Umani Perdono un Lontano Progenitore),” comunque, dichiarò che questa nuova forma di transizione era sbagliata, e niente di più che un orangutan estinto: “…Un gruppo di creature, che una volta si pensava fossero i nostri progenitori più lontani, sembra che siano state appena estromesse con decisione dall’albero della famiglia umana, secondo il paleontologo David Pilbeam ….

Molti paleontologi hanno sostenuto che i ramamorfi sono i nostri più lontani progenitori conosciuti, quando ci siamo evoluti dopo la scissione dalle scimmie Africane. Ma a queste conclusioni si arrivava avendo a disposizione solo poche ossa mascellari e qualche dente. La poderosa mascella, ed i denti con uno spesso strato di smalto, somigliano a quelli dei lontani progenitori dell’uomo, … dice Pilbeam, ma sotto certi aspetti più significativi, come la forma del palato, le occhiaie ravvicinate che sono più alte che larghe, e la forma della giuntura mascellare, lo fanno somigliare più ad un progenitore di un orangutan.”

Il ragazzo Turkana

Il fossile meglio conosciuto dell’Homo erectus trovato in Africa è il cosiddetto “Ragazzo Turkana”, scoperto vicino al lago Turkana nel Kenia. Il fossile è quello di un bambino di 12 anni che, si stimò, avrebbe potuto crescere fino ad 1 metro e 83 centimetri. La struttura dello scheletro eretto del fossile è identica a quella dell’uomo moderno. Il paleontologo Americano Alan Walzer dice che dubita “…che un paleontologo di media capacità possa vedere una qualsiasi differenza tra lo scheletro del fossile e quello di un uomo moderno.” Walzer aggiunge che gli venne da ridere quando vide il teschio, poiché “sembrava così simile a quello del Neanderthal.”

L’Homo erectus è, pertanto, una razza umana moderna. La conclusione a cui sono arrivati gli scienziati che sostengono tale tesi è questa : L’Homo erectus non è una specie differente dall’Homo sapiens, ma una razza all’interno della nostra specie. Vi è un immenso abisso tra l’Homo erectus, una razza umana, e le scimmie che lo hanno preceduto nello scenario della “evoluzione umana ”: Australopiteco, Homo habilis e Homo rudolfensis. In altre parole, i primi fossili umani sono comparsi nella documentazione sui fossili repentinamente, nella stessa epoca, e senza alcun precedente processo evolutivo.

ramapithecoLucy

Questo è il nome del famoso fossile scoperto nel 1974 dall’antropologo Donald Johanson. Molti evoluzionisti hanno affermato che Lucy è una forma di transizione tra l’uomo ed i suoi cosiddetti progenitori somiglianti alle scimmie. Ulteriori studi hanno comunque rivelato che Lucy non era altro che una specie estinta di scimmia. Lucy rappresenta una specie appartenente al genere Australopiteco – un genere di scimmie a cui ci si è riferito prima, e che si è visto che non ha niente a che vedere con l’evoluzione umana. Questa particolare specie (Australopithecus afarensis ) ha il cervello delle stesse dimensioni di quello degli scimpanzé, e le sue costole e ossa mascellari sono esattamente come quelle degli scimpanzé odierni.

Le sue braccia e gambe dimostrano che questa creatura camminava allo stesso modo degli scimpanzé. Ed anche il suo bacino somiglia a quello degli scimpanzé. Ma ancora una volta, sebbene gli evoluzionisti si riferiscano alle fattezze scimmiesche delle creature appartenenti al gruppo dell’Australopiteco, di cui Lucy ne è parte, essi insistono che aveva una postura ed un ’andatura uguali a quelle dell’uomo. Ma le ricerche hanno dimostrato che questo non è vero. L’antropologo William Howells ha scritto che l’andatura di Lucy non era una transizione verso quella degli esseri umani: “…Si è in generale d ’accordo sul fatto che l’andatura di Lucy non è stata correttamente capita, e che non era un qualcosa di semplicemente transitorio verso la nostra andatura.”

