Tesina-comunismo-286x300Stephane COURTOIS
tratto da: Avvenire, 30.5.2000.

Ormai non si pensa più a una Norimberga rossa, ma la revisione storica è incompleta: un intervento di Courtois

L’autore del “Libro nero”: l’opinione pubblica è disinformata.
L’intervento che qui pubblichiamo di Stephane Courtois, lo storico francese che ha coordinato il famoso “Libro nero del comunismo”, è tratto dalla rivista “Nuova storia contemporanea”, in uscita nelle librerie e nelle eidcole a partire da oggi. Courtois analizza la vicenda del comunismo in Europa e si chiede a quale grado di consapevolezza sia giunta l’opinione pubblica del Vecchio Continente rispetto al totalitarismo di marca comunista che ha caratterizzato il XX secolo.
Sul nuovo numero della rivista, edita da Luni e diretta da Francesco Perfetti, compaiono anche interventi di Sergio Romano sui totalitarismi, di François Feito sull’eroe ceco Masaryk, di Giuseppe di Feo sul dibattito fra gli storici a proposito del Concilio.

Il comunismo è stato uno dei maggiori fenomeni storici del XX secolo. Nel corso di più di settanta anni, nel mondo intero, esso ha toccato tutti i campi della vita di numerose nazioni: politico, economico, sociale e culturale. Esso ha avuto anche un impatto considerevole, e spesso decisivo, sulla vita internazionale. C’è dunque una sfida per gli storici, quella di cominciare a stabilire e analizzare l’impatto del comunismo in tutti i campi e di riunire i primi elementi di un bilancio globale.

Questa scommessa deve essere accettata. L’Europa e il mondo non possono impegnarsi nel terzo millennio senza gettare uno sguardo lucido su questo terribile XX secolo di ferro e di fuoco e su uno dei suoi più tragici fenomeni: il comunismo. Per affrontare questo bilancio e valutare questo impatto, io suggerirei tre modi d’approccio: la storia, la memoria, il giudizio.

urss_stalinePrima di tutto la storia. Gli studi storici sul comunismo non datano da ieri. Durante gli anni Venti e Trenta alcuni grandi precursori come Boris Souvarine hanno aperto la strada. Essi sono stati seguiti da altri pionieri come Robert Conquest e Richard Pipes. Eppure da dieci anni gli studi storici sul comunismo sono entrati in una fase nuova decisiva. In primo luogo essi sono caratterizzati da una rivoluzione documentaria provocata dall’apertura, più o meno larga, degli archivi dell’ex Unione Sovietica e dei Paesi dell’Europa dell’Est. Si può ormai accedere ai documenti interni del sistema comunista tanto che molte questioni tuttora oscure sono chiarificabili o in via di chiarificazione. Numerosi libri sono stati pubblicati a partire da questi archivi, per esempio il volume dello spagnolo Antonio Elorza sul Partito comunista spagnolo e il Komintern, od anche il volume del portoghese Josè Pecheco Pereira sulla vita di Alvaro Cunhal od ancora la pubblicazione in Italia delle tre grandi conferenze del Cominform dopo la guerra. Tutto ciò precisa moltissimo la nostra visione del fenomeno, ci spinge a presentare analisi sempre più pertinenti e che costringono a farsi un cattivo sangue tutti i nostri critici comunisti, che nel corso dei decenni si sono fatti beffe della nostra drammatica mancanza di documentazione.

