Un transgender alla Casa Bianca, l’omosessualità di Obama, le dichiarazioni di Joan Rivers e la sua strana morte. Lo scandalo che non colpirà la Casa Bianca.

Un’altra scure si abbatte, o potrebbe abbattersi se esistesse la libera informazione, su un Barack Obama già azzoppato dalle elezioni di midterm che hanno affidato ai Repubblicani la maggioranza in entrambe le Camere del Parlamento USA. Questa volta si tratta di un dibattito acceso nel web americano non solo sulla sessualità del Presidente USA, ma direttamente sul sesso della moglie. Sì, proprio così, Michelle Obama potrebbe non essere una donna.
Fino a ieri sembrava una notizia strana da relegare alle fantasie di repubblicani fanatici o alle paranoie di blogger “complottisti”: foto di Michelle Obama che ne mostrano le braccia muscolose, la struttura scheletrica della First Lady più simile a quella di un atleta di sesso maschile che di una donna, i lineamenti forse poco aggraziati, le dita delle mani che mostrerebbero un anulare più lungo dell’indice, esattamente come per i maschi, anziché il contrario… Quest’ultimo indizio viene ricondotto ad un articolo di Rebecca Coffey pubblicato il 1° luglio 2012 su Scientific American, secondo cui in una mano di un individuo di sesso femminile l’anulare potrebbe al massimo essere lungo quanto l’indice (in donne che incarnano una forte maschilità), ma potrebbe anche superarlo in persone androgine.

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La maggior parte degli elementi che dimostrerebbero la maschilità di Michelle (il condizionale in questo caso è più che d’obbligo) sono riportati in questo video (a voi lettori la valutazione):

Eppure la vicenda sembra uscire dalla zona d’ombra della paranoia quando quest’estate, il 2 luglio 2014, l’attrice e comica statunitense Joan Rivers fa una dichiarazione alquanto strana, soprattutto per la serietà del tono con cui pronuncia le sue parole. Ad un intervistatore che le chiede se gli Stati Uniti siano pronti per un Presidente donna oppure per un Presidente gay, la Rivers risponde:

“Abbiamo già un presidente gay, è Obama”.

Di fronte allo stupore dell’intervistatore, l’attrice spiega:

“Come, non lo sapete? Michelle Obama è una trans. Una transgender. Tutti lo sanno”,

senza perdere la serietà (qui la notizia riportata in italiano da RaiNews).

La notizia fa il giro della rete, il video viene mandato in onda dalla CNN. Alcuni la prendono come una battuta, l’ennesima trovata di un’attrice che ad 81 anni non ha perso la propria verve. La maggior parte dei commentatori nota però come il tono della Rivers non sia comico, ma serio, come se avesse detto una cosa per lei banale (“everybody know“). La Casa Bianca tace, nessuna dichiarazione. La Rivers, sotto gli occhi di molti e criticata dalla comunità transessuale per avere usato il termine inglese “tranny”, considerato un dispregiativo, sente di doversi giustificare per le sue parole. Ma non ritira le sue affermazioni su Barack Obama e la moglie, Michelle LaVaughn Robinson:

“Io penso che ciò che ho detto sia un complimento. Lei è così attraente, alta, con un corpo molto bello, un gran viso, un gran trucco”. Infatti “molte delle donne più belle sono transgender”.

biondaE a chi la accusa di aver decisamente oltrepassato il politically correct, risponde che scorretto è semmai “attaccare la mia persona perché sono anziana, donna, ebrea ed eterosessuale” (ancora RaiNews). Nessuna smentita, anzi.

Le sue parole, che sembravano avvalorare le indiscrezioni su Barack e Michelle (o Michael?), hanno assunto una importanza ancora maggiore però in seguito alla morte, avvenuta proprio poche settimane dopo, della stessa Rivers.
Il 28 agosto Joan Rivers entra al Mt. Sinai Hospital di New York per un’arresto cardiaco, avvenuto durante un’operazione esplorativa alla gola e all’intestino condotta il giorno stesso alla clinica Yorkville Endoscopy di Manhattan. Una operazione che non prevede normalmente particolari complicazioni. Eppure qualcosa va storto e le condizioni in cui arriva al Mt. Sinai spingono i medici ad indurre l’attrice al coma farmacologico. Uno stato in cui verserà fino alla sua morte il 4 settembre. Molte ombre però sono sorte proprio sulla sua morte ed in particolare su quanto successo alla Yorkville Endoscopy.
Ufficialmente secondo l’autopsia la Rivers sarebbe morta per una

“encefalopatia anossica causata da un arresto ipossico durante laringoscopia ed endoscopia gastrointestinale superiore con sedativi Propofol”.