Adrienne Zihlman, professore di antropologia alla California University, afferma che i resti fossili di Lucy coincidono straordinariamente bene con le ossa di uno scimpanzé pigmeo. In un articolo della rivista New Scientist, il Dr. Jeremy Cherfas dice quanto segue riguardo il cranio di Lucy: “…Lucy, come gli Australopithecus afarensis, aveva un teschio molto simile a quello di uno scimpanzé, ed un cervello corrispondente.” La rivista Francese Science et Vie ha trattato il caso di Lucy in un articolo di copertina della sua edizione di maggio 1999. Nell ’articolo, dal titolo “Adieu Lucy (Addio Lucy)” vi era scritto che le scimmie del genere Australopiteco dovevano essere rimosse dall’albero della famiglia umana. Nell’articolo, basandosi sulla scoperta di un nuovo fossile di Australopiteco, (St W573), comparve anche la seguente dichiarazione : “…Una nuova teoria afferma che il genere Australopiteco non è la radice della razza umana …I risultati a cui è arrivata la sola donna autorizzata ad esaminare il fossile St W573 sono differenti dalle normali teorie che riguardano i progenitori del genere umano. E questo distrugge l’albero della famiglia degli ominidi.

I grandi primati, considerati i progenitori dell’uomo, sono stati rimossi dalla equazione dell’albero di questa famiglia … Le specie dell’Australopiteco e dell’Homo non compaiono sullo stesso ramo. I diretti progenitori dell’uomo devono ancora essere scoperti.” In un altro articolo di Tim Friend, su USA Today, è stato fatto il seguente commento su Lucy (Australopithecus afarensis), raffigurata come il diretto progenitore dell’uomo: “… Il nome scientifico di Lucy è Australopithecus afarensis. Somigliava molto all’odierno scimpanzé bonobo, con un cervello piccolo, una faccia sporgente e grandi denti molari. Ma Lucy ha perso terreno negli ultimi 10 anni come diretta progenitrice del genere Homo. Ha delle caratteristiche scimmiesche che non si riscontrano nei presunti discendenti.” L’articolo dedica anche dello spazio ai punti di vista di Richard Potts, a capo del progetto “Origin of Man (L’origine dell ’Uomo)” dello Smithsonian Museum of Natural History, secondo i quali Potts e molti altri evoluzionisti adesso sono convinti che sia necessario rimuovere Lucy dall’albero della famiglia umana.

KNM ER 1470 (Homo Rudolfensis)

Richard Leakey ha descritto il teschio da lui identificato come KNM-ER 1470, e stimandolo vecchio di 2.8 milioni di anni, come la più grande scoperta nella storia della antropologia. E ciò ha causato una enorme reazione. Secondo Leakey, questa creatura aveva un teschio piccolo come quello dell’Australopiteco, ma anche una faccia umana, e pertanto era da considerarsi l’anello mancante tra l’Australopiteco e l’Uomo. Poco tempo dopo, però, si capì che la faccia “con sembianze umane” del teschio KNM ER 1470, usata come articolo di copertina nelle riviste scientifiche in verità era solo il risultato – e forse anche premeditato – di errori commessi nel mettere insieme le parti del teschio. Il Professor Tim Bromate, che lavora sull’anatomia della faccia umana, riassume così questo fatto, con l’aiuto di simulazioni al computer che lui ha prodotto nel 1992: “… Quando esso [il KNM-ER 1470 ] fu dapprima ricostruito, la faccia fu adattata al cranio in una posizione quasi verticale, come lo sono le facce piatte dell’uomo odierno.

Forma_transitoria-001Ma degli studi recenti sulle relazioni anatomiche hanno dimostrato che in vita la faccia doveva essersi sporta in fuori considerevolmente, così da creare un aspetto scimmiesco, quasi come le facce degli Australopiteco.” Il paleontologo J.E.Cronin così si pronunzia su questo soggetto: “…Il KNM-ER 1470, come altri esemplari Homo che lo hanno preceduto, dimostra di avere molte caratteristiche morfologiche in comune con i gracili australopitecini, che poi non sono condivise però con esemplari del genere Homo apparsi più tardi.”