Un secondo punto modifica in maniera singolare il nostro approccio al comunismo. Fino al 1991 un comunismo al potere, molto potente, esercitava sul campo scientifico, e in particolare sul terreno della storia del comunismo, una pressione enorme. Il comunismo era riuscito a creare in campo intellettuale un rapporto di forza largamente sbilanciato a suo favore e che pesava su tutti i ricercatori. Oggi, dopo il crollo del sistema comunista mondiale, questo rapporto di forza è venuto meno. Dieci anni fa non avremmo avuto la forza e neppure l’idea di scrivere il «Libro nero del comunismo». Oggi, ciò è possibile, anche se questo libro attira le critiche furibonde degli ultimi leninisti. La storia del comunismo è prima di tutto una storia del comunismo al potere e dunque del potere comunista. L’apertura degli archivi offre un’enorme possibilità di ricerca su questa questione, ma non dobbiamo dimenticare che la storia del comunismo è anche, in larga misura, la storia della resistenza delle società al comunismo, alla sua oppressione, al suo terrore. Una resistenza nascosta, sotterranea, che certe volte si richiamava al grande giorno, dopo Berlino nel 1953, alla Polonia e all”Ungheria del 1956, fino agli anni Ottanta alla rivolta finale e generale che fece cadere il muro di Berlino e il centro stesso del sistema a Mosca. E, beninteso, queste reazioni della società hanno avuto le loro ripercussioni su certe flessioni interne del sistema. Ora si tratta di sottolineare che il lavoro dello storico è ostacolato in permanenza da un negazionismo mascherato o palese, che tende a minimizzare se non addirittura a negare le realtà del comunismo. Questo negazionismo deve essere denunciato con forza ogni volta che si manifesta.

censuraIl secondo modo di approccio al fenomeno del comunismo è quello della memoria. Una corrente molto forte sia a favore dell’amnesia si manifesta tanto nell’Europa dell’Est quanto nell’Europa dell’Ovest. Ebbene, noi dobbiamo combattere l’amnesia. La memoria è uno degli elementi fondamentali dell’identità degli individui e dei popoli. La società europea non ritroverà né la sua identità né il suo equilibrio se cercherà di occultare la memoria della tragedia comunista. E prima di tutto perché il lutto delle vittime del comunismo sta appena per cominciare. Queste vittime debbono essere onorate e quindi elencate e chiamate per nome. Esattamente come la comunità ebraica europea ha potuto mettersi in lutto quando ha potuto parlare della sua tragedia, elencare e chiamare per nome tutte le vittime, Paese per Paese, giorno dopo giorno. È quest’opera che si deve intraprendere in tutti i Paesi nei quali il comunismo è stato al potere. A questo proposito vorrei ricordare l’Association Memorial di Mosca che ha cominciato questo enorme lavoro di censimento delle vittime e che lavora in condizioni difficilissime. E laddove, nelle società democratiche, esistono dei forti partiti comunisti, proprio là si dovrà cominciare a misurare le loro responsabilità, il loro grado di complicità politica e morale, e mostrare compassione per quelle vittime di cui, ancora a distanza di dieci anni, essi plaudono lo sterminio. Ora, ad Est come ad Ovest ci sono partiti che conservano il nome di comunista: in Francia, in Italia, nella Repubblica Ceca, a Mosca.

Come onorare la memoria delle vittime quando i carnefici o i loro eredi sono sempre in pista, o essi stessi al potere o come parte di qualche governo? È per questo che si impone il terzo approccio alla questione del comunismo: quello del giudizio. Certo, tutti comprendono che non si tratta di progettare un tribunale di Norimberga del comunismo. Le circostanze sono molto diverse. Il comunismo non è stato vinto all’epoca di una sconfitta militare. Esso ha subito una sconfitta storica di fronte alla democrazia e all’economia di mercato. Ma questa sconfitta non sembra affatto aver provocato conseguenze maggiori per i comunisti. In pratica nessuno dei processi auspicati da Vladimir Bukovskij ha avuto luogo e anzi molti vorrebbero che la questione del comunismo si chiudesse con un’amnesia generale fino al punto che l’amnistia si risolvesse nell’amnesia. Già nel corso degli anni Quaranta e Cinquanta, i maggiori intellettuali avevano affrontato la questione del comunismo. In seno al Congresso per la libertà della cultura, o a margine di esso, Raymond Aron, Hannah Arendt, David Rousset, Zbigniew Brzezinski, Albert Camus avevano già detto e scritto parole fondamentali sulla tragedia comunista. Ma chi le ascoltò? Perché la presa di consapevolezza della tragica realtà del fenomeno totalitario è stata così debole? È dunque molto importante che una larga opinione pubblica prenda oggi coscienza di questa tragedia. In questo fatto risiede, a mio vedere, la condizione principale per la riunificazione di una Europa che, grazie al comunismo, è stata amputata della Russia nel 1917-18, degli Stati Baltici e di una parte della Polonia e della Bessarabia nel 1939-41, dell’Europa dell’Est nel 1945-48.

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