“Nell’ospedale di Madre Teresa a  Calcutta, di fatto, varcate quelle mura la gente moriva senza cure mediche e medicine.”

Ormai è noto a tutti che troppo spesso, l’aggettivo umanitario, troppo spesso viene usato per nascondere nefandezze e disumanità.

“Umanitari”  sono persino le espulsioni dei Rom che servono solo a far vincere le elezioni ai partiti di destra e di sinistra; non dimentichiamo che, come scrisse Hannah Arendt nel suo La banalità del male, la tragedia della shoah iniziò proprio con le espulsioni degli ebrei, per poi, immediatamente dopo, trasformarsi nella tragedia umana che ben conosciamo. Il nazista Eichmann, giustiziato in Israele nel 1961, organizzatore di queste espulsioni, divenne in seguito l’organizzatore della soluzione finale ovvero dei viaggi della morte di milioni di ebrei verso i forni crematori.

“Umanitari” sono anche i campi profughi sparsi per l’africa, i cosiddetti  humanitarial spaces che servono solo ad arricchire dirigenti e amministratori senza scrupoli delle ONG i quali fanno ammassare, come animali e senza nessuna protezione, migliaia di persone spendendo un quarto del denaro messo a loro disposizione dai vari governi occidentali, e sottraendone i tre quarti che vanno a finire in parte nelle tasche dei “responsabili” che gestiscono queste organizzazioni “umanitarie” e in parte nelle borse dei ras locali.

“Umanitari” sono anche i campi profughi italiani gestiti anche da centri vicini a Cl di qui si sta occupando l’inchiesta su Mafia capitale. Ecc. ecc.. Frase aggiunta il 12 giugno 2015.

Per quanto riguarda il Vaticano, non dimentichiamo che il denaro che “con tanto amore” viene dato alle loro organizzazioni “umanitarie”, è preso dalle tasche degli italiani i quali, volenti o nolenti, versano l’8 per mille, o una parte di esso alla chiesa cattolica.

Sicuramente molte persone sono in buona fede quando affermano che Madre Teresa ha dedicato tutta la sua vita all’India e lo ha fatto per aiutare le popolazioni indiane, ma la verità, su questa persona che la chiesa di Roma ha beatificato, è molto diversa da ciò che ci viene propinato quotidianamente con la dottrina mediatica.

Linda Polman giornalista olandese, nel suo libro inchiesta L’industria della solidarietà, denuncia molte Ong cattoliche che usano il ricatto religioso: cibo in cambio di abiura di proprie convinzioni religiose e conversione al cattolicesimo. Fra questi “aiuti umanitari” spicca il caso della cosiddetta Madre Teresa di Calcutta. Scrive la Polman: «Ero a Calcutta quando era ancora viva e gestiva un ospedale. Circondato da mura altissime, era il terrore per i bambini che si sentivano dire: guarda che se non stai buono viene Madre Teresa e ti porta via. Di fatto, denuncia la giornalista, varcate quelle mura la gente moriva senza cure mediche e medicine. ( …) I finanziamenti che riceveva in cifre ingenti non li spendeva per l’ospedale ma li accumulava sul proprio conto».

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Oltre alla Polman altri giornalisti hanno denunciato questa ennesima menzogna giornalistica indotta dalle veline ecclesiastiche. Ad esempio Cristopher Hitchens, La posizione della missionaria; Alan Drew Nel giardino d’acqua. Sui pochi giornali italiani che denunciarono questa tragedia umana è scesa una cappa di silenzio assordante.

In verità, dal suo punto di vista, Madre Teresa non ha fatto altro che aderire all’assunto dottrinario cristiano: la Chiesa cattolica predica da circa 1600 anni, Agostino da Ippona docet, che tutto è inscritto da sempre in mente dei , e quindi cercare di curare è un atto di insubordinazione a ciò che il dio cristiano ha già deciso nella notte dei tempi. E dato che, sempre secondo la dottrina cristiana, la vita transeunte è morte e la morte è la vera vita, eterna, aiutare a morire i bambini indiani facendogli iniezioni con aghi infetti, fa parte dell’amore cristiano … no, non l’amore verso gli esseri umani, che c’entra, no, si intende unicamente l’amore verso il loro dio.