C. Loring Brace, dell’Università del Michigan, è arrivato alle seguenti conclusioni circa il teschio, a seguito delle analisi da lui condotte sulla struttura della sua mascella e dei suoi denti : “…dalle dimensioni del palato e dall’espansione dell’area assegnata alle radici dei molari, sembrerebbe che ER 1470 abbia ritenuto una faccia ed una dentizione dalle dimensioni del tutto uguali a quelle dell’Australopiteco.”

Alan Walker, professore di antropologia alla John Hopkins University, che ha studiato il KNM-ER 1470 almeno quanto Leakey, sostiene che questa creatura non dovrebbe essere inclusa tra altre specie umane come l’Homo erectus o l’Homo rudolfensis, ma piuttosto messa nel genere Australopiteco. In breve, le classificazioni del tipo Homo habilis o Homo rudolfensis, che si è cercato di raffigurare come la forma di transizione tra l’Australopiteco e l’Homo erectus, sono del tutto immaginarie.

Come ormai è ammesso dalla maggioranza dei ricercatori, queste creature sono tutti membri del genere Australopiteco. Tutte le loro caratteristiche anatomiche indicano che questi esseri erano tutti varie specie di scimmie. Questo fatto è stato reso ancora più evidente dagli studi fatti dagli antropologi evoluzionisti Bernard Wood e Mark Collard, e pubblicati sulla rivista Science nel 1999. Dove hanno dichiarato che le categorie Homo habilis e Homo rudolfensis (le specie del teschio 1470) erano immaginarie, e che i fossili inclusi in quelle categorie dovevano essere studiati invece come appartenenti al genere Australopiteco : “…Di recente,delle specie fossili sono state assegnate al genere Homo sulla base delle sole dimensioni del cervello, di illazioni sulla capacità del linguaggio e funzionalità delle mani, e di predizioni circa la loro abilità nel passato di forgiare degli utensili di pietra.

Con solo poche eccezioni, la definizione e l’uso del genere Homo, all’interno della evoluzione umana, e la demarcazione dell’Homo, sono state trattate come se fossero scevre da problemi. Ma i criteri su adottati sono adeguati e fattibili, ed è questo l’uso corretto della categoria genere? Noi forniamo una panoramica della categoria genere e dimostriamo che dei dati recenti, delle nuove interpretazioni delle prove esistenti, e le limitazioni proprie della documentazione paleoantropologica, invalidano i criteri esistenti per attribuire delle categorie al genere Homo… Indipendentemente da qualsiasi definizione formale, in pratica i fossili della specie degli ominini sono assegnati al genere Homo sulla base di uno o più su quattro criteri …Ed è adesso evidente, però, che nessuno di questi criteri è soddisfacente. Decidere rischiosamente solo sulla base dei limiti delle dimensioni del cervello è problematico, dato che la capienza assoluta del cranio è di un dubbio significato biologico.

E vi sono anche prove convincenti che la funzione del linguaggio non può essere attendibilmente desunta dal solo aspetto fisico del cervello, e che le parti del cervello preposte al linguaggio non sono così ben localizzate, come degli studi precedenti avevano fatto capire …In altre parole, con i campioni degli esemplari di Homo abilis e Homo rudolfensis a lui assegnati, il genere Homo non è un genere giusto. Pertanto dal genere Homo devono essere rimossi l’Homo abilis e l’Homo rudolfensis (ovvero Homo abilis in senso lato, per quelli che non sono d’accordo sulla suddivisione tassonomica de “l’Uomo primitivo ”). L’ovvia alternativa tassonomica, cioè trasferire una o ambedue le categorie ad uno dei già esistenti primi generi degli ominini, non è senza problemi, ma noi raccomandiamo che, per il futuro, sia l’Homo abilis che l’Homo rudolfensis dovrebbero essere trasferiti al genere Australopiteco.” La conclusione a cui sono arrivati Wood e Collard conferma ciò che abbiamo detto finora : Non vi sono progenitori primitivi dell’uomo nella storia.