In pratica, il cervello della Rivers sarebbe rimasto senza ossigeno per troppo tempo durante la doppia operazione a cui l’attrice è stata sottoposta, mentre era stata anestetizzata con il Propofol. La mancanza di ossigeno avrebbe causato l’arresto cardiaco. Qui però sono sorti i dubbi di molti, soprattutto della figlia Melissa che ha aperto una causa legale contro la clinica per la morte della madre. Secondo quanto dichiarato da un membro dello staff agli investigatori del Dipartimento per la Salute di New York, la dose di Propofol somministrata a Joan Rivers sarebbe stata di 300 milligrammi, decisamente superiore ai 120 necessari per l’anestesia (singolare che anche Michael Jackson sia morto per un’overdose di Propofol nel 2009). Un grave errore, se confermato, ma non il solo. L’11 novembre un articolo pubblicato sul Daily Mail a firma di Sarah Nathan riporta che la Rivers sarebbe stata sottoposta a tre operazioni, ossia una esofago-gastro-duodeno-scopia e ben due tentativi di naso-laringo-scopia, mentre era sotto Propofol: la prima condotta dal direttore medico della struttura, Lawrence Cohen, la seconda e la terza dal medico personale dell’attrice, la dottoressa Gwen Korovin, che aveva già condotto operazioni simili ad altre star con problemi alla gola come Celine Dion e Ariana Grande. La Korovin avrebbe eseguito anche una biopsia alla gola, senza però il suo previo consenso. Proprio questa operazione avrebbe portato le corde vocali dell’attrice a gonfiarsi, interrompendo il flusso dell’ossigeno ai polmoni e causando l’arresto cardiaco.
Secondo il Mail, la paziente aveva firmato solo per la prima operazione. Inoltre, lo staff della clinica ha accusato la Korovin di aver eseguito l’operazione senza il dovuto permesso della struttura, che avrebbe invece previsto solo l’intervento del suo direttore medico, e ha attribuito alla dottoressa la responsabilità dell’anestesia con il Propofol. Sia la Korovin sia Cohen sono accusati di non essersi accorti in tempo dell’arresto cardiaco della Rivers e di non essere intervenuti per porvi rimedio quando ancora potevano. Ad oggi, la Korovin non avrebbe fornito spiegazioni al suo operato né risposto alle dichiarazioni degli investigatori, perché secondo il suo avvocato ciò significherebbe violare la riservatezza professionale (ancora il Daily Mail dell’11 novembre). Il commentatore di Fox News Geraldo Rivera riporta queste parole del patologo forense Michael Baden, che spiega cosa succede in un caso come quello riscontrato dall’autopsia di Joan Rivers:

“Entro 10 secondi se il cervello non riceve abbastanza ossigeno, la persona sviene. Ed entro un minuto circa, ci saranno ulteriori danni al cervello, le cellule individuali moriranno se non torneranno immediatamente a ricevere ossigeno. La rianimazione cardio-polmonare diventa allora un fattore importante per determinare cosa sia successo a Joan Rivers e cosa si sia fatto per fermare il peggioramento in corso”.

Ma le stranezze continuano, perché prima che venisse reso noto il risultato dell’autopsia ufficiale, il 19 ottobre era sempre il Daily Mail a riportare in un articolo di Ashley Collman e Chris Spargo la contrarietà della figlia Melissa ad eseguire un’autopsia che accertasse se fossero stati errori medici ad uccidere la madre. Nello stesso articolo, si parla di un rapporto del Dipartimento della Salute di New York sullo Yorkville, in cui proprio l’aver dato accesso a personale medico non autorizzato compare tra le gravi negligenze della struttura, che se non saranno corrette porterebbero alla sua chiusura entro il 7 gennaio 2015. In realtà, il nome della Korovin non è riportato dagli investigatori che parlano di “personale non autorizzato”, ma sarebbe stata lei ad eseguire la nasolaringoscopia e quindi, si presume, anche la biopsia.

Sospetti, dubbi, silenzi, negligenze… nebbia su una morte non comune di una persona non comune. E che riporta alle sue dichiarazioni sulla sessualità di Obama e l’identità sessuale di Michelle, non smentite, quasi avvalorate da una morte troppo simile a quella di Michael Jackson. Di questo si sono occupati diversi commentatori e divulgatori “alternativi”, come Alex Jones (in questo video) e Chuck Bladwin. E Baldwuin scrive:

“Il fatto che la maggior parte dei colleghi di Joan NON l’hanno crocifissa per la sua affermazione che Michelle Obama sarebbe un travestito mi fa ritenere che tutti loro sapessero che Joan aveva detto la verità e semplicemente non hanno avuto il coraggio di dirlo. In più, lei era JOAN RIVERS: l’icona della quintessenza dell’intrattenimento di sinistra. La mia domanda è, se Joan Rivers avesse realmente raccontato la VERITÀ sugli Obama? E se fosse vero che Barack e Michelle (o il nome vero è Michael?) sono realmente omosessuali, che Michelle è realmente un uomo, e che hanno portato avanti finora la più grande frode politica nella storia degli Stati Uniti? La tempistica della morte della Rivers è una coincidenza incredibile, se non è vero. Questo è sicuro.”

gaypresidentDi altrettanto sicuro c’è anche che questo scandalo non colpirà mai la Casa Bianca. La morte della Rivers, pur con i forti sospetti e l’inevitabile legame con le sue dichiarazioni, verrà facilmente dimenticata… se già non lo è stata. Già diversi anni fa fecero scalpore le dichiarazioni dell’ex attivista democratico Larry Sinclair in merito ai rapporti sessuali che questi dichiarò di aver consumato con Barack Obama il 6 e 7 novembre 1999, quando il giovane senatore era ancora sconosciuto al grande pubblico mondiale. Synclair dichiarò anche, in una conferenza tenuta presso il National Press Club della capitale statunitense il 18 giugno 2008, di aver in quell’occasione consumato crack e cocaina con l’allora giovane rampollo democratico. In seguito, il suo libro “Barack Obama & Larry Sinclair: Cocaine, Sex, Lies and Murder” è stato definito “un’esposizione scioccante su un Presidente americano che fa apparire Bill Clinton, ed altre voci riguardo John F. Kennedy, minori in confronto” (parole di Victor Thorn, ricercatore e autore anche di libri su Bill e Hillary Clinton). Verità, diffamazione? Più che difficile a dirsi, ma lo scandalo non ha mai colpito l’attuale inquilino della Casa Bianca. Un inquilino che già da parte repubblicana è stato costretto a dover mostrare pubblicamente il suo certificato di nascita, il 27 aprile 2011, perché accusato di non essere realmente nato negli USA e quindi di non poter legalmente essere Presidente. Secondo il ricercatore Philip Berg, il piccolo Barack sarebbe stato un cittadino britannico nato in Kenya, e una volta Presidente degli USA si sarebbe scavato la fossa da solo rendendo pubblico un certificato di nascita che, ad una semplice analisi, risulta essere stato manomesso (vedi l’articolo di ReteVoltaire: http://www.voltairenet.org/article169790.html). Insomma, per parafrasare Alberto Roccatano, verrebbe da chiedersi: Chi si è inventato Barack Obama?