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A quelle persone che, in “buona fede”, credono nella santità di questa donna però consiglierei di fare una ricerca su questi crimini che vengono perpetuati nelle varie Chiese cristiane, leggendo magari Storia criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deshner. Poi se uno vuole continuare a credere anziché pensare, se si vuole fare di ciò che non è, ciò che è, bèh… francamente…

Ci sono testimonianze di fotoreporter che hanno visto “l’ospedale” di Madre Teresa. Queste persone hanno visto documentato cose terribili: «l’ospedale è un hangar con lettini messi in fila sui quali giacciono larve umane in attesa di morire, senza cure, senza assistenza, nella totale indifferenza, le suore a volte passano per fare iniezioni e usano la stessa siringa per diverse persone, i pochi servizi igienici sono latrine sporche. Madre Teresa diceva che il dolore unisce a Dio però quando stava male si curava in un lussuoso ospedale americano e i fondi che raggranellava durante i suoi viaggi promozionali servivano per fondare conventi per le sue suore che si occupano solo di convertire al cristianesimo e non per assistere ammalati e bambini». Scriveva S. Sollima, un reporter del The Guardian, in un commento su AgoraVox.

motherterryAnche Christopher Hitchens nelle prime righe del suo libro La posizione della missionaria narra un fatto raccapricciante, documentato nel suo documentario per ‘Channel 4’. Il documento mostra Madre Teresa che dice a un moribondo «Stai soffrendo come Cristo in croce, di sicuro Gesù ti sta baciando! », e lui che risponde «Per favore digli di smettere di baciarmi ». Questo fatto, che se non fosse per la drammatica verità potrebbe sembrare uno sketch comico, è emblematico perché descrive meglio di ogni altro la vera natura di Madre Teresa di Calcutta della quale, secondo quanto scrisse tempo fa il ‘giornalista’ Francesco Longo, non si deve assolutamente parlare male per non turbare le menti a mollo nell’idolatria per questa donna che aveva tra i suoi sostenitori il dittatore haitiano Baby Doc e che era da molti considerata, (come si può vedere nel video allegato) alla stessa stregua di una pericolosa criminale.

Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, in arte Madre Teresa di Calcutta in nome delle credenze cristiane sulla redenzione dei peccati attraverso il dolore fisico, lasciva morire senza cure i malcapitati che entravano nei suoi lazzaretti. Lazzaretti che i media compiacenti descrivevano come ospedali di alto livello. Dire, come hanno scritto alcuni giornali, che, Madre Teresa di Calcutta era «poco incline al trattamento del dolore» è un eufemismo. Come è una menzogna parlare di ospedali a meno che non si intendano nell’antica accezione medievale: ricoveri.

La suora albanese, premio Nobel per la pace nel 1979, come si può vedere nel video, non ha mai aperto un vero ospedale, nel senso che, anche lì, come in molti centri psichiatrici italiani dove vige l’ideologia basagliana, (sulla “leggenda Basaglia” leggi qui) i malati non venivano curati ma ci si ‘prendeva cura di loro’ nel senso che venivano considerati, tutti, come malati terminali. La missione della missionaria era quella di spedire più in fretta possibile le anime dei malcapitati, che entravano nella sua orbita, nel regno dei cieli dopo essersi purificati attraverso il dolore che la suora procurava loro con un eccezionale zelo religioso.

GianCarlo Zanon

da Brucia Babilonia

Le autorevoli riviste “The Lancer” e “British Medial Journal” hanno criticato pesantemente i «metodi da campo di concentramento praticati nell’ospizio». Ai moribondi non veniva fornito alcun trattamento per lenire il dolore. Questi venivano costipati in brandine sudicie, privati di ogni comfort. «Gli ospiti della casa di Madre Teresa erano in balia di suore sprovviste di competenza medica, incapaci di fare diagnosi e di rispettare le più elementari precauzioni igieniche. Alcuni medici che hanno visitato la struttura, come il dottor Robin Fox, hanno riferito di aghi di siringa usati e riusati su diversi pazienti, sulla cattiva qualità di cure e di cibo», ha scritto il “British Medial Journal”. «Tra i malati incurabili finivano spesso anche poveracci, che sarebbero potuti guarire con le cure appropriate, ma che finivano anche loro per morire a causa delle infezioni e dell’inedia», ha aggiunto “The Lancer”.
Perché con le donazioni Madre Teresa non ha costruito un vero e proprio ospedale, con letti, medici e attrezzature? Le azioni gratuite, come il trasferimento di malati in altre strutture più idonee, o le visite di parenti e amici, erano state proibite da Madre Teresa. La sua unica vocazione era quella di imporre la sua dottrina antimaterialista. «Se accetti la sofferenza e la offri a Dio, ti darà gioia. La sofferenza è un grande dono di Dio», amava ripetere. Lei si opponeva alle cure mediche. Credeva fermamente che l’unica cura per i malati fosse la fede nei miracoli di Dio. «Molti volontari che si sono recati a Calcutta sono tornati terribilmente disillusi da quell’angolo di mondo che è stato presentato a tutti come il regno dell’amore», ha scritto il giornalista d’inchiesta britannico Christopher Hitchens. Anche per questo motivo Madre Teresa non ha mai finanziato la costruzione di un solo ospedale. La sua opera di carità si limita ad aver fondato e diretto un piccolo ospizio per moribondi (quaranta posti letto): il Nirmal Hriday.