Le creature che si è cercato di dare ad intendere che fossero tali progenitori, in effetti sono solo delle scimmie, che dovrebbero essere considerate come Australopitechi. La documentazione sui fossili dimostra che queste specie estinte di scimmie non hanno alcun legame evolutivo con il genere Homo, la specie umana che d’un tratto compare in tale documentazione.

Sahelanthropus Tchadensis

Una delle scoperte più recenti, che contraddice le affermazioni della teoria dell’evoluzione per quanto riguarda l’origine dell’uomo, è un fossile trovato nel Chad, nazione dell’Africa Centrale, nell’estate del 2002. Questo fossile, chiamato Sahelanthropus tchadensis, ha suscitato un vespaio nei circoli evoluzionisti. Nel resoconto della scoperta di questo fossile, pubblicato sulla famosa rivista Nature, si ammette che “Un teschio appena trovato potrebbe mandare a fondo le nostre idee sulla evoluzione umana.” Daniel Lieberman, della Harvard University ha detto che questa nuova scoperta “avrà lo stesso impatto di una piccola bomba nucleare.”

Forma_transitoria-004La ragione di ciò è che, secondo i criteri correntemente adottati dagli evoluzionisti, questo fossile, nonostante abbia 7 milioni di anni, possiede una struttura più somigliante ad una struttura umana di quella delle scimmie del genere Australopiteco che hanno 5 milioni di anni, e che gli evoluzionisti affermano siano i più antichi progenitori dell’uomo. Questo ha dimostrato che le relazioni evolutive tra queste specie estinte di scimmie, costruite ad arte su basi estremamente soggettive e preconcette sulla similitudine con l’uomo, erano del tutto inventate.

In un articolo dal titolo “Oldest Member of Human Family Found (È stato trovato il membro più antico della Famiglia Umana),” pubblicato nell’edizione del 11 luglio 2002 della rivista Nature, John Whitfield ha confermato questo punto di vista citando uno scritto del paleontologo evoluzionista Bernard Wood, della Gorge Washington University : “…Quando mi iscrissi alla scuola medica nel 1963, l’evoluzione umana era raffigurata come una scala. Che saliva dalla scimmia fino all’uomo, attraverso una sequenza progressiva di forme intermedie, ognuna con meno caratteristiche di scimmia della precedente … Ora l’evoluzione umana sembra un cespuglio …Come (i fossili) sono in relazione l’uno con l’altro e quali, sempre che ve siano, sono fossili di antenati dell’uomo, è ancora una questione dibattuta.” Per quanto riguarda il fossile appena trovato, sono di grande importanza i commenti di Henry Gee, editore della rivista Nature, ed eminente paleoantropologo.

In un articolo pubblicato sul quotidiano The Guardian ha così accennato al dibattito sul fossile: “…Quale che sia il risultato, il teschio dimostra, una volta per tutte, che la vecchia idea di un “anello mancante ” è una fesseria …E dovrebbe ormai essere chiaro che l’idea stessa dell’anello mancante, sempre incerta, è ora completamente insostenibile.”

Orrorin Tugenensis

Scoperto nel 2000 e descritto come “L ’Uomo del Millennio ”, l’Orrorin tugenensis (Orrorin = “uomo originale ” //tugenensis = zona della scoperta : Tugen Hills, in Kapsomin, Kenya) è una specie che si basa su dodici piccoli fossili. I ricercatori Francesi che hanno scoperto i fossili, Martin Pickford (del Collège de France) e Brigitte Senut (del National Museum of Natural History, Parigi) affermarono che gli esseri di questa specie camminavano su due gambe. Ma questa opinione non è stata del tutto condivisa dagli evoluzionisti, che, per la maggior parte, pensano che tali esseri non avrebbero potuto camminare come un bipede. Il Professor Leslie Aiello, dell’Università di Londra, pensa che l’affermazione che la specie fosse in effetti bipede non ha un valido fondamento, ed anche che la specie può essere forse il progenitore delle scimmie, ma non dell’uomo.

Stando così le cose gli evoluzionisti, che avevano sperato di poter considerare il fossile come un fossile umano, dovettero rinunciare anche a quanto affermato sul fossile Lucy – su cui avevano già basato molto della loro propaganda. E questo perché i ricercatori che avevano scoperto l’Orrorin tugenensis fecero sapere che, in termini morfologici, questa specie era più vicina al genere Homo che al genere Australopitecine, ovvero più vicina all’Australopithecus afarensis, a cui appartiene Lucy, e all’Australopithecus amanensis. I ricercatori sostengono che l’evoluzione non può naturalmente aver funzionato a ritroso, e consigliano pertanto che il genere Australopithecus venga rimosso dall’albero della famiglia. In conclusione, nelle pubblicazioni pertinenti l’Orrorin tugenensis è stato raffigurato come un altro fossile, creando così solo confusione nell’albero della famiglia degli evoluzionisti, e mettendo questi ultimi di fronte ad un altro terribile dilemma.

Il nuovo fossile da Giava, Sm4

Un fossile consistente nel calvarium (calotta cranica) e datato nel Periodo Pleistocenico (da 1,8 milioni a 10.000 anni) fu trovato nella regione del Sangbungman in Indonesia. I ricercatoti evoluzionisti sostennero che questo teschio, con uno spazio adatto a contenere il cervello di 1.006 centimetri cubici, era una forma transitoria dai presunti progenitori primitivi dell’uomo fino agli esseri umani moderni. Fu affermato che questo fossile, a cui fu assegnata la sigla Sm4, fosse una forma di transizione evolutiva tra gli esemplari dell’Homo erectus (Sangiran and Ngangdong) precedentemente scoperti in Giava. Fu inoltre asserito che una importante caratteristica del fossile Sm4 era che l’area del suo tronco encefalico fosse più realistica di quella degli altri esemplari Giavanesi, somigliando sotto questo aspetto più a quella dell’Homo sapiens.

Forma_transitoria-003Ma comunque queste affermazioni degli evoluzionisti erano tutte basate su pregiudizi. Gli evoluzionisti descrivono i fossili dell’Homo erectus come esseri umani primitivi, e li identificano nelle cosiddette forme transitorie del loro immaginario albero della famiglia umana. Ma la verità è, comunque, come già è stato dimostrato nei capitoli precedenti, che vi sono prove che l’Homo erectus era in vita, come essere umano, nello stesso periodo dell’Homo sapiens. E si stimò, inoltre, che il cranio, il cui volume fu calcolato fosse di 1.006 centimetri cubici, aveva tutte le sembianze di appartenere ad un uomo maschio, giovane o di mezza età.

Considerando che il cranio di una scimmia non supera i 650 centimetri cubici, ciò significa che apparteneva senza dubbio ad un essere umano. Le sue arcate sopraccigliari avevano delle dimensioni ragionevoli, anche per un uomo moderno. Al punto che, se questi fossili fossero in vita oggi ed a passeggio in un’area affollata, vestiti con abiti moderni non attirerebbero l’attenzione di nessuno.

Malgrado fosse lui stesso un evoluzionista, Kenneth Mowbray, un paleoantropologo del Museo Americano di Storia Naturale che li ha studiati, si oppone alla classificazione dei fossili Sm4 come forma di transizione, affermando che le differenze riscontrate nel fossile del teschio Indonesiano sono dovute alle naturali variazioni che si notano in qualunque specie.

Mowbray descrive così questa sua interpretazione sul sito Web della rivista National Geographic : “… Se si guardano le popolazioni moderne, si notano persone con dei crani corti e rotondi, ed altre con crani lunghi e stretti; queste sono le normali variazioni riscontrabili in qualsiasi popolazione.” In breve, le illazioni degli evoluzionisti riguardo il fossile Sm4 non hanno alcun fondamento scientifico. L’Sm4 è un fossile di un essere umano, e non quello di una forma di transizione.

Ardipithecus Ramidus Kaddaba

Nel 2001, Haile Selassie, un antropologo dell’Università della California, affermò che il fossile da lui trovato in Etiopia era il primo progenitore dell’uomo. Gli fu dato il nome di Ardipithecus ramidus kaddaba e, stando alle apparenze, sembrò che rappresentasse quella creatura mezzo uomo e mezzo scimmia che gli evoluzionisti avevano sperato di trovare durante gli ultimi 150 anni. Questa scoperta, annunciata nelle edizioni della rivista Nature del 12 luglio 200, e della rivista Science del 13 luglio 2001, fu anche riportata in altre riviste come Time. Vi erano, comunque, diverse contraddizioni nei resoconti concernenti il fossile, ed anche gli evoluzionisti accettano l’idea di un dibattito per accertare se questa creatura si debba considerare una forma transitoria nella cosiddetta evoluzione del genere umano. Ad esempio, in un articolo dal titolo “Return to the Planet of the Apes (Ritorno al Pianeta delle Scimmie),” Henry Gee, capo redattore alla rivista Nature, dove furono pubblicati i risultati di questa ricerca, affermò che tale descrizione, basata su quei resti fossili, era discutibile : “…La designazione dell’Ardipithecus ramidus kaddaba come sottospecie sarà oggetto di discussione.”

Ciò nondimeno, si continuò a descrivere il fossile come una forma primitiva dell’essere umano, basandosi unicamente sui pregiudizi evoluzionisti, ed a considerarlo appropriato per colmare lo spazio vuoto nell’albero evolutivo della famiglia umana. Nella sua critica, Henry Gee spiega che queste interpretazioni evoluzioniste non hanno corrispondenza nei fatti. Ed afferma che, nell’osservare queste ossa, ci si accorgeva che vi erano diverse possibilità per decifrare lo stile di vita ed il comportamento di queste creature, ma che comunque nessuna conclusione sarebbe stata scientificamente soddisfacente : “…Io dubito che lo status di queste creature possa essere chiarito con un’ipotesi accettabile da tutti.” In breve, questi fatti rivelano chiaramente che la presunta relazione evolutiva tra l’uomo e la scimmia non ha alcun fondamento. Segue un esame delle incoerenze ostentate dagli scienziati evoluzionisti riguardo questo fossile :

1) – Le ossa furono trovate a molti chilometri di distanza l’una dall’altra, ed in epoche differenti : Il fossile consiste di sette frammenti ossei e quattro denti. Basandosi su un singolo frammento di un dito del piede, in un articolo della rivista Time si affermò che la creatura “camminava in posizione eretta.” Nell’ultima delle 8 pagine dell’articolo, però, si specificava che il dito era stato trovato a 16 chilometri di distanza dalle altre ossa. E se si esamina il rapporto originale, pubblicato sulla rivista Nature, viene rivelato che “Finora, 11 esemplari di fossili ominidi sono statti rinvenuti in cinque località diverse, da quando il primo (una parte di una mandibola) fu trovato da Alayla nel 1977.” Il frammento del dito fu scoperto nel 1999, ed è di seicentomila anni più recente delle altre ossa.In altre parole, tutte le ossa che furono trovate non appartengono allo stesso essere, e neppure ad esseri che vissero nella stessa epoca ! L’interpretare delle ossa messe insieme in tal modo, facendo illazioni sulle caratteristiche di un qualche essere vivente, e cercando di posizionare tale essere in un posto qualunque della evoluzione umana, non è altro che dare delle false informazioni, e non ha niente a che fare con la scienza.

2) – La struttura dentaria del fossile contrasta con l’immaginario albero della evoluzione umana : Morfologicamente parlando, l’Ardipithecus ramidus kaddaba viene considerato come facente parte del gruppo Ardipithecus, dato che presenta alcune similitudini con l’Ardipithecus ramidus trovato nel 1992 da Tim White. Ma la struttura dentaria del fossile è incompatibile con un simile raggruppamento poiché il fossile è di 1.5 milioni di anni più antico di quello scoperto nel 1992. E comunque, come viene affermato sulla rivista Time, i denti vecchi di 4.4 milioni di anni del ramidus hanno più caratteristiche scimmiesche dei denti vecchi di 5.8 milioni di anni del kaddaba. In altre parole, i denti del fossile più giovane appartengono di più alle scimmie che i denti del fossile più vecchio.

Ma secondo la teoria dell’evoluzione, le caratteristiche delle scimmie dovrebbero tendere a scomparire, col trascorrere del tempo. Questo fatto, che per gli evoluzionisti viene considerato insignificante, è invece in effetti importante al fine di rivelare che la cronologia dell’immaginario uomo-scimmia è piena di incongruenze. Donald Johanson,professore di antropologia e direttore dell’Istituto delle Origini Umane dell’Università dello Stato dell’Arizona, così si riferisce riguardo la preconcetta classificazione che si sta facendo: “…quando si mettono insieme dei fossili vecchi di 5.5 milioni di anni, con altri fossili vecchi di 4.4 milioni di anni, come se fossero membri della stessa specie, non si prende in considerazione che questi potrebbero essere come rami su di un albero. Invece ci si sforza di mettere tutto su una linea retta.”

3) – Questa creatura è una specie estinta di scimpanzé : Alcuni evoluzionisti considerano l’Ardipithecus come un anello nella catena tra esseri umani e scimmie. Henry Gee, comunque, dice che questo fossile somiglia molto più ad uno scimpanzé che ad un essere umano. In un articolo pubblicato nell’edizione del 13 luglio 2001 della rivista Science, Bernard Wood così commenta : “…È un errore essere dell’opinione che è necessario inserire a forza questo (fossile) o nella categoria dei progenitori umani o in quella dei progenitori delle scimmie.” Nella rivista Time vengono citate queste parole di Wood : “…Questo potrebbe essere il primo esempio di una creatura che non è possibile etichettare come progenitore dell’uomo o della scimmia. Ma ciò non lo rende certo l’ultimo progenitore comune a tutti e due. Credo che sarà molto difficile colpire nel segno.” Gli evoluzionisti cercano di raffigurare le specie estinte delle scimmie come componenti della catena tra esseri umani e scimmie. Questi esseri, descritti con il suffisso –piteco, che significa “scimmia senza coda ” in Latino, sono in effetti delle specie estinte di scimmie senza coda, e non costituiscono alcuna prova della evoluzione umana. I fossili descritti come i progenitori degli esseri umani sono in verità degli scimpanzè estinti.

Lucy, ad esempio, la più nota dei pitechi (Australopithecus afarensis ), ha un cervello delle stesse dimensioni di quello di una scimmia, le costole e la mandibola identiche a quelle dello scimpanzé, e le sue gambe e braccia dimostrano che camminava come loro. Ed anche il suo bacino è come quello degli scimpanzé. John Mastropaolo, riconosciuto come uno delle più eminenti autorità della scienza dei fossili nel mondo, ha studiato per suo conto le dita dei piedi, raffrontando quelle del kadabba con quelle dell’uomo, dello scimpanzé e dei babbuini. Il confronto effettuato da Mastropaolo si basava su criteri anatomici in una prospettiva matematica, che lo hanno portato a delle conclusioni molto diverse. Il fossile del dito non somigliava ad un dito di scimpanzé o di babbuini, e la somiglianza con le dita umane non era abbastanza. Le sue conclusioni vennero annunciate il 27 agosto 2002, ad una conferenza tenuta dalla Società Fisiologica Americana in San Diego, California. Nella parte finale dell’articolo affermò che era puramente ipotetico, l’aver identificato il dito come appartenente ad un progenitore evolutivo bipede: “Di conseguenza, l’oggettiva analisi sulla discendenza delle ossa fossili conferma che le conclusioni a cui erano arrivati Haile-Salassie e Robinson erano solo delle immaginifiche congetture.”

In conclusione, come viene affermato sulla rivista Nature, il fossile di Ardipithecus ramidus kadabba somiglia a quello di un scimpanzé e non ha niente a che fare con le origini del genere umano.

Fine parte settima – Continua

Articolo curato per Metamorfosi Aliene da Marco Saccenti

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