Personaggi che si alternano su un palcoscenico, i presidenti, le first lady, che non possono nemmeno vivere la loro sessualità senza doversi mascherare e mentire a se stessi ogni giorno, in cambio di un potere così effimero che uno scandalo ben congegnato potrebbe in qualsiasi momento spazzare via, rovesciando i salvatori in carnefici e viceversa. La storia recente ci ha mostrato che nemmeno i papi sono più Papi.
La storia degli uomini di potere ci mostra però, anche nei suoi piccoli anfratti, la storia possibile di ognuno di noi, perché forse in ognuno di noi si cela l’anelito all’esercizio del Potere e forse i nostri governanti rappresentano realmente uno specchio dei governati, del loro livello di coscienza. E mentre scrivo i notiziari trasmettono le immagini da Ferguson, dove è in corso una vera e propria guerra civile causata dalla ribellione dei cittadini USA-ensi di lontana origine africana, proprio quando un loro fratello siede al massimo vertice degli USA…

dea2Lontani dalla Natura, lontani da noi stessi, come matriosche che indossano maschere su maschere dimenticandoci di essere in realtà l’attore. Vestiti sin da bambini perché la nudità della natura è considerata brutta, immorale, frutto quindi di perversione e distorsione. Non c’è da sorprendersi se nella massima espressione della nostra società ci si possa fingere diversi solo indossando un vestito diverso.
Ho trovato allora utile, in questa ricerca, confrontarmi con una visione della vita diversa, come quella che proviene da un mondo a noi lontano, come quello della società russo-ortodossa. Vi riporto queste considerazioni del blogger Vineyard of the Saker, tradotte in italiano da Ortodossia Torino, che parlando della sessuomania occidentale, riflessa anche nei nostri mass media, scrive:

La colpa probabilmente dovrebbe (ancora una volta) andare al papato con la sua repressione malsana di tutto ciò che è sessuale, che a sua volta ha origine in un più sfortunato fraintendimento del dogma cristiano del peccato primordiale da parte di sant’Agostino di Ippona che, almeno, non aveva mai insistito sul fatto che tale interpretazione era quella corretta (il cristianesimo tradizionale non crede che il sesso di per sé sia male, ma solo che deve essere opportunamente incanalato e sublimato). Ahimè, le sue idee sbagliate su questo argomento sono state ulteriormente espanse in una lunga serie di insegnamenti, pratiche e dogmi centrati sul sesso (il celibato per i sacerdoti, la condanna della “carne”, la “Immacolata Concezione”, etc.) e, di conseguenza, questi insegnamenti di repressione sessuale hanno innescato una reazione formidabile che ha avuto inizio nel Rinascimento e si sente ancora oggi.

I gruppi successivi a peggiorare le cose sono stati i massoni, i vari movimenti rivoluzionari in Europa e, naturalmente, gli ideologi atei o apertamente secolari come Marx, Nietzsche, Freud e molti altri. Non voglio entrare nella storia patetica del femminismo, dei figli dei fiori, dei “diritti” all’aborto e tutto il resto del nonsenso di cui siamo stati nutriti, e non intendo discutere il ruolo della pornografia o i cosiddetti ‘diritti gay’. La mia tesi è questa: per quanto riguarda la sessualità, l’Occidente è ormai un caos globale in fase terminale. Non voglio nemmeno prendermi la briga di provare questa tesi. guardate voi stessi i tassi di divorzio, gravidanze adolescenziali, omosessualità, pedofilia, stupri, violenza coniugale, grossolano sessismo e violenza machista o, meglio, cercate di trovare qualcosa di sano in qualsiasi cosa legata al sesso in Occidente. Non c’è. Quindi dico di nuovo: in termini di sessualità, l’Occidente è ormai un caos globale in fase terminale.

Non sempre sacro e profano devono per forza camminare in direzioni separate. Di sicuro lo fanno dove una mente duale ha separato ciò che la Natura ha unito sin dai primordi, non prevedendo infatti una forma di Morale per i suoi figli. Che questa Morale sia quella “sacra” della proibizione e del peccato o quella “profana” che rende sacro il cosiddetto “peccato”, stiamo forse guardando due facce della stessa medaglia. E a volte, anzi spesso, per accedere all’Esistenza autentica (non la recita delle maschere) può essere necessario vivere fino in fondo i peggiori gironi infernali. Per aspera ad Astra.
Ma queste considerazioni appartengono a chi scrive e alla sua, cioè la mia, personale esperienza. Se le sentite vere fatele vostre, nel mio mondo non c’è copyright. Ad maiora.

J.C.

Autore:  Jacopo Castellini

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