Da Left

Anjëzë Gonxhe Bojaxhiua, in arte Madre Teresa di Calcutta, aveva deciso di intendere in stretto senso etimologico la parola ospedale: “luogo dove alloggiano gli ospiti”. E lei accoglieva questi “ospiti” un po’ malandati nei suoi lazzaretti, in attesa che si decidessero una buona volta ad intraprendere la tappa finale verso la vita … eterna. Intanto si arricchiva con le donazioni dei soliti noti che avevano urgenza di scaricare coscienza e tasse. Left in edicola di questa settimana (n. 19 – 2015) ci rinfresca la memoria con un’intervista al giornalista Martín Caparrós firmata dalla ormai mitica Simona Maggiorelli:

Abbiamo parlato di uso politico della fame ma c’è anche un uso religioso. Nel suo libro lei denuncia la rassegnazione favorita, per esempio, dall’induismo e dalla religione cattolica.

La religione approfitta delle persone che soffrono la fame: la fede in qualche modo serve a sopportare la fame. La religione ti offre facilmente un rifugio, non aspetta altro. Nel libro cito una frase di Madre Teresa di Calcutta che da questo punto di vista mi sembra straordinariamente chiara: «È bellissimo vedere i poveri che accettano la loro sorte, che la subiscono come la passione di Gesù Cristo. La loro sofferenza è di grande aiuto per il mondo.» Lo ha ripetuto più volte. Ecco trovo veramente inaccettabile questo incoraggiamento alla rassegnazione. Restare poveri, morire di fame rassegnarsi è bene perché la ricompensa è nell’aldilà. Questo è ciò che la religione vorrebbe imporci di pensare.

Premio Nobel per la pace nel 1997, Madre Teresa riceveva finanziamenti milionari e ascolto internazionale, ma come denunciò Christopher Hitchens nel libro inchiesta La posizione della missionaria (Minimum Fax) teneva questi soldi in conti esteri privati. Nel suo libro lei racconta di aver visto il suo “moritorio” dove la gente poteva morire in modo ordinato…

Sono stato a Calcutta nel 1994, lei era molto famosa E anche se aveva già fondato molti conventi nel mondo, non aveva costruito nessun ospedale. Nel suo “quartier generale” non offriva alcuna attenzione medica alle persone malate che aveva raccolto per strada. Anzi nel suo “moritorio” le persone morivano di patologie per le quali da anni non si muore più.

E questo accadeva per la sua ideologia. Ciò che era importante per lei, era che tu morissi bene, non che tu vivessi bene. E questo è davvero spaventoso. Madre Teresa usava l’aura di santità che era riuscita a ottenere: i santi possono dire quello che vogliono, dove e quando vogliono. Usava quel biglietto da visita per portare avanti le sue campagne: in primis la lotta contro l’aborto e la contraccezione.

Nonostante tutto questo ricevette fiumi di premi, donazioni, sovvenzioni per le imprese religiose. E non rese mai pubblici i conti della sua impresa. Ma è più facile chiudere gli occhi. Tanta gente preferisce pensare che fosse tanto buona. Oggi accade qualcosa di analogo con papa Bergoglio, che per altro è assai più potente. Così l’ex cardinale peronista, (1) che appare “tanto buono”, cerca di risollevare un’istituzione in caduta libera.

Articolo tratto da: IGIORNIELENOTTI